Calcio Storico 2026 dal baratro delle semifinali all’epopea della finale il trionfo degli Azzurri riapre il dibattito
Era iniziata tra mille polemiche l’edizione del Calcio Storico Fiorentino 2026 a causa delle nuove regole, ideate sostanzialmente con l’intento di tutelare l’incolumità dei calcianti, impedendo ad esempio i pericolosi scontri ravvisabili nel due contro uno. Queste modifiche regolamentari, paiono non piacere ai protagonisti del sabbione. A detta di chi scende in campo, infatti, queste regole più restrittive rispetto al passato, non farebbero altro che creare un enorme nervosismo e vistosi squilibri tattici. Più regole, infatti portano inevitabilmente ad un maggior numero di sanzioni e se la bilancia dei fischi arbitrali tende a pendere più da una parte anziché dall’altra, l’andamento della partita ne esce indubbiamente compromesso. Certo, le espulsioni sono la naturale conseguenza in caso di violazione del regolamento, ma nel contesto del Calcio Storico, essere troppo fiscali porta inevitabilmente ad allontanare dal campo, troppi uomini contemporaneamente, non trattandosi propriamente dello sport più tranquillo e temperato del mondo. E
questo, è stato lo scenario si è palesato in entrambe le semifinali di questa edizione. Nel primo scontro, quello tra I Verdi e i Rossi la squadra di San Giovanni, si è ritrovata ben presto in netta inferiorità numerica sotto i colpi dei cartellini e dei ko tecnici e fisici accumulando uno svantaggio di 5 o 6 uomini tra infortunati ed espulsi. Questa clamorosa disparità, ha permesso alla squadra di parte Rossa, di passeggiare letteralmente per il campo e di arrivare a segnare cacce in totale scioltezza, con gli uomini dei Verdi, a terra costretti a guardare passivamente la superiorità dei rivali. La partita si è tramutata in una vera e propria carneficina, terminata con un tondo e umiliante 22-2 a favore della compagine che si allena all’Isolotto, che ha realizzato il record storico assoluto di cacce segnate, tanto da essere chiusa dall’arbitro con quattro minuti di anticipo, per manifesta superiorità dei Rossi. Ed anche questo aspetto, ha alimentato le polemiche, con chi non ha gradito questa decisione arbitrale, sostenendo che il Calcio Storico, già subisce una pressione turistica enorme sulle tribune, con grosse difficoltà per i fiorentini a trovare i biglietti, se non a costi altissimi e non si può introdurre anche il concetto di interruzione per manifesta inferiorità come nel Baseball. La stessa dinamica, si è ripetuta il giorno successivo, nella seconda semifinale disputata tra gli Azzurri ed i Bianchi, con questi ultimi falcidiati dalle espulsioni, come era accaduto per i Verdi e anche in questo caso la netta superiorità numerica ha fatto la differenza, con i Bianchi che pure erano partiti con un ottimo approccio alla gara, che sono stati letteralmente schiantati dagli Azzurri, con il risultato finale di 18 cacce e 1/2 a 4. All’indomani delle semifinali, il mondo del Calcio Storico, si è letteralmente spaccato in due, con pochissimi che si sono professati a favore delle nuove regole, nonostante l’intento teorico di tutelare l’incolumità dei calcianti. La stragrande maggioranza, tra tifosi, semplici appassionati e addetti ai lavori, si è, infatti, schierata apertamente, contro le nuove norme accusate di togliere spettacolarità alla competizione – dato che difficilmente in passato si erano visti divari di punteggio così ampi – e di innervosire inutilmente lo svolgimento delle partite. Il bersaglio principale delle critiche, è diventato soprattutto il presidente del Calcio Storico Fiorentino, Michele Pierguidi, molto conosciuto a Firenze, per il suo ruolo di presidente del Quartiere 2 ma anche in generale, tutto il Comune di Firenze. L’amministrazione, infatti, è stata accusata di aver trasformato – citando testualmente uno striscione esposto dal tifo dei Bianchi, in semifinale e ribadito da quello dei Rossi in finale – anche il