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Sabato 28 Ottobre a Foligno il convegno internazionale “Umbri progenitori d’Europa”

di Andrea Macciò
lunedì 23 Ottobre 2023 · 10:27 · 6 min di lettura
Sabato 28 Ottobre a Foligno il convegno internazionale “Umbri progenitori d’Europa”

Sabato 28 ottobre alle 16,30 presso la Sala Consiliare del Comune di Foligno si terrà il convegno internazionale di studi: “Umbri progenitori d’Europa- Il popolo de diluvio” nel quale interverranno Pierluigi Bonifazi, presidente dell’Associazione Umru e Phd in biologia e medicina sperimentale, e Andrea Agnetti, antropologo culturale ed etnologo.

Il palazzo comunale di Foligno

Rifondata nel 2022 dopo trent’anni, l’associazione Umru, si occupa di ricerche storiche, sociali e genetiche sulle origini delle popolazioni che abitano oggi la Valle Ternana e l’Italia Centrale, in generale. La genetica di popolazioni è quella scienza che studia, con estrema precisione e massima attendibilità, la dispersione e la diffusione dei popoli nel tempo e nello spazio.

 La Valle Ternana, per la sua posizione, è stata per secoli uno snodo fondamentale dei commerci fra centro-Europa e nord Africa e fra la costa tirrenica e la costa adriatica grazie alla presenza dei due fiumi Tevere e Nera. Il primo studioso a occuparsi delle origini celtiche delle popolazioni della Valle Ternana, è stato Manlio Farinacci, le cui ricerche furono a lungo osteggiate dall’archeologia e dalla storiografia “ufficiali”.

Il Nera presso Terni, PH. Andrea Macciò

Le ricerche genetiche condotte dal presidente dell’Associazione Umru, Pierluigi Bonifazi e quelle linguistiche e storico-sociali, confermano il legame degli Umru-Naharki, antichi abitanti di Terni, con le popolazioni di origine paleo-celtica, provenienti dalle steppe dell’Europa Centro Orientale, alle quali si sarebbero poi mescolate altre popolazione provenienti dall’area mediterranea. Imponenti tracce della cultura pagana degli Umru-Naharki, adoratori del Sole e devoti ai culti della fertilità, sono presenti ancora oggi nella Valle Ternana.

In provincia di Rieti, a Montenero Sabino, da alcuni anni è in corso una scavo archeologico che ha riportato alla luce il santuario pagano dedicato alla dea sabina Vacuna.

Santuario Pagano in Umbria. terzo secolo a. C.

Nell’Ottobre del 2022, in occasione del Capodanno Celtico, un altro convegno aveva indagato le possibili correlazioni genetiche ed etnico-linguistiche tra due importanti popolazioni preromane dell’Italia Centrale: gli Umbri e gli Etruschi.

In un’epoca nella quale si parla moltissimo, spesso a sproposito e senza la minima conoscenza dell’argomento (sovente con un intento di strumentalizzazione politica) delle “nostre radici” e della “cancel culture” il lavoro dell’associazione Umru e delle altre realtà che hanno collaborato alla realizzazione di questi appuntamenti culturali appaiono fondamentali per portare alla luce il patrimonio storico e culturale delle civiltà che abitavano l’Italia centrale prima della conquista romana e della cristianizzazione, come appunto gli Etruschi e gli Umbri.

Se all’eredità artistica e culturale degli Etruschi, pur se in un’ottica storicista che li vede in qualche modo superati dalla più “evoluta” civiltà romana, viene dedicata oggi una certa attenzione con studi, mostre e musei, su quella degli antichi Umbri e di altre popolazioni preromane è caduta oggi una vera e propria damnatio memoriae.

Antiche città fondate dagli Umbri, come Nequinum, ribattezzata poi Narnia dai romani, Vexa, città dedicata alla dea Valenza che oggi è identificata nei resti di Carsulae, e della stessa Terni, che secondo lo storico Melisso Sabino si chiamava Nahartika, si è infatti oggi cancellata la memoria, e nella vulgata corrente sono considerate città di fondazione romana.

