Il 12 Aprile del 1484 nacque a Firenze l’architetto Antonio Cordini meglio noto come Antonio da Sangallo il Giovane
Il 12 Aprile del 1484 nacque a Firenze, l’architetto Antonio Cordini meglio noto come Antonio da Sangallo il Giovane. Si formò artisticamente presso gli zii Giuliano da Sangallo e Antonio da Sangallo il Vecchio. Giuliano, in particolare, lo portò con sè a Roma per lavorare ad alcuni progetti per papa Giulio II. Per quasi tutta la vita, visse a Roma, diventandone dopo il sacco della città del 1527 l’architetto principale. Nella maturità si costruì un palazzo in Via Giulia, noto come Palazzo Sacchetti, per farne la propria residenza, a testimonianza del raggiunto benessere economico. Antonio da Sangallo il Giovane, morì a Terni il 3 Agosto del 1546 mentre dirigeva i lavori di ampliamento della cascata delle Marmore, lungo il corso del Fiume Velino. L’opera che vi propongo è: Il Monumento Funebre di papa Clemente VII al secolo Giulio dè Medici, figlio di Giuliano, il fratello di Lorenzo il Magnifico, che non conobbe mai il padre, in quanto nacque un mese dopo la famosa congiura dei Pazzi, nella quale il genitore era stato assassinato. Ed anche Clemente VII venne probabilmente ucciso, in modo non violento, come il padre, ma attraverso l’avvelenamento, nel 1534, all’età di 56 anni. Il suo monumento funebre, si trova a Roma, nella chiesa di Santa Maria Sopra Minerva, che per lui era la chiesa di famiglia a Roma, equivalente a quella di San Lorenzo a Firenze. Infatti, fu lo stesso Clemente VII a disporre, ancora in vita, che la sua tomba venisse posta in quella chiesa, insieme a quella di Leone X suo predecessore sulla cattedra di Pietro e cugino carnale, essendo figlio di Lorenzo il Magnifico. Non è casuale che sia stato Antonio da Sangallo il Giovane a realizzare il progetto architettonico del monumento a Clemente VII poi rifinito nella parte scultorea da Nanni di Baccio Bigio, che fece la statua del papa e Baccio Bandinelli, autore delle sculture dei Profeti ai suo lati e dei rilievi sull’attico raffiguranti la “Pace tra Clemente VII e Carlo V”, “San Benedetto incontra Totila” e “San Giovanni nel deserto”. La non casualità della scelta, è dovuta al fatto che il padrino e primo tutore di Giulio dè Medici, nato già orfano di padre e che diventerà appunto, papa Clemente VII era stato Antonio da San Gallo il Vecchio, zio dell’artista. Insomma, in quest’opera, oltre all’aspetto artistico, si intrecciano e si rincorrono, storie di affetti incrociati, spettri di congiure di palazzo tra Firenze e Roma e molto altro, che la rendono quasi una custode e muta testimone, portatrice di misteri, in parte ancora da risolvere e da inquadrare storicamente.
Luca Monti
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