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A Prato si chiude stasera tra le polemiche la rassegna enogastronomica “Da Chiostro a Chiostro”

di Luca Monti
martedì 2 Luglio 2024 · 19:49 · 4 min di lettura
A Prato si chiude stasera tra le polemiche la rassegna enogastronomica “Da Chiostro a Chiostro”

Riceviamo dal Signor Andrea, un nostro lettore di Prato, questa mail:

“Aperitivo e Dj set sulle tombe dei monaci… E’ il secondo anno che lo fanno.. Solo a me disgusta sta roba? Vorrei capire, cosa ne pensa e quanto c’entri il Comune di Prato con sta roba vergognosa.”

Ci siamo incuriositi ed abbiamo deciso di capire a cosa si riferisse il lettore ed abbiamo scoperto che si riferisce alla seconda edizione di una manifestazione enogastronomica, chiamata: “Da Chiostro a Chiostro” iniziata ieri e che terminerà stasera. Come è facile intuire dal nome, si tratta di una manifestazione, ospitata da tre chiostri storici di altrettanti monasteri Prato, Sant’agostino, San Domenico e Santo Spirito, nei quali, appunto, fino a stasera, sarà possibile degustare specialità enogastronomiche così suddivise: A Sant’Agostino i dolci di quattro pasticceri pratesi, a San Domenico le proposte di undici ristoranti tipici, tra i quali per la prima volta uno cinese, mentre a Santo Spirito, nuova entrata nel programma, con tanto di sottofondo di musica jazz dal vivo, si potranno sorseggiare long drink, vino, birre e cocktail, definiti dagli organizzatori, come bere “Made in Prato” che non abbiamo capito a cosa si riferisca, visto che ovunque nel mondo si trovano questi prodotti, dei quali la città laniera non ci sembra essere la capitale. Aldilà delle considerazioni sui prodotti, tuttavia, troviamo effettivamente di cattivo gusto, come ci ha scritto il lettore, l’utilizzo di tre monasteri ed in particolare quello di Santo Spirito, vero e proprio scrigno d’arte che contiene dipinti come: la “Presentazione al Tempio” di Filippo Lippi, “L’Annunciazione” di Jacopo di Cione e la “Madonna col Bambino, Sant’Anna ed altri Santi” di Michele Tosini e Ridolfo Ghirlandaio. Ma quello che più fa specie, è proprio la presenza nei tre chiostri delle tombe dei monaci che vengono calpestate e sporcate dai resti di cibo, senza alcun rispetto per la loro storia e per la memoria dei defunti e ci domandiamo, come possa il Vescovo di Prato, aver autorizzato, addirittura per la seconda volta, un evento del genere peraltro neanche troppo originale, visto che manifestazioni enogastronomiche, si svolgono, praticamente ogni sera d’estate in qualsiasi città, o piccolo borgo del nostro Paese e dunque sono molto banali malgrado le dichiarazioni entusiastiche della neo Sindaca, Ilaria Bugetti, che dalla mail del nostro lettore, sembra essere l’oggetto delle critiche principali dello stesso, che ha dichiarato nel presentare l’evento ieri:

“Si tratta di un’occasione per scoprire tesori nascosti, come luoghi o opere d’arte. L’idea di aprire la città e di svelare luoghi spesso sconosciuti anche ai pratesi è un’attrattiva da valorizzare sempre di più”.

Ancora più strane ci sembrano le parole dell’Assessore Regionale all’Economia e al Turismo, Leonardo Marras, che ha definito ‘Da chiostro a Chiostro’:

“Uno degli appuntamenti più importanti in Toscana. Lo seguiamo volentieri, perché è uno dei tanti avvenimenti regionali di ‘Vetrina Toscana’, secondo il cui disciplinare i prodotti della campagna toscana vengono utilizzati per la realizzazione di piatti tipici, magari rivisitati”.

Ci sembra, infatti, che l’Assessore Regionale, abbia le idee piuttosto confuse sul concetto di tipicità soprattutto quando si parla di cibo, che non permette le cosiddette “rivisitazioni”. Ma anche la promozione turistica regionale, se è questa, appare decisamente scarsa e poco attrattiva, basata solo sul “mangificio” che non può sostituire l’arte, la cultura e la storia, o peggio calpestarla letteralmente come nel caso delle tombe dei monaci. E’ bene ricordare, infatti, che malgrado gli imprenditori del settore gastronomico, vogliano, legittimamente, far credere di essere il volano principale del turismo in Toscana promuovendo ovunque questo genere di iniziative, i turisti non vengono in Italia, facendo migliaia di chilometri in aereo, per mangiare una ribollita, o una bistecca alla fiorentina, ma per godere della bellezza dei luoghi, nella quale rientrano anche le tombe dei monaci e che dunque, alla fine “da Chiostro a Chiostro” viene frequentato solo da pratesi, al pari di tutte le altre manifestazioni del genere, finendo per diventare una sagra qualunque senza alcun valore aggiunto.

Luca Monti

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