Quella che viene insegnata oggi nelle scuole è ancora una storia scritta unicamente dai vincitori di quell’epoca.

Verso la fine dell’età del bronzo nell’Italia settentrionale si assiste ad uno spopolamento quasi completo dovuto probabilmente a un’epidemia di peste che colpì anche l’Europa: gli abitanti dalla Pianura Padana, ma anche quelli di oltralpe, iniziarono a spostarsi verso meridione per sfuggire a questa pestilenza, iniziarono anche a cremare anziché inumare i propri defunti, si diffuse così nel centro Italia una nuova cultura conosciuta come protovillanoviana.

Cartina che mostra l’estensione della “cultura villanoviana” in Europa centro-orientale e Italia

Queste genti, di una civiltà del Nord, parlavano una lingua conosciuta come il paleo-umbro, una lingua indoeuropea nata e sviluppatasi sulle Alpi insieme alla lingua paleo-celtica. Diversi studi pubblicati nel 2023 dai ricercatori dell’Università di Leiden in Olanda hanno teorizzato un’origine comune per l’antico umbro e il celtico.

Questi studi dimostrano una forte ed intensa somiglianza tra il paleo-umbro e il celtico. Tutto ciò trova riscontro anche negli studi di genetica.

Gli Umbri possono essere considerati i capostipiti del gruppo linguistico ed etnico ben definito che chiamiamo “osco-umbro” o “italico derivante dal ceppo indoeuropeo parallelo ai gruppi germanici o celti, e del quale secondo la tradizione storiografica deriverebbero i popoli preromani dell’Italia centro-meridionale come i Sabini, i Sanniti, i Piceni, i Bruzi e i Lucani. Ancora oggi è possibile identificare un ceppo linguistico affine nei dialetti dell’area centro-orientale dell’Italia: Umbria meridionale, Marche, Abruzzo, parte del Lazio, Molise.

Gli antichi confini del Ducato di Spoleto

Terre che nel Medioevo  erano unificate nell’antico Ducato di Spoleto, parte del Regno Longobardo d’Italia, che comprendeva il Sud delle Marche, l’attuale Abruzzo, l’Umbria del Sud e parte del Lazio.

Spoleto, capitale del Ducato longobardo, Ph. Andrea Macciò

La “cultura di Terni” e quella etrusca, appaiono oggi delle “regionalizzazioni” della cultura proto-villanoviana (termine coniato da Giovanni Patroni nel 1937) diffusa in Italia tra il 1200 e il 900 a.C. e  unificata dal rito di incinerazione dei defunti, che secondo molti studiosi avrebbe rappresentato una sorta di pre-unificazione culturale dell’Italia, con tracce diffuse in tutto il paese, in particolare nel Nordovest, in Veneto, in Umbria, in Lazio e nell’area centro-orientale del paese, ma anche in Toscana, in particolare nell’area di Chiusi e Saturnia.

Al convegno di Foligno interverranno anche Hovirag Lancioni, professoressa di Genetica delle popolazioni ed evoluzione molecolare presso l’Università di Perugia,  e Andrew Wigman, ricercatore di linguistica storica presso l’Università di Leiden in Olanda.

Un appuntamento nel corso del quale si cercherà di capire chi erano gli Umbri, da dove venivano, che lingua parlavano, che cultura avevano e quale eredità hanno lasciato nell’Italia di oggi, secondo un approccio multidisciplinare che mette insieme genetica, linguistica e scienze sociali, un incontro di grande interesse anche per ricostruire la complessità delle “origini” genetiche e culturali della popolazione che oggi abita l’Italia e del concetto stesso di “Italia” come territorio unificato da fattori linguistico-culturali.

Un convegno internazionale che ha il merito di portare alla conoscenza del pubblico studi che permettono di ricostruire le comuni origine genetiche, linguistiche e culturali delle popolazioni che oggi abitano l’Europa centrale e l’Italia.

 

 

Andrea Macciò

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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