Dal Capodanno alle Infiorate: la nuova gestione “in sicurezza” degli eventi è figlia della stagione delle “misure”?
“Divieti safety” (pubblica utilità): non sarà consentito l’accesso all’area della manifestazione con passeggini e carrozzine (esclusi i portatori di handicap), ombrelli, racchette da passeggio, cavalletti di macchine fotografiche, animali di qualsiasi razza e taglia, bottiglie e contenitori in vetro e metallo, biciclette, monopattini, droni, giocattoli, borse e scatole voluminose.
Poi ci sono i “divieti security” (pubblica sicurezza). Non sarà consentito l’accesso alla manifestazione con i seguenti oggetti, fonte di rischio per la pubblica incolumità: zainetti, borse, contenitori, oggetti voluminosi, carrelli, borse frigo, valigie, trolley, armi, coltelli, bastoni o strumenti di offesa, artifizi pirotecnici.
Arrivato a questo punto il lettore si chiederà di che cosa stiamo parlando.
Un elenco che assomiglia per certi versi a un pezzo di qualche autore delle avanguardie letterarie del Novecento, tra dadaismo e surrealismo: vietate le armi, ma anche i giocattoli, vietati gli artifizi pirotecnici, ma anche gli ombrelli: se piove, per il cittadino è obbligatorio bagnarsi per “la sua sicurezza”; vietate le valigie, ma anche le borse e gli zainetti.
L’elenco quasi surreale di divieti che abbiamo riportato letteralmente non si riferisce ad eventi ai quali partecipano autorità politiche o religiose che potrebbero potenzialmente essere nel mirino dei terroristi, ma un evento nato come una tradizione religiosa, legata alla solennità cattolica del Corpus Domini, e diventato poi un importante evento culturale e turistico per la provincia di Perugia: la suggestiva “Infiorata di Spello”.
Un evento, almeno in teoria, gioioso e di festa.
L’intero elenco delle “misure” è disponibile sul sito dell’associazione “Le Infiorate di Spello”. Da quanto leggiamo sul sito, le “misure” sono state studiate con il concorso di tutte le parti in causa per garantire che “questa edizione delle Infiorate sia una festa, una gioia e una ripresa in sicurezza per tutti.
A pochi km da Spello, nel capoluogo Perugia, misure analoghe erano state prese dal 29 dicembre al 31 dicembre 2022 per transitare da Corso Vannucci e zone limitrofe, culminate la sera del 31 dicembre con l’obbligo di inviare una Pec alla Polizia di Stato per poter raggiungere casa di amici o ristoranti della zona per festeggiare il Capodanno.
Spello è caratterizzato da un centro storico medioevale con vie molte strette e alcune limitazioni, come quelle per le auto o gli oggetti particolarmente voluminosi, sono ovviamente necessarie per garantire la logistica di un evento che prevede la presenza delle installazioni artistiche realizzate con i fiori per le piazze e le vie del centro, installazioni che sono realizzate dagli “infioratori” tra la serata di sabato e quella di domenica.
Di altre ne possiamo rilevare la ridondanza nel ribadirle, ma di certo sono ragionevoli, come il divieto di portare armi e strumenti di offesa.
Il punto è tuttavia un altro: da alcuni anni in Italia si è affermato un modello di gestione militarizzata di eventi a carattere ludico-ricreativo o artistico che richiamino un elevato numero di persone, considerati di default potenziali portatori di pericolo.
È la cultura della “massima precauzione” che abbiamo imparato a conoscere nel 2020.
A questi evento si accede esclusivamente tramite “varchi” nonostante siano svolti in luoghi pubblici e non siano a pagamento, e nella presentazione si tiene a precisare che saranno svolti “scrupolosi controlli” tesi a far rispettare i divieti previsti.
La cultura del “varco” figlia della stessa cultura che dal 2020 in poi ha trasformato i diritti fondamentali in “concessioni” è il prodotto delle due emergenze mediatico-politiche che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni: il “terrorismo islamico” (un’emergenza immaginaria, visto che non ci sono mai stati attentati in Italia) e “l’emergenza sanitaria” che ci ha accompagnato dal 2020 al 2022.
Il “protocollo” per le sagre di paese e gli altri eventi analoghi lo dobbiamo all’ex ministro dell’Interno Marco Minniti del Pd, che nel 2017 prescrisse tutta una serie di obblighi e azioni da compiere per poter svolgere “in sicurezza” da eventuali attacchi terroristici gli eventi di questo tipo.
