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L’arte dell’Ottocento fiorentino protagonista della mostra “I macchiaioli e la pittura en plein air tra Italia e Francia” al Mastio della Cittadella di Torino

di Andrea Macciò
martedì 6 Febbraio 2024 · 11:08 · 6 min di lettura
L’arte dell’Ottocento fiorentino protagonista della mostra “I macchiaioli e la pittura en plein air tra Italia e Francia” al Mastio della Cittadella di Torino

 

 

Inaugurata sabato 3 febbraio al Mastio della Cittadella di Torino la mostra “I macchiaioli e la pittura en plein air tra Italia e Francia”. Un’analisi approfondita del cruciale movimento artistico che ha rivoluzionato la pittura italiana dell’Ottocento. La mostra mette in luce le innovazioni del movimento artistico nato in Toscana e considerato padre dell’arte en plein air, che anticipò con straordinaria modernità gli sviluppi successivi degli Impressionisti francesi.

L’esposizione presenta 80 opere di autori come Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati, Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi e Odoardo Borrani. Queste opere dialogano con quelle dei rappresentanti francesi della Scuola di Barbizon, evidenziando l’importanza di questo movimento per la nascita della pittura moderna italiana.

La mostra si articola in diverse sezioni, iniziando con la relazione dei Macchiaioli con la scena artistica francese e approfondendo le nuove tecniche legate al paesaggio, alla pittura di genere e storica. Le sette aree tematiche includono: Firenze 1850; I rapporti con la Francia; Il rapporto con i maestri; l’Accademia e il Purismo; Gli anni della sperimentazione; Il Risorgimento; Gli anni della maturità; L’eredità della Macchia. La mostra offre così uno sguardo completo sul contributo di questo movimento alla storia dell’arte italiana.

Le opere provengono sia da istituzioni pubbliche che da collezioni private.

Il movimento artistico dei Macchiaioli nasce proprio a Firenze presso il Caffè Michelangiolo, che oggi ospita un Museo dedicato a Leonardo da Vinci, e che tuttavia ospita ancora oggi eventi culturali e artistici legati all’attività del movimento pittorico toscano. Il Michelangiolo fu il primo “caffè letterario” di Firenze, nel quale si riunirono un gruppo di artisti in rivolta contro l’arte “classica” della vicina Accademia di San Marco: Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Odoardo Borrani, Adriano Cecioni, Serafino De Tivoli, Diego Martelli, Angiolo Tricca e molti altri. Come è noto, la definizione di “Macchiaioli” nasce come “impressionisti” con intento leggermente dispregiativo per identificare artisti che dipingevano usando grandi macchie di colore, senza ricorrere a un disegno sottostante, e che dipingevano prevalentemente en plein air.

Giovanni Fattori, Bovi al Carro, olio su cartone

La mostra ricostruisce in maniera chiarissima come in quell’epoca questo tipo di pittura di paesaggio, che oggi può apparire allo spettatore medio classica e quasi “accademica” rispetto all’arte contemporanea di tipo più concettuale, fosse uno stile apertamente rivoluzionario almeno in campo artistico, e che a volte sottendeva anche un approccio rivoluzionario in campo politico.

Le origini del movimento sono da identificarsi tuttavia nella cosiddetta “Scuola di Staggia” nata nella località nei pressi di Firenze nel 1854, un cenacolo di artisti dediti alla pittura di paesaggio nato su iniziativa di Serafino de Tivoli.

Quasi tutti gli artisti del movimento dei macchiaioli erano toscani o avevano saldi rapporti con la Toscana. Lo stesso Silvestro Lega nacque a Modigliana, che oggi si trova in Romagna, ma nel 1826 faceva parte del distretto amministrativo di Firenze. Di Firenze erano invece Giovanni Fattori e Telemaco Signorini. Quasi tutti avevano comunque fatto un passaggio presso l’Accademia: in qualche modo, sembra sia necessario confrontarsi nell’arte con la classicità e la tradizione, anche per contestarla o proporre un nuovo tipo di arte.

La storia del movimento è narrata anche attraverso le lettere e le scritte dei protagonisti.

Nella sezione dedicata all’influenza dei francesi della scuola di Barbizon, la mostra propone un’interessante selezione di opere del francese Jules Dupré, paesaggista non particolarmente noto in Italia che è considerato tra i maestri di autori più noti come Camille Corot e Theodore Rousseau. Secondo alcuni Dupré ha influenzato anche lo stile di Van Gogh, con il quale sembra abbia avuto un’intensa corrispondenza. Alcuni intravedono nella pittura dei macchiaioli anche l’influenza dello stile fiammingo.

In mostra presenti anche alcuni esempi della pittura di paesaggio piemontese, come la cosiddetta Scuola di Rivara.

Al “Caffè Michelangiolo” è dedicata una parte della seconda sezione, nella quale ritroviamo esposte le caricature degli artisti che lo frequentarono a metà dell’Ottocento.

Un’ampia sezione è dedicata agli “anni della sperimentazione” nella quale è protagonista il paesaggio toscano, dalle rive dell’Affrico o dell’Arno alle vedute di Settignano di Telemaco Signorini. Tra gli aspetti più interessanti, l’indagine sul rapporto tra la pittura dei Macchiaioli e la nascente fotografia. Se è vero che questi artisti tendevano a dipingere en plein air, è altrettanto noto che in molti casi l’opera iniziata all’aperto veniva completata in studio, e che gli artisti si interessarono anche alla nascente fotografia non per copiarla, ma per riprodurre i paesaggi fotografati in “soggettiva” studiandone gli effetti volumetrici e di luce.

Telemaco Signorini, Santa Maria Novella

La nuova “modernità” della pittura dei Macchiaioli si esprime anche nella rappresentazione della vita quotidianità, dell’intimità familiare o del ritratto. Tra le opere più interessanti, “Il corsetto rosso” di Silvestro Lega, interessante ritratto femminile che coglie con pennellate ampie e sicure l’atteggiamento e l’attitudine della donna rappresentata del dipinto.

Silvestro Lega, Il Corsetto Rosso, olio su tela Ph. Andrea Macciò

La mostra si conclude con alcuni esempi dell’influenza della “pittura della macchia” sul paesaggismo italiano di fine Ottocento.

Come la precedente mostra sull’impressionismo della scorsa primavera, lo spazio del Mastio della Cittadella ospita una mostra su un argomento di un certo richiamo per il grande pubblico senza gli artifizi multimediali che oggi sembrano essere molto di moda in questo tipo di esposizioni a discapito del contenuto, con un grande rigore scientifico nella selezione e con un’attenzione specifica anche a autori meno noti in Italia come Jules Dupré o a aspetti poco indagati come il rapporto tra i Macchiaioli e la fotografia.

Tra i meriti della mostra, quello di dimostrare come l’arte sia “tutta contemporanea” e che quello che oggi può apparire provocatorio o rivoluzionario tra non molti anni potrebbe diventare un “classico” che nuove generazioni di artisti metteranno sotto accusa o contesteranno

Interessante anche lo spazio espositivo, il Mastio della Cittadella, imponente struttura militare edificata a partire dal Cinquecento teatro del noto episodio di Pietro Micca nel 1706 e che attualmente ospita la collezione permanente del Museo Nazionale dell’Artiglieria.

Il mastio della Cittadella di Torino

La mostra resterà aperta fino al 1° aprile dalle 9, 30 alle 19, 30 nei giorni feriali e dalle 9 alle 20 nei festivi.

 

Andrea Macciò

 

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