Sei artiste giapponesi a Firenze
18 Aprile 2026 pubblicato in Piazza Arte
Si è conclusa, con un buon successo di pubblico, la mostra di sei artiste giapponesi, alla Sala dei Marmi del Parterre. Le sei artiste, hanno messo in evidenza la loro arte, dimostrando come l’arte abbatta le frontiere e riesca a diventare davvero universale. Tutte le sei artiste, infatti, hanno evidenziato il loro amore per Firenze, città dove hanno scelto di vivere, o comunque di trovare ispirazione artistica, tanto che molte opere sono un vero e proprio omaggio a Fiorenza, come ci piace chiamarla e come crediamo che nella loro visione amorosa, le sei artiste possano condividere come nome. Vediamo adesso un’opera per ciascuna artista.

L’opera nella foto sopra, si intitola: “Giochi d’acqua coi miei poliedri” un acrilico su tela di cm 70 x 10o realizzato nel 2023 da Keiko Araki. Si tratta di un’opera che acquista un valore sociale importante essendo l’artista, affetta da autismo e quindi l’arte diventa per lei, una vera e propria terapia. Dal punto di vista strettamente stilistico, quest’opera fra le altre dell’artista in mostra, ci è piaciuta, perchè, alle carpe Koi tipiche della tradizione nipponica, la giovane pittrice, classe 1993 ha abbinato dei poliedri, che ci mostrano la sua personalità e forse le sue aspettative artistiche. Apprezziamo quindi, il coraggio di questa ragazza nell’affrontare il giudizio del pubblico sulle sue opere, già da diverso tempo, avendo alle spalle diverse esposizioni anche a Firenze.

Il “Paesaggio Irreale” di Akiyo Takano, un dipinto circolare di 90 cm di diametro, ci è piaciuto per il rimando alla classicità rinascimentale dei tondi, unito ad un uso sapiente della tavolozza cromatica, che rende il paesaggio irreale, ma credibile, tanto che possiamo immaginare, che esso provenga da un’epoca remota del passato e persino del futuro.

Il “Passero su un ramo di prugno” di Bokuda Miho, è, a nostro avviso, l’espressione più tipica dell’arte giapponese fra quelle viste in mostra. Si tratta infatti di un acquerello su carta Washi, secondo lo stile tradizionale Gansai (顔彩) ma realizzato a gouache. La cosa interessante, è che fra le sei artiste Bokuda Miho, è forse, la più occidentale ed eclettica per gusti, essendo, ormai a pieno titolo fiorentina dal 2009 lavorando come restauratrice professionista di dipinti occidentali e cimentandosi con ottimi risultati nelle letture dantesche e nel canto gregoriano col coro “Viri Galilei”.

Il “Frutto della passione” ad olio su tela di Yumiko Kido, è un’esplosione di verde acceso, mitigato da macchie più scure, che rende l’idea della prosperità della natura e rende il frutto della passione, che spunta, ammiccante qua e là, una vera tentazione edenica, a sostegno dell’ipotesi di alcuni studiosi, che fosse proprio questo frutto e non la mela, quello oggetto dell’attenzione di Eva nel Paradiso Terrestre.

La “Città raggiante” di Natsumi Nakadate, è, invece un chiaro omaggio alla bellezza di Firenze, al quale purtroppo la luce ambientale, estremamente riflettente, non rende omaggio, anche se, per fortuna si riesce ad intravedere il punto di forza dell’opera, che è rappresentato dalla tridimensionalità della cascata della pescaia, che mette in evidenza, la forza vitale, nel bene e nel male, dell’Arno.

Il “San Michele Arcangelo” di Kiyoko Hirai, ci porta, invece, nel mondo della scultura sacra. L’opera realizzata nel 2025 quindi fra le ultime della vasta produzione dell’artista, è in bronzo a fusione a cera persa, interamente cesellata a mano, con l’aggiunta di ametista e cristallo di rocca, che danno alla scultura un tocco di solennità. L’espressione di San Michele, infatti, è quella del vincitore, come se il cristallo nella sua mano, a forma di uovo, che nella tradizione orientale, rappresenta la creazione, fosse un trofeo strappato al suo nemico Lucifero, nella battaglia angelica, come a dire, il Bene ha trionfato sul Male ridando Luce all’universo.
Articolo e Ph. Luca Monti