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Calcio: Il Lecco, tornato in serie B sul campo dopo 50 anni, rischia l’esclusione dal campionato e la serie D per un cavillo burocratico

di Andrea Macciò
giovedì 22 Giugno 2023 · 10:02 · 4 min di lettura
Calcio: Il Lecco, tornato in serie B sul campo dopo 50 anni, rischia l’esclusione dal campionato e la serie D per un cavillo burocratico

 

Domenica 18 giugno, grazie alla doppia vittoria contro il Foggia nella finale dei playoff di serie C, il Lecco è tornato dopo 50 anni in serie B.

La formazione lombarda, guidata dalla quarta giornata da Luciano Foschi, subentrato ad Alessio Tacchinardi, si era classificata terza nel girone A, dopo FeralpiSalo (promosso direttamente) e Pordenone.

Il Lecco, fondato nel 1912, ha una storia calcistica di tutto rispetto: i blucelesti hanno disputato anche alcuni campionati in serie A: il primo nel 1960 e l’ultimo nel 1966-1967.

La nuova formula prevede per la serie C dei playoff interminabili divisi in tre fasi, prima una interna ai singoli gironi, poi una fase nazionale e al termine la “Final Four” quella appunto vinta dal Lecco.

Una formula molto discutibile, che moltiplica all’infinito il numero delle partite e la durata dei campionati, portando in molti casi a ribaltare il risultato della regular season e a dilatare la competizione sino al periodo nel quale è necessario presentare la documentazione di iscrizione ai campionati.

Formule simili sono previste anche per i playoff di serie B (da alcuni anni coinvolgono 6 squadre invece di 4) e di serie D, che coinvolgono quasi la metà delle formazioni iscritte nei nove gironi.

Ufficialmente nati per contrastare possibili illeciti sportivi, i playoff delle serie minori sono diventati attualmente dei campionati-bis.

Quelli di serie C sono iniziati l’11 maggio e conclusi il 18 giugno: quasi come un mondiale.

Il termine dell’iscrizione per la presentazione della domanda per l’iscrizione al campionato di serie B è il 20 giugno.

Il Lecco rischia di essere escluso, nonostante l’ottimo campionato, la schiacciante vittoria sul Foggia (2-1 e 3-1 nelle due partite di finale) e i conti in ordine, perché lo stadio Rigamonti Ceppi non è a norma per la serie B.

La formazione lombarda ha prontamente indicato uno stadio alternativo, l’Euganeo di Padova, dove disputare le partite del 2023-2024 in attesa di adeguare il Rigamonti-Ceppi.

Nonostante l’accordo raggiunto con la società veneta e il sindaco di Padova, il Lecco potrebbe essere escluso per un cavillo burocratico: per giocare a Padova occorre l’ok del prefetto cittadino, e la Pec allo stesso sarebbe stata inviata allo stesso con un giorno di ritardo.

Non è la prima volta quest’anno che una Prefettura interviene rischiando di modificare per ragioni extracalcistiche i risultati sul campo: è il caso dello spareggio per la salvezza della serie A, Spezia-Verona: la Prefettura di Reggio Emilia inizialmente per “ragioni di sicurezza” si era opposta alla scelta del campo neutro della città emiliana, costringendo a ripiegare su Udine, molto vicina a Verona.

Il Lecco farà ricorso alla Covisoc, puntando sul merito sportivo e sulla durata estesa dei playoff, che avrebbe impedito di trovare una sede alternativa in tempo utile. La decisione entro il 30 giugno, data entro la quale sapremo gli organici dei campionati 2023-2024.

Quella del Lecco è una vicenda davvero kafkiana, che ancora una volta racconta l’Italia surreale della massima precauzione e della burocrazia trionfante. Una storia che è una motivazione in più per chiedere l’abolizione della figura nata in epoca napoleonica dei Prefetti.

Per una volta che un sindaco, quello di Padova appunto, si era comportato in modo condivisibile collaborando con la società bluceleste e assicurando la regolarità dei campionati, ecco che interviene l’autorità che rappresenta lo stato centrale e la sua burocrazia a bloccare tutto.

E’ possibile che una vicenda di questo genere, con un perfetto accordo tra le parti, debba passare al vaglio di un organo come la Prefettura?

Ovviamente, le ragioni sono sempre quelle della “sicurezza” la parola magica che in Italia permette di bloccare in via preventiva quasi tutto: i lockdown e le “allerte rosse” ne sono stati gli esempi più eclatanti.

Ma c’è un altro aspetto surreale in questa vicenda: la squadra con maggiori probabilità di essere ripescata sembra essere non il Foggia finalista dei playoff, ma il Brescia di Massimo Cellino, il vulcanico ex presidente del Cagliari noto come “mangia-allenatori” retrocesso dalla serie B dopo la sconfitta col Cosenza.

Per il Lecco, l’incubo è quello della serie D, perché i blucelesti, a differenza del Brescia, hanno presentato domanda di iscrizione solo per i cadetti. E in questo caso il regolamento prevede, che, in caso di irregolarità, si riparta dai dilettanti.

In alternativa, il Lecco potrebbe essere iscritto in sovrannumero alla serie C.

In attesa del verdetto, la storia del Lecco è l’occasione per rimettere in discussione la logica di un paese prigioniero della burocrazia e del principio della massima precauzione, ma anche le logiche di governo del calcio, con le formule sempre più insensate dei playoff delle serie minori, ormai divenuti una sorta di mini-campionato a parte.

 

 

Andrea Macciò

        

 

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