Vai al contenuto

Nei giorni scorsi si è svolto il dibattito La Guerra “Prima” sulle radici del conflitto in Ucraina

di Luca Monti
venerdì 28 Aprile 2023 · 15:27 · 3 min di lettura
Nei giorni scorsi si è svolto il dibattito La Guerra “Prima” sulle radici del conflitto in Ucraina

Nei giorni scorsi, la sede del Partito dei Carc, ha ospitato un interessante dibattito geopolitico sugli antefatti della guerra in Ucraina e non a caso intitolato La Guerra “Prima”.

A presentare il dibattito, moderato dalla Segretaria Regionale del Partito dei Carc, Silvia Fruzzetti (cui si riferisce la foto sopra) è stata Olga Ignatieva, scrittrice Ucraina, ma soprattutto sopravvissuta alla strage di Odessa del 2014 che a tutti gli effetti possiamo dire essere stata una delle cause scatenanti di quel conflitto. Il dibattito è stato molto interessante, perchè ha aperto profondi interrogativi sul ruolo delle presunte democrazie occidentali, che anzichè mediare, ogniqualvolta nel mondo si presentano situazioni di tensione, preferiscono abbandonare il doveroso ruolo di arbitro imparziale, per abbracciare aprioristicamente la causa di una delle due parti, secondo il loro interesse del momento, diventando così a tutti gli effetti, esse stesse parti in causa. Nello specifico, certamente l’invasione di un territorio altrui da parte della Russia, è deprecabile, ma altrettanto deprecabile è compiere dei massacri etnici verso i propri Cittadini, appartenenti alla minoranza russofona, come è stato fatto, appunto, ad Odessa nel 2014 e come lo è anzi, forse ancora di più, da parte dell’esercito ucraino, l’uso di armi radioattive fornite dal Regno Unito, per stessa ammissione del Ministro delle Forze Armate di quel Paese, James Heappey, che proprio ieri l’altro 26 aprile, durante un discorso al Parlamento britannico, ha detto: “Abbiamo inviato all’Ucraina migliaia di munizioni Challenger 2 compresi proiettili perforanti all’uranio impoverito (…)  Queste armi sono ora sotto il controllo delle Forze Armate dell’Ucraina (AFU) (…) Il Ministero della Difesa britannico non monitora i luoghi da cui i proiettili all’uranio impoverito vengono sparati dall’AFU in Ucraina.”

Insomma, davvero un modo diplomatico di agire, da parte di una democrazia, che fornisce armi, oltretutto radioattive e senza monitorare né dove, né su quali obiettivi vengano usate, ad una delle parti in conflitto, senza porsi minimamente dunque l’obiettivo di mediare fra i due Paesi in conflitto. Ecco quindi che la testimonianza di Olga Ignatieva, ci appare degna di essere riportata, per far luce sulle tante zone d’ombra di questa guerra, che è la più grave in Europa dalla seconda guerra mondiale. Ci consoliamo pensando che comunque la consapevolezza degli Italiani, verso la necessità di non schierarsi, in questa guerra, sta crescendo e sta facendo emergere un’altra necessità quella di uscire da un’alleanza militare come la NATO, nella quale peraltro siamo solo subalterni, per poter adempiere compiutamente all’Articolo 11 della nostra Costituzione, che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Dubitiamo tuttavia che questo accadrà, perchè gli ultimi due anni, dimostrano che siamo in tutta evidenza, di fronte al “tramonto della democrazia”, in tutto il mondo, teorizzato nell’omonimo libro, dalla saggista statunitense-polacca Anne Applebaum.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *