La comunità peruviana ha presentato la manifestazione di domenica 28 luglio
Domenica 28 luglio, sarà la festa nazionale del Perù, ma le comunità peruviane residenti in Italia, hanno deciso di fare una grande manifestazione nazionale a Firenze, per protestare contro il loro governo.

La manifestazione di domenica, che si svolgerà sotto forma di un corteo da Piazza Santa Maria Novella a Piazza Santissima Annunziata, è stata preceduta oggi da una conferenza stampa di presentazione in Palazzo Vecchio, alla quale erano presenti, oltre ai rappresentanti locali delle comunità peruviane di Firenze, Milano e Roma, anche il Capogruppo in Consiglio Comunale, Dimitrji Palagi, un rappresentante della Casa dei Popoli ed uno del CPA, che ha annunciato per domani sera una cena in sostegno alle iniziative dei peruviani.

Palagi, ha promesso di istituzionalizzare la manifestazione di domenica portandola nella Settima Commissione Consiliare, per calendarizzare iniziative politiche di supporto alla stessa.

I rappresentanti delle comunità peruviane, invece, hanno letto un loro documento di presentazione e nel farlo hanno trattenuto a stento le lacrime, quando hanno parlato delle giovani vittime della repressione governative, verso i movimenti di protesta in tutto il loro Paese. Ecco il testo del documento:
“Siamo qui per illustrare il contesto di quanto sta accadendo nel nostro Paese, che spiegheremo brevemente. Cinquecento anni fa esisteva uno stato Inca, multiculturale chiamato Tawantinsuyu, che copriva quasi un terzo del nostro vasto continente, con una grande influenza anche sui restanti due terzi. Arrivarono gli spagnoli, che nella loro invasione, tentarono di sopprimere la nostra visione del mondo e di soppiantarla con il pensiero occidentale, durante i trecento anni del loro vicereame. Nel 1821 il vicereame venne sostituito da una repubblica gestita dagli eredi degli spagnoli, i creoli, che fondarono, appunto, la Repubblica Creola, che è praticamente un piccolo stato nella città di Lima, per mantenere i propri privilegi ereditati per linea di sangue. Da allora centinaia di migliaia di abitanti dell’Amazzonia andina, sono stati massacrati senza che ci sia mai stata giustizia per loro. va citato, ad esempio, il genocidio cosiddetto dei baroni del Caucciù, che ha generato l’isolamento di popolazioni autoctone, conosciute come i popoli Incontattati. Questo stato creolo, ordina tuttora, alle sue forze armate di intraprendere azioni punitive contro le popolazioni che lottano per le loro giuste rivendicazioni. Purtroppo nessun governo straniero tiene conto della tragedia dei nostri fratelli rimasti in Perù, e neanche gli ambasciatori presenti nel Paese, nè le organizzazioni internazionali e nemmeno il Nunzio Apostolico del Vaticano. Tutti accettano le decisioni del governo creolo di Lima. E dal 7 dicembre 2022 la situazione è molto peggiorata, perchè questa classe che governa il Perù da duecento anni, non ha mai accettato che un presidente di origine indigena vincesse le elezioni e fin dal primo giorno del suo mandato il Presidente Castillo, è stato vessato da tutti i media e dalle istituzioni civili e militari, fino a quando, quel giorno di due anni fa, appunto, è stato destituito illegalmente e da allora è tenuto sequestrato in prigione. per questo oggi, dall’Amazzonia denunciamo che:
Ad oggi trentotto difensori ambientali, sono stati assassinati impunemente.
Il Congresso Plenario della Repubblica usurpatrice ha approvato la Legge 27037 apparentemente per promuovere gli investimenti in Amazzonia, ma noi sappiamo che è solo un pretesto per privatizzare e cedere grandi spazi a Paesi stranieri per consentire loro di appropriarsi della risorsa rappresentata dall’acqua dolce di quella regione.
E sempre per questo, oggi diciamo che non c’è niente da festeggiare nella festa nazionale del 28 luglio e chiediamo libertà e reintegro in carica per il presidente Pedro Castillo e giustizia per i popoli del Perù. Viva i popoli dell’Amazzonia Andina!”
Luca Monti
Ph. Stefano Giannattasio
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