Villa Vrindavana a San Casciano fra arte e spiritualità
Lo scorso fine settimana lo abbiamo dedicato alla riscoperta di un luogo pieno di fascino, che unisce la magia delle architetture rinascimentali, la bellezza del paesaggio toscano e l’esotismo positivo della spiritualità indiana. Stiamo parlando di quella che dal 1979 quando venne acquistata da un gruppo di seguaci Hare Krishna, è conosciuta come Villa Vrindavana, dal nome della casa eterna di Krishna. In realtà, come abbiamo accennato parlando di architetture rinascimentali, la villa, che si trova nel Comune di San Casciano Val di Pesa, è molto più antica, risale, infatti, alla fine del ‘400 ed ha ospitato anche Niccolò Machiavelli, che si dice, ma non esistono prove certe in tal senso, vi abbia composto alcune sue opere traendo ispirazione dalle quotidiane passeggiate nei boschi della tenuta. Intorno alla villa, infatti, insistono l’originale giardino all’italiana con una fontana centrale e piante esotiche, un parco boscoso di circa duecentoventi ettari con un lago, campi coltivati biologicamente, centinaia di ulivi ed un frutteto, ai quali gli Hare Krishna, hanno aggiunto negli anni ’80 un orto biologico ed il Santuario delle Mucche, che nella loro religione sono considerate animali sacri. Anche i pavoni, tuttavia, hanno trovato il loro habitat e vi scorrazzano indisturbati nella loro bellezza.

Ma tornando alla storia della villa, dopo essere passata di mano in mano molte volte, all’inizio del XIX secolo divenne parte della proprietà della famiglia fiorentina dei Fenzi, che restaurarono l’edificio e valorizzarono i giardini con piante rare ed esotiche provenienti da tutto il mondo delle quali abbiamo parlato. Durante la seconda guerra mondiale, la villa divenne il quartier generale delle varie armate che combatterono nella zona e dunque subì dei danni, dovuti agli adattamenti ed alle trasformazioni per le esigenze militari. Come detto finalmente nel 1979, Villa Fenzi, venne acquistata dagli Hare Krishna, che ripararono i danni della guerra e la fecero diventare, in un decennio, quella Villa Vrindavana, che conosciamo oggi e che rappresenta una vera e propria oasi spirituale, ma anche artistica. Pochi lo sanno, infatti, ma all’interno della villa, esiste un Museo di Arte Sacra, ovviamente Indiana e non Cristiana, basato sulle storie del Mahabharata, ritenuto il più antico testo sacro del mondo. Il Museo, che si estende per circa seicento metri quadrati su due piani, è aperto dal primo aprile ottobre il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e 30 e dalle 15 alle 19 ma volendo, su prenotazione si può organizzare la visita in altro orario ed il biglietto costa per gli adulti 7 Euro, per i Gruppi di almeno 8 persone 5 Euro e per i Bambini dai sei ai dodici anni 3,50 Euro, mentre per i bambini sotto i sei anni è gratuito. Nella foto seguente, vediamo un esempio delle opere visibili nel Museo di Arte Sacra.

Molto importante, nel Museo, è la presenza di una serie di venticinque dipinti, del pittore ternano Giampaolo Tomassetti, che in cinque anni, ha studiato a fondo il Mahabharata, arrivando a comprenderlo talmente da poter realizzare, nei successivi dodici anni, queste opere monumentali, che uniscono le atmosfere rinascimentali, allo stile dei paesaggisti orientalisti dell’800 e che lo hanno reso famoso nel mondo, tanto che possiamo dire che le illustrazioni di Tomassetti, stanno al Mahabharata, come quelle di Gustave Dorè, stanno alla Divina Commedia. Nella foto seguente uno dei venticinque dipinti di Tomassetti.

Non potevano poi mancare, raffigurazioni di Abhay Charan De, meglio conosciuto col nome religioso di A.C. Bhaktivedānta Svāmī Prabhupāda (Colui ai cui piedi siedono i maestri) nato il 1 settembre 1896 e deceduto il 14 novembre 1977, che dette impulso alla religione kṛṣṇaita, con l’apertura di molti centri come quello di Villa Vrindavana, in tutto il mondo.

Parlando del loro Maestro contemporaneo più importante, lasciamo il campo dell’arte ed il Museo, per entrare nel campo della spiritualità, nel Tempio degli Hare Krishna, che ringraziamo vivamente, per averci permesso di fotografare una loro cerimonia, cui si riferisce la foto seguente e per i dolcetti rituali che ci hanno offerto, ai quali si riferisce la foto di copertina. Vorremmo poi spiegare il perchè del nome Hare Krishna, col quale i seguaci di questa religione sono conosciuti. Si tratta delle prime parole di un mantra, esaltante la divinità di Krishna, contenuto nella Kalisaṃtaraṇa Upaniṣad, un testo vedico utilizzato in diverse scuole mistiche viṣṇuite e kṛṣṇaite, fondate sull’insegnamento del mistico bengalese del XVI secolo, Caitanya Mahāprabhu (il Grande Maestro) dalla cui linea spirituale discende il già citato A.C. Bhaktivedānta Svāmī Prabhupāda, sul quale è basata la loro Fede religiosa e che riportiamo per intero:
«hare kṛṣṇa hare kṛṣṇa
kṛṣṇa kṛṣṇa hare hare
hare rāma hare rāma
rāma rāma hare hare»

Insomma consigliamo a tutti, di salire fino alle colline di San Casciano, per scoprire un luogo che offre davvero molto ai visitatori, come ci ha fatto notare Mauro, un seguace che si è dato molto da fare, negli anni, per realizzare alcune delle strutture, che sono indicate dai cartelli alle sue spalle nella foto seguente.

Luca Monti
Ph. Stefano Giannattasio
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