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Stay with me. La montagna come spazio di risonanza A Torino un progetto espositivo che racconta la “walking art”

di Andrea Macciò
lunedì 15 Gennaio 2024 · 12:30 · 10 min di lettura
Stay with me. La montagna come spazio di risonanza A Torino un progetto espositivo che racconta la “walking art”

 

 

Il progetto espositivo Stay with me. La montagna come spazio di risonanzaè ispirata all’omonimo concetto proposto dal sociologo e pedagogista Hartmut Rosa nel suo “Resonance. A sociology of relationship of the world”.

Rosa, estremamente critico verso il modello di stabilità dinamica della società contemporanea, fondato sull’accelerazione, sulla logica dell’escalation in tutti gli ambiti dell’umano, sulla bulimia informativa, e nello stesso tempo verso il modello della decrescita e del rimpianto del passato, trova nel concetto di “risonanza” la relazione primaria dell’umano con il mondo, quella nel quale “soggetto e mondo si toccano in maniera reciproca e stimolati a vibrare, si trasformano contemporaneamente”. Il filosofo Paolo Costa scrive che risonante è lo stato d’animo in cui sprofondiamo lentamente mentre usciamo da una sala cinematografica o da un concerto, inebriati dalla sensazione che qualcuno o qualcosa abbia aperto in noi dei cassetti che non sapevamo di avere.

Lo spazio della montagna, con la sua distanza anche simbolica segnata dall’altitudine da una quotidianità segnata dalla chiacchiera di fondo di un discorso pubblico sempre più preda della bulimia informativa e di una polarizzazione sempre più estrema su tempi sempre meno rilevanti, resta il luogo eletto per liberarsi dell’eccesso di stimoli, condizionamenti simbolici e materiali che caratterizzano la nostra esistenza e cercare una dimensione più intima e autentica.

La mostra indaga pertanto come lo spazio della montagna attivi il fenomeno della “risonanza” e si ponga quindi in perfetta antitesi con quella “accelerazione” del mondo contemporaneo verso una società nella quale la realtà fisica diviene una pallida copia del Metaverso e dello spazio abitativo delle grandi città, che come descritto in un articolo comparso su Fiorenza Oggi nei giorni scorsi, più che in “smart city” stanno trasformandosi in prigioni a cielo aperto.

Il progetto espositivo confluirà nella grande mostra “A walking mountain” che sarà inaugurata nel novembre 2024. L’esposizione ruota attorno al concetto di “Walking art” un concetto pressoché sconosciuto in Italia che identifica tutte le pratiche artistiche che ruotano attorno alla pratica del cammino.

La scrittrice Rebecca Solnit colloca la nascita della Walking art intorno al 1960: oggi esiste un “Walking art network” che mette in correlazione tutti gli artisti la cui azione creativa ruota attorno al concetto di cammino, una pratica che va oltre i confini tra le forme d’arte conosciute.

Michael Hopfner: Rain to sea

Hamish Fulton e Richard Lang, walking artists

Nella mostra Stay Wth me è possibile confrontarsi con le opere di Michael Hopfner, walking artist austriaco nato nel 1972 che lavora con fotografie in bianco e nero, disegni, sculture, video, performance e installazioni nelle quali interpreta il tema dell’interazione dell’essere umano con la natura.

Il confronto tra il camminatore e gli spazi che attraversa è uno dei punti essenziali dell’arte di Hopfner, allievo del walking artist inglese Michael Fulton. L’arte di Hopfner è lontana da una visione romantica e idealizzata della natura e interpreta dal punto di vista dell’artista le controverse questioni ecologiche delle quali molto si discute oggi.

A Torino, Hopfner ha realizzato un lavoro inedito per la sua pratica artistica, partendo dalla fotografia analogica in bianco e nero realizzata durante gli attraversamenti delle Alpi Marittime, Carniche e Giulie nel 2020 (alcune delle immagini sono state scattate nel corso di una tempesta, la cosiddetta “Alex” del 2020).

