Il 28 Marzo del 1472 nacque a Sofignano (PO) il frate domenicano e pittore Fra Bartolomeo, al secolo Baccio della Porta
Il 28 Marzo del 1472 nacque a Sofignano (PO) il frate domenicano e pittore Fra Bartolomeo, al secolo Baccio della Porta. In realtà, cosa comune all’epoca, gli vennero attribuiti molti altri nomi quali ad esempio: Bartolomeo di Paolo di Jacopo “del Fattorino” essendo figlio di Paolo di Jacopo, che era un carrettiere. Ed anche il nome di Baccio della Porta, gli venne dato, in quanto la famiglia, una volta stabilitasi a Fiorenza, quando Bartolomeo aveva sei anni, prese casa in Porta San Pier Gattolini, in Oltrarno. Non sappiamo come si formò artisticamente durante l’infanzia, ma certamente doveva essere già dotato di molto talento, dal momento che intorno ai dodici anni, venne raccomandato dallo scultore Benedetto da Maiano, al pittore Cosimo Rosselli, che lo accettò nella propria bottega e lo fece esordire, appena tredicenne come collaboratore per un affresco nella chiesa di Sant’Ambrogio. Intorno ai diciannove anni lasciò la bottega del maestro, insieme ad un altro allievo Mariotto Albertinelli, per intraprendere un sodalizio artistico, con quest’ultimo. Nel 1495 ormai ventitreenne, realizzò la prima opera personale, o almeno la prima che si premurò di datare, vale a dire “l’Annunciazione” visibile nel Duomo di Volterra. Da quel momento venne preso dal fervore religioso ed ispirato dalle predicazioni di Fra Girolamo Savonarola del quale era diventato amico, distrusse addirittura alcuni suoi stessi disegni, in cui comparivano “figure dipinte di uomini e donne ignude” secondo quanto dice il Vasari. Il 1498 è l’anno della svolta per l’artista che dopo aver realizzato nei primi mesi dell’anno il ritratto, proprio di Savonarola, visibile ancora oggi nel Museo di San Marco, era presente in quel luogo che all’epoca era ancora parte del convento, al momento dell’arresto del frate domenicano, e pare che proprio in quel frangente drammatico Bartolomeo, decise di prendere a sua volta i voti, che però, essendo impegnato all’affresco del “Giudizio Universale” nell’ospedale di Santa Maria Nuova, prese solo due anni dopo, nel convento di San Domenico a Prato dove visse un anno prima di tornare a San Marco. Per quattro anni, si dedicò solo alla vita monastica, per poi riprendere a dipingere su sollecitazione del suo priore, che gli fece aprire una bottega dentro il convento, che gli diede nuovo slancio artistico e lo fece apprezzare in ambito domenicano, tanto da farlo viaggiare per realizzare affreschi e pale d’altare in altri conventi e chiese, tra Roma, dove entrò in amicizia anche con Raffaello e Venezia. Fra Bartolomeo, morì a Firenze, il 31 Ottobre del 1517. L’opera che vi propongo in questa Pillola d’Arte è: lo “Sposalizio di Santa Caterina da Siena” visibile in Palazzo Pitti, un olio su tavola di 356 cm x 270 cm, realizzato nel 1512 per l’altare di Santa Caterina, nella chiesa di San Marco. L’opera si presenta come una composizione imponente, con ben quindici figure intorno alla Vergine col Bambino, appena sceso dalle braccia materne per consegnare l’anello nuziale a Santa Caterina da Siena, inginocchiata a sinistra. L’unione mistica, è testimoniata dai santi che circondano la scena in ordinata simmetria: Caterina d’Alessandria, Maurizio, in armatura e Bartolomeo, con il caratteristico coltello. Alle loro spalle, i fondatori dell’ordine domenicano ed i principali santi martiri cristiani, Pietro, Paolo e Stefano. Quattro angiolini in alto, sollevano il tendaggio del baldacchino, che oggi vediamo sormontato da una copertura a pagoda aggiunta alla fine del ‘500 per adattare la pala ad un nuovo altare, mentre due angeli musicanti completano in basso l’andamento circolare della scena. L’opera rappresenta una summa delle esperienze artistiche del frate domenicano, influenzate certamente dall’amicizia stretta con Raffaello, ma anche dagli stilemi di Leonardo e della pittura veneziana, studiata quest’ultima, al tempo del soggiorno di Fra Bartolomeo, a Venezia intorno al 1508. La tavola fu portata a Palazzo Pitti, nel 1690 per volere del gran Principe Ferdinando, il quale, come era suo uso donò una copia, come risarcimento ai domenicani di San Marco, affinché l’altare della loro chiesa non restasse vuoto. La copia, oggi tuttora visibile, venne eseguita da Anton Domenico Gabbiani, che intervenne anche sull’originale, ampliandone la fascia superiore dove dipinse un’ideale prosecuzione del vano architettonico. Nel 1966 l’originale di Fra Bartolomeo, venne restaurato, per restituirgli la ricca gamma cromatica, che era stata alterata dall’imbrunimento progressivo di alcuni strati di vernice, che le conferivano un’apparenza abbassata e monocorde.
Luca Monti
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