Calcio Storico nell’ennesima tradizione, che serve principalmente a portare pecunia ed incassi nelle casse del Comune. E se alcuni storici protagonisti del sabbione, tra cui spiccano Riccardo Lo Bue, calciante rosso fino all’anno scorso, o l’alfiere della stessa parte Rossa, si sono schierati apertamente a difesa di chi ha redatto il nuovo regolamento, il presidente Pierguidi, si è, a sua volta, difeso pubblicamente facendo presente che le regole sono state attuate in stretta collaborazione e con il consenso dei rappresentanti dei quattro colori, un dettaglio che effettivamente ci risulta veritiero. Pierguidi, ha poi aggiunto che sì, le espulsioni hanno cambiato il volto delle partite ma se una squadra ne ha avute di più, è semplicemente perché ha giocato in modo meno pulito sul piano disciplinare, sancendo che a vincere sono stati, alla fine, i più forti sul campo. E se le dichiarazioni post-partita lasciano spesso il tempo che trovano, è altrettanto vero che i fatti della finalissima hanno dato parzialmente ragione al presidente del Quartiere 2. La finale tra gli Azzurri ed i Rossi, infatti, si è concentrata molto più sulla trama del gioco che sul massacro fisico, tanto che non ci sono state espulsioni per tutti i cinquanta minuti. Tutto lascia pensare che gli arbitri, pur di non surriscaldare gli animi in piazza, siano stati decisamente più clementi nei fischi, un elemento che ha giovato moltissimo alla fluidità ed allo spettacolo della sfida, ma è altrettanto vero che la partita è apparsa fin da subito molto più pulita e godibile rispetto alle prime due opache semifinali. Gli Azzurri, sebbene scendessero sul sabbione privati di nomi importantissimi per la squadra come Paolo Bologna, famoso boxeur e campione stimato nella sua categoria, hanno dato la chiara impressione di saper contenere e controllare il match, contro una vera e propria corazzata come quella dei Rossi, campioni in carica da ben tre anni consecutivi. Il miracolo è avvenuto grazie alla prestazione monumentale di un gigante come De Castro, sempre più leader e simbolo del nuovo corso della parte Azzurra. I ragazzi di Santa Maria Novella hanno comunque mantenuto un rendimento straordinario per una partita che è stata un testa a testa continuo, punto su punto e terminata con il pazzesco risultato di 19-18. Dati alla mano, questa è stata la finale più combattuta di sempre, proprio per l’elevato numero di cacce complessive, un tasso realizzativo che si sta alzando anno dopo anno. Adesso c’è da chiedersi seriamente se il futuro del Calcio Storico, rimarrà quello spigoloso e frammentato visto nelle semifinali, oppure se si cercherà di collaborare per rimanere su questa strada intrapresa, mantenendo direttori di gara più clementi nei fischi ma chiedendo contemporaneamente ai calcianti, di mantenere un gioco più pulito e rispettoso. Si tratta di un compromesso assolutamente possibile, soprattutto dopo lo splendido spettacolo a cui abbiamo assistito ieri. Ciò che viene da pensare è che, oltre a essere stata una partita storica di cui ricorderemo a lungo l’equilibrio, la finale potrebbe aver regalato un nuovo e luminoso inizio ad una tradizione secolare che, viste le premesse delle semifinali, sembrava quasi sul punto di morire, ma che la grande sfida di ieri, in Piazza Santa Croce, ci ha dimostrato essere più viva, accesa e fiera che mai. Se proprio dobbiamo fare un appunto, esso è rivolto al corteo dei figuranti, che non è disciplinato nei tempi, con personaggi che escono dal campo, prima del saluto al Magnifico Messere.
Si dirà che siamo dei puristi, ma la disciplina, è fondamentale in un corteo che si rifà, ad un esercito del ‘500 sia pure repubblicano. Complimenti sinceri comunque agli Azzurri di Santa Croce e sempre Viva Fiorenza! terminiamo con un breve video che riprende il gran finale dei fochi di San Giovanni, di ieri sera, inviatoci da un lettore.
Giacomo Gorgi
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