Michael Hopfner, Rain to sea

Fotografie scattate su pellicola, e poi usate per un lavoro di assemblaggio video come frame analogici simili a quelli dei vecchi cartoon, video nei quali compare la mano dell’artista che interviene e sono evidenziati i segni e le tracce bianche che lo stesso disegna sulle immagini stampate con gessi bianchi. Il ritmo lento e l’atmosfera sospesa e silenziosa caratterizzano le video performance in mostra.

Magda Drozd: Chronicles of Loss

L’altra grande installazione presente è quella di Magda Drozd, un’installazione audiovisiva che si trova nel grande spazio centrale del primo piano.

Magda Road, installazione “Chronicles of Loss”

Magda Drozd è un’artista e curatrice sonora nata a Varsavia nel 1987 e che attualmente vive a Zurigo. Chronichles of Loss, invita il pubblico ad “accomodarsi” in un’area dove abbandonarsi a un assemblaggio di sonorità naturali, provenienti dall’area transfrontaliera italo-francese tra il cuneese e il Mar Ligure, quella dove ancora si parla occitano, e tracce scaricate dall’archivio “xeno-canto.org” che mette insieme tracce selvatiche originali. Mixate attraverso la tecnica della “sintesi granulare” le sonorità sono prima trasformate in immagini, lavoro che è possibile ammirare nelle tele esposte nello spazio esterno, e poi ricostruite nell’installazione sonora centrale. Come affermano i curatori della mostra “qua possiamo decidere di lasciare fuori la sovrabbondanza di significati, ragioni, valori, verità, paure e condizionamenti che abitano la nostra esistenza, per abbandonarci a una nuova e ignota relazione risonante con la montagna”.

Magda Droad, Chronicles of Loss

La parte centrale di “Stay with me” riesce in effetti a mettere in contatto il pubblico con la dimensione “metafisica” della montagna e ad astrarlo dai “suoni” di un mondo circostante che, al contrario di quelli mixati da Magda Droad, rilassanti ed evocativi, appaiono spesso cacofonici. La “salita” al luogo della mostra, che si trova sulla collina del Monte dei Cappuccini che domina la città di Torino, predispone a entrare nello spirito di “risonanza”. Forse la stanza dell’installazione centrale avrebbe potuto essere isolata dall’illuminazione esterna per aumentarne la potenza evocativa, ma non si può negare che la scelta espositiva riesca comunque a rendere appieno lo spirito che ha ispirato la mostra.

 

Sara Furlanetto e il progetto “Va sentiero”

Un’altra sezione, diffusa per i tre piani del Museo, è la documentazione fotografica a cura di Sara Furlanetto, che ha seguito il progetto che ha portato il team “Va sentiero” a percorrere tra il 2019 e il 2021 tutta l’Italia attraverso il sentiero Cai delle “Terre Alte”.

Sara Furlanetto

Quasi 8mila km tra il Friuli-Venezia Giulia e la Sicilia Occidentale. Le immagini di Sara Furlanetto restituiscono i volti, i paesaggi, i sentimenti delle persone che abitano “la spina dorsale” del paese, mostrandoci un’Italia di provincia appartata, contadina, rimasta fuori dai processi di omologazione estetica e culturale della cosiddetta globalizzazione e dai collegamenti delle principali vie di comunicazione stradale e ferroviaria. Uno studio fotografico che è anche uno studio antropologico e sociale del modello di antropizzazione dell’Italia della montagna, soprattutto di quella appenninica rimasta fuori dal circuito del turismo invernale, dopo il tentativo degli anni settanta del quale restano cattedrali nel deserto come la frazione di Marsia a Tagliacozzo.

Sara Furlanetto, maschera tradizionale della Barbagia, particolare

 

Le immagini di Sara Furlanetto sono state scattate in tutte le regioni italiane. Tra i ritratti più interessanti, quelli dei giovani che in questo periodo sono tornati a vivere in queste aree, alla ricerca di una modalità di interazione tra umano e natura diversa sia dal modello dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione a tutti i costi, sia da quello del rimpianto di un passato bucolico ben diverso dalle proiezioni idealizzate con le quali viene rappresentato da alcuni oggi.

