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Elezioni a Bolzano: crollano i partiti nazionali e SVP, salgono i movimenti autonomisti e quelli che si sono opposti alle “misure sanitarie” del 2020-2022

di Andrea Macciò
venerdì 27 Ottobre 2023 · 10:14 · 5 min di lettura
Elezioni a Bolzano: crollano i partiti nazionali e SVP, salgono i movimenti autonomisti e quelli che si sono opposti alle “misure sanitarie” del 2020-2022

Domenica 22 e lunedi 23 Ottobre si sono tenute le elezioni per il rinnovo dei consigli delle provincie autonome di Bolzano e Trento, oltre che per il seggio vacante di Monza dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi e per il consiglio comunale di Foggia, disciolto per infiltrazioni mafiose.

I risultati della provincia autonoma di Bolzano presentano numerosi punti di interesse: prosegue infatti la crisi inarrestabile del “partito-stato” guidato da Arno Kompatscher, SVp (SudTiroler Volkpartei) e crollano in maniera evidente tutti i principali partiti nazionali, che nel 2018 sembravano aver rialzato la testa costringendo il principale partito autonomista a trattare per formare una maggioranza.

Fratelli d’Italia si ferma al 6%, continuando a pagare la storica insofferenza della popolazione di lingua tedesca per i lontani eredi di quel fascismo che negli anni trenta avviò “l’italianizzazione” dell’Alto Adige, che non ha mai davvero digerito l’annessione allo stato italiano. Il Pd resta al 3,5%.  La Lega si ferma al 3%, dimostrando di essere ormai percepita come un partito di destra “italiana” incapace di intercettare le istanze autonomiste. MoVimento 5 Stelle e Forza Italia si attestano a percentuali da prefisso telefonico: 0,7% e 0,6% e scompaiono dal consiglio provinciale.

Jurgen With Anderlan

La grande sorpresa di queste elezioni è stato l’exploit del movimento guidato da Jurgen With Anderlan, 5,9% che si chiama appunto JWA. Anderlan, ex comandante degli Schuetzen (associazione che si ispira alla tradizione degli antichi bersaglieri tirolesi, milizie per la difesa territoriale) ha fondato il suo movimento nel 2021 proprio in opposizione alle “misure sanitarie” di Conte e Draghi, e tra i punti principali del suo programma c’è il riconoscimento pubblico dei danni da vaccino anticovid e la richiesta di un risarcimento economico per le vittime degli effetti collaterali. Presentato dai media nazionali come un movimento “no vax anti-immigrati” quello di Anderlan appare soprattutto un movimento autonomista, che sull’immigrazione non ha posizioni diverse dai partiti di centrodestra nazionali e che, a differenza del cosiddetto “dissenso” italiano, perso nel tifo geopolitico per una delle due parti belligeranti in conflitti nei quali l’Italia non ha alcun interesse e le lodi della famiglia più o meno tradizionale, non sembra aver perso ogni contatto con le istanze libertarie delle origini.

Renate Holzeisen

Ottimo risultato anche per la lista Vita di Renate Holzeisen, avvocato che vinse un ricorso contro l’istituzione del primo “passaporto sanitario” da parte di Kompatscher nel 2021, essendo anticostituzionale per le regioni o le provincie autonome imporre di loro iniziativa limitazione alla libertà di circolazione (Art 120 della Costituzione) anche se i successivi ricorsi contro il green pass nazionale non ebbero altrettanto successo. Holzeisen è un ex radicale, candidata alle politiche 2018 con Più Europa, e poi protagonista nel 2020-2021 delle battaglie contro le “misure”. Nel 2022 è stata candidata con Vita, ottenendo un buon risultato e sfiorando l’elezione al parlamento italiano.

SudTiroler Freiheit, altro movimento autonomista di lingua tedesca, ottiene il 10, 9% svuotando il bacino elettorale di SVP. Ottimo risultato anche per i Verdi, intorno al 9%, partito che a livello nazionale è sfumato dentro l’alleanza con Sinistra Italiana, e per gli ex grillini di Team K (4%).

Sven Knoll

Ora Kompatscher sarà costretto a trattare per formare una maggioranza, probabilmente o con i partiti della destra italiana, Lega e Fdi, o con quelli dell’area di centrosinistra, Verdi, Pd e Team K.

Kompatscher paga l’appoggio alle “misure sanitarie” del 2020-2021, che, dopo un iniziale cautela, lo hanno visto distinguersi per “misure” aggiuntive e peggiorative di quelle nazionali, come molti altri leader regionali, la “stretta” sul turismo con la proposta di limitare le nuove strutture ricettive e il collateralismo con la politica romana.

Arno Kompatscher

 Certo è assai improbabile un’alleanza con gli altri partiti di lingua tedesca, fortemente autonomisti e critici verso la sua gestione.

Il successo del movimento di Anderlan, e in parte anche di quello di Renate Holzeisen, mostra che un potenziale elettorato tra le persone che si sono opposte  alle “misure sanitarie” e alle politiche dell’emergenza permanente c’è, e che si intercetta con il radicamento sul territorio e non con improbabili utopie di riesumazione di ideologie già fallite nel Novecento. Quanto alla provincia di Bolzano, va sottolineata la peculiarità della forte rivalità tra la destra germanofona e quella italiana e lo storico radicamento dei Verdi, che qua hanno un profilo diverso da quello nazionale schiacciato sulla sinistra del centrosinistra.

A Trento si riconferma il centrodestra di Maurizio Fugatti, ma con un elevato astensionismo e la riduzione del margine sull’avversario di centrosinistra. Risultati abbastanza rilevanti li ottengono il candidato del movimento locale Onda Civica, quella dei “bandecchiani” di Alternativa Popolare Sergio Divina (ex Pli e Lega) e Marco Rizzo, che superano partiti come Fi e Italia Viva. A Foggia, il centrosinistra vince al primo turno con Maria Aida Episcopo, dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose della giunta di centrodestra precedente guidata da Landella. A Monza, Adriano Galliani prevale su Marco Cappato.

Elezioni locali, e particolari visto il territorio, che confermano l’esistenza di un vasto scontento per le politiche delle fazioni nazionali, e la possibilità di intercettarle con strategie comunicative diverse da quelle dei partitini del dissenso nazionale, come già accaduto a Terni, prescindendo da ideologismi fuori tempo e con attenzione al territorio e alle istanze di autonomia non solo dallo stato, ma anche da Regioni che spesso si comportano come stati in miniatura.

Andrea Macciò

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