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Calcio, arriva anche in Italia il fenomeno delle “seconde squadre” Quali possibili ripercussioni sui campionati?

di Andrea Macciò
giovedì 17 Agosto 2023 · 18:57 · 6 min di lettura
La curva dell'Atalanta

 

Lo scontro di Ferragosto tra il presidente del Napoli Aurelio de Laurentis e quello della Figc Giancarlo Gravina per l’ingaggio dell’ex tecnico dimissionario dei partenopei Luciano Spalletti (la Figc rifiuta di pagare la penale prevista nel contratto di Spalletti per liberarsi dal vincolo con il Napoli e allenare altre formazioni, sostenendo che la nazionale non è una squadra di club) potrebbe non essere l’unico “conflitto di interessi” tra il mondo delle squadre di club e quello delle nazionali.

Già nel 2014 l’ex calciatore del Milan e candidato alla presidenza della Figc, ove attualmente opera come dirigente, propose con l’obbiettivo di contrastare l’evidente declino delle nazionali maggiori maschili, eliminate al primo turno dei mondiali per due tornei di seguito, di esportare anche in Italia il fenomeno delle “seconde squadre” dei principali club di serie A in modo da assicurare continuità di ritmo-partita e di minutaggio ai calciatori impegnati nelle nazionali U21.

Quello delle squadre satellite dei grandi club è una realtà già attiva in Spagna, Portogallo e Germania, Il progetto “seconde squadre” vede la luce nel 2023, e inizialmente aderisce solo la Juventus. La rappresentativa “satellite” dei bianconeri partecipa al campionato di Lega Pro, l’ex serie C. Il regolamento prevede che la Juventus U23 possa essere promossa in serie B, ma non in serie A, in quanto entrerebbe in palese conflitto di interessi con la prima squadra, e neanche nella serie D, il principale campionato gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti.

La Juventus U23

Se inizialmente il progetto “seconde squadre” sembrava non essere decollato, con la sola Juventus ad aver aderito, nell’anno 2023-2024 in Lega Pro approda anche l’Atalanta U23. La “seconda squadra” dei bergamaschi (la cui proprietà è stata nel frattempo acquisita dal fondo americano Bain Capital) è stata iscritta d’ufficio al posto del Siena, formazione rappresentante di un capoluogo di provincia e con una storia di tutto rispetto, con al suo attivo diversi campionati di serie A e con un tredicesimo posto come miglior piazzamento.

La curva dell’Atalanta

L’Atalanta da sempre riserva una grande attenzione ai settori giovanili, tanto che conta numerose affiliazioni con club delle serie minori e associazioni sportive dilettantistiche.

Si tratta a tutti gli effetti di una decisione politica: senza entrare nel merito delle ragioni dell’esclusione, sarebbe stato possibile ripescare una delle formazioni retrocesse. E invece, mentre altre squadre di A come il Sassuolo stanno per varare la loro “squadra satellite” da iscrivere alla Lega Pro, il “protocollo” della Figc è oggi quello di privilegiare in caso di mancate iscrizioni appunto le formazioni U23 delle società di A. Se il presidente della Lega Pro Marani accoglie la novità con entusiasmo, quello della serie B Mauro Balata solleva delle perplessità che ci sentiamo di condividere totalmente.

il “Moccagatta” di Alessandria sede delle gare in casa della Juventus U23

In alcuni articoli dei mesi scorsi abbiamo sottolineato come oggi lo spirito migliore e più autentico del tifo si ritrovi nel calcio di provincia e nelle formazioni che condividono in qualche modo la cultura e il destino della città che rappresentano: la Ternana, il Lecco, il Frosinone sono solo alcuni degli esempi in merito dei quali ci siamo occupati.

Il logo del Siena, escluso dalla Lega Pro

Vista la facilità con la quale la logica “geo-politica” e i formalismi giuridici prevalgono sul risultato sportivo e la storia dei club nel determinare le iscrizioni ai campionati di serie B e C (il caso Lecco-Reggina di quest’estate, oltre alle discutibili penalizzazioni inflitte in corso d’opera a Genoa, Parma e Reggina l’anno scorso, è paradigmatico) non è difficile ipotizzare che se altre formazioni di A formeranno la loro squadra U23 ci sarà una “spinta non troppo gentile” a iscrivere queste al posto di formazioni rappresentanti di città di provincia con qualche difficoltà finanziaria o con stadi non adeguati ai nuovi “protocolli”.

Numerosi sono i rischi di una proliferazione delle “seconde squadre” in B.

Il primo è quello dei conflitti di interesse: se è improbabile che la Juventus retroceda in serie B sul campo (l’unica volta è stato dopo il caso Calciopoli) altrettanto non si potrebbe dire per il Sassuolo o l’Atalanta. Non è difficile immaginare il caos che succederebbe con due “atalante” in serie B: probabilmente verrebbe esclusa la seconda squadra. Le formazioni U23 di fatto giocano in Lega Pro non per la promozione, come sarebbe naturale, ma per mantenere lo status. Facile immaginare come questo possa falsare di fatto i risultati sportivi.

Il secondo è quello dell’assenza di tifosi: è evidente che, per quanto possano essere seguite da alcuni tifosi della squadra principale, le rappresentative U23 non potranno mai avere lo stesso seguito delle squadre dei capoluoghi di provincia con un tifo storico e radicato con un grande valore sociale. In Lega Pro oggi ci sono formazioni che rappresentano città come Pescara, Perugia e Catania, oltre a interessanti realtà emergenti del calcio di provincia come le neopromosse Pineto e Sestri Levante. Quale interesse potrebbe avere una serie B nella quale si incontrano Atalanta U23 contro Sassuolo U23 in uno stadio semivuoto? Senza contare le possibili ripercussioni sul sistema dei diritti televisivi, chi si abbonerebbe alla visione di queste squadre?

Se i risultati delle nazionali non sono esaltanti, e se è vero che i giovani giocando in B o Lega Pro sarebbero impegnati in un campionato più interessante e competitivo della “Primavera” la soluzione non appare certo quella di forzare la mano in maniera autoritaria, come sta avvenendo anche con il caso De Laurentis, da parte del carrozzone del governo del calcio, con un provvedimento che rischierebbe di fare l’interesse delle Nazionali e di pochi club a dispetto di quel calcio di provincia che oggi è ancora la realtà dove troviamo il tifo più autentico e ancora qualche “presidente tifoso” come Maurizio Stirpe del neopromosso Frosinone o Oreste Vigorito del Benevento.

Non è detto che quanto funzioni in altri paesi sia esportabile nel mondo del calcio italiano.

Non sarebbe più opportuno incentivare l’impiego di un numero maggiore di giovani U23 da parte delle squadre già esistenti e con una storia sociale e sportiva legata alle città?

 

 

Andrea Macciò

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