Sara Furlanetto, Gran Sasso d’Italia, 2021

Riflessioni sulla mostra e la situazione oggi della mondo della montagna in Italia

La mostra “Stay With me. La montagna come spazio di risonanza” oltre ad avere il merito di far conoscere al pubblico italiano la walking art riesce a trasmettere molto bene anche il concetto di “risonanza” e la necessità di un rapporto diverso con la natura e il paesaggio per comprenderlo.

Particolare dal progetto fotografico “Va sentiero” di Sara Furlanetto
Sara Furlanetto, particolare del progetto fotografico Va Sentiero, provincia di Cuneo

Un aspetto molto significativo, non evidenziato nella mostra, è che le sia le opere di Furlanetto sia quelle di Hopfner sono stati realizzati tra il 2019 e il 2021: un periodo nel quale il mondo “urbanizzato” era paralizzato dalle restrizioni sanitarie, soprattutto in Italia, pervaso da una sorta di follia collettiva e nel quale il processo di “virtualizzazione” e di distacco dell’umanità dallo spazio fisico e naturale nel quale abita ha raggiunto il suo apice. L’Italia “contadina” e della montagna appenninica in particolare è stata sicuramente meno devastata dalla “tempesta” politica e mediatica di quel periodo, le relazioni personali e sociali non si sono deteriorate come nelle grandi città, le attività lavorative legate ai cicli agricoli e stagionali hanno continuato quasi indifferenti al resto. Pur non avendo svolto un reportage esaustivo come la fotografa di Va Sentiero, mi sono occupato in quel periodo di articoli a carattere turistico-ambientale e culturale sull’area appenninica ligure-piemontese (in assenza di eventi culturali di altro tipo) e si percepiva in effetti una sostanziale irriducibilità della vita connessa alla realtà fisica di quelle aree alla vita interamente virtualizzata che in quella fase era il periodo dominante.  A salvare queste aree, forse proprio la “risonanza” con l’ambiente fisico nel quale risiedono dei suoi abitanti?

Veduta della collina torinese dalla terrazza del musoe

Negli anni successivi, la montagna è stata nuovamente minacciata dai provvedimenti sulla “peste suina” che ne ha messo a rischio l’economia basata su turismo e allevamento familiare, a vantaggio delle aree turistiche balneari che erano state in difficoltà maggiore nel 2020-2021 e dell’allevamento intensivo della pianura, provvedimenti che denotano la scarsissima attenzione della politica di oggi a questo mondo. A salvare queste aree, forse proprio la “risonanza” con l’ambiente fisico nel quale risiedono dei suoi abitanti?

La sfida contro lo spopolamento della montagna passa esattamente attraverso la “risonanza” tra il rispetto per lo spirito arcaico e silenzioso di queste aree e la sua apertura alla contemporaneità, con la realizzazione di collegamenti fisici e informatici tra queste aree e il mondo, un approccio ben diverso da quello degli anni Settanta con la costruzione di abitati destinati a un turismo che non è mai arrivato, o a quello odierno della politica del selfie e dei suoi ponti tibetani.

La mostra “Stay with me. La montagna come spazio di risonanza” resterà aperta fino al 31 marzo 2024 presso il Museo Nazionale della Montagna di Torino con orario 10-18 dal martedì alla domenica.

Previsto un calendario di eventi collaterali come la due giorni di studi “Walkscapes” il 26/27 Gennaio, l’incontro con Michael Hopfner e il curatore Andrea Lerda “Il cammino come opera d’arte” intorno alla pratica della walking art alle 16 del 27 Gennaio, e “Cantalamissa” a cura di Luana Wojazczech Perilli, camminata con l’artista  e laboratorio di scultura e ceramica presso il bosco del Monte dei Cappuccini, nell’ambito di un progetto di mappatura dell’appennino e delle comunità umane che lo abitano. Fino a marzo, nell’ambito della mostra anche laboratori e attività didattiche.

 

Andrea Macciò

 

 

 

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