Anche se in questo caso non c’è nessun riferimento diretto ai rischi sanitari, è evidente che nell’affermazione di questa cultura del “varco” siano state fondamentali anche le “misure di contenimento della pandemia” che hanno plasmato una nuova normalità: gli italiani, che prima avevano una fama di popolo indisciplinato e anarcoide, a file, posti, aspettare silenziosamente il proprio turno per entrare dal panettiere o dal fruttivendolo, e a considerare pubblica autorità qualsiasi soggetto preposto a decidere “il numero massimo” di persone che potevano entrare in un luogo senza creare “assembramento”.
L’elenco dei divieti è accompagnato da un altro classico della cultura politica paternalista e autoritaria dell’Italia di oggi: la “calda raccomandazione”.
E così, l’accesso alle Infiorate è sconsigliato a cardiopatici, donne in gravidanza e altri soggetti considerati “fragili” altro termine caratteristico della neolingua emergenziale che ormai ha invaso il discorso pubblico, come se il singolo non fosse in grado di decidere da sé senza la “raccomandazione” dello stato o dell’esperto di turno.
Nella pagina che illustra le prescrizioni di sicurezza si precisa anche che “la manifestazione si svolgerà secondo il rispetto della normative Covid-19 vigenti”. Considerato che attualmente non esiste più nessuna restrizione per gli eventi né al chiuso, né all’aperto, la permanenza di questa dicitura che compare in fondo a quasi tutti gli eventi mostra che l’Italia non è di fatto tornata alla normalità, ma si sente in una “zona bianca” nella quale le misure sono temporaneamente sospese.
Tra il 2017 e il 2022 dalla progressiva convergenza tra il securitarismo “di destra” (il rischio terrorismo, il rischio criminalità) e quello “di sinistra” (la protezione della categoria politica dei “fragili” inesistente fino al 2020) si è generata quella che potremmo definire la società una società del varco e degli eventi in sicurezza.
Quella delle Infiorate di Spello è solo l’ennesimo epifenomeno del dilagare della cultura della “massima precauzione” e della cessione della libertà in nome della “sicurezza” in Italia.
Nel 2020-2021, molti hanno accettato il “ripartiamo in sicurezza” con la promessa che ci saremmo abbracciati più forte domani come alternativa alla chiusura perenne. Ed è certo, come disse qualcuno nel 2001, che da allora “nulla è stato più come prima.
Un paese, l’Italia, che sembra passato dalla stagione dei lockdown a quella di un’eterna libertà vigilata.
Articolo e Ph. Andrea Macciò
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Salve.
Ma avete visto, per esempio al mercato alle Cascine quei poveri bambini nel passeggino o in carrozzina attorniati da una marea di gente? Se ci sono tante persone non possono quasi respirare.
Per quanto riguarda i cani, idem, poverelli rischiano di essere pestati e visto che (giustamente) nessuno mette la museruola, se uno si rivolta e ti da un morso, mi pare comprensibile.
Come sempre c’è chi il bicchiere lo vede mezzo pieno e chi vuoto.
Saluti
Carla Cardi
Salve,
di certo tali “misure” non sono state pensate per proteggere i cani o i bambini, ma come si evince anche dal sito degli organizzatori, sono il residuo mai scomparso delle “misure anticovid” per “ripartire in sicurezza” della scorsa edizione.
i proprietari di cani, cosi come chi ha bambini piccoli, non è obbligato da nessuno ad andare all’Infiorata di Spello o ad altre manifestazioni affollate. Nello stesso tempo crediamo che dopo tre anni di lockdown, mascherine, green pass e altre “misure” i cittadini debbano essere liberi di decidere da soli e soprattutto di circolare per un paese senza essere perquisiti all’ingresso e potersi riparare dalla pioggia in caso di temporale.
Cordiali Saluti
Andrea
Buongiorno.
Sono abbastanza matura e ho un cervello per cui so benissimo che tali misure non sono fatte per le categorie e gli esempi indicati. Sono riferite all’Infiorata di Spello.
Quell’obbligato suona proprio a bischero, se mi permette un fiorentinismo.
Volevo solo esprimere il mio parere in merito a certe manifestazioni. Era uno spunto riferito a Firenze, visto anche come si chiama la testata.
Ha usato un tono sgarbato per rispondere!
Saluti.
Carla