Si può fermare la deriva?
La mia è l’età dei bilanci…personali e collettivi. Si ripensa al passato in chiave critica: la cosa ha dei limiti, si rischia di considerare il passato migliore di ciò che è effettivamente stato. Va quindi sempre mantenuto equilibrio, per vedere le cose in una luce realistica.
Se guardo indietro vedo, per esempio, una sanità pubblica con gravi difetti (però almeno c’era): ma da tempo ormai si vede demolire il pubblico per favorire il privato. Depauperare il welfare state per incentivare la sfera privata a favore dell’oligarchia, a danno dei più: bella operazione…Vedo un’informazione certo non libera (non lo è mai stata), ma adesso lo è persino meno di prima. Vedo un atlantismo fuori tempo che ci manda in guerra (l’invio di armi ci rende co-belligeranti di fatto). Vedo un sistema giudiziario ridotto a un colabrodo (di fatto manca ogni deterrenza o prevenzione, e talvolta è la vittima a dover risarcire il fuorilegge: inoltre difendersi non è quasi mai considerato legittimo). Vedo che non si distingue più fra desiderio e diritto, si tende a considerare tutto lecito e non c’è chiarezza sulla differenza fra moralismo e morale. E’ una società barocca, dove l’importante è stupire: ostentazione e cattivo gusto vincono alla grande. C’è confusione su temi di geoingegneria e biotecnologia per esempio, difficile capire se le tecnologie rappresentino un’opportunità o una minaccia (occhio all’apprendista stregone…). Non si distingue fra progresso e sviluppo: eppure sarebbe semplice, basterebbe contare. Quanti esseri umani ricevono benefici da certe tecnologie, quanti vedono migliorare la qualità del loro quotidiano? Si chiama progresso, e ciò che conta è il numero dei soggetti che ne traggono vantaggio. Si tratta dell’eterno problema etico: come porre limiti ai rischi dello sviluppo scientifico/tecnologico (Einstein ci rifletteva parecchio nell’ultimo periodo della vita)? Quanto al sistema fiscale, continua a fare ciò che ha sempre fatto: tassare i meno abbienti e favorire l’evasione. Per non parlare di politica, che è il teatrino che è sempre stata (anzi peggio: chiunque va al governo gira tranquillamente con l’Agenda Draghi in tasca). Ma attenzione: si tratta di un teatrino della peggiore specie, non di Teatro. Il Teatro è cosa serissima, è il luogo dove “tutto è finto ma niente è falso”, come diceva Proietti. Eppure, sembrava che dal secondo dopoguerra in poi le cose potessero iniziare a migliorare davvero: e la mia generazione si sente delusa. Comunque, non si può mollare: altrimenti, non il percorso degli ultimi 70 anni ma degli ultimi 7.000 verrebbe vanificato. E’ la storia dell’umanità che deve procedere, certamente fra alti e bassi ma sempre puntando al miglioramento anche quando tutto sembra alla deriva: a dispetto delle difficoltà.
Sandra Massai Fallaci