Il 30 Gennaio del 1484 nacque a Firenze il pittore Francesco di Cristofano detto il Franciabigio.
Il 30 gennaio del 1484 nacque a Firenze, il pittore Francesco di Cristofano, detto il Franciabigio. Si formò artisticamente, presso la bottega di Mariotto Albertinelli, per poi collaborare con Andrea del Sarto, che ne trasformò lo stile, dapprima prettamente ritrattistico in qualcosa di più funzionale alla tecnica dell’affresco. Il Franciabigio, fu a sua volta, capace di utilizzare quest’esperienza con Andrea del Sarto, per arricchire i propri ritratti con maggiori dettagli ed apertura spaziale. Il Franciabigio, morì a Firenze, il 14 gennaio del 1525. L’opera che vi propongo in questa Pillola d’Arte, è: “L’ultima cena” un affresco di 220 cm x180 cm realizzato nel 1514 per il convento di S. Giovanni alla Porta di San Pier Gattolino, oggi conosciuto come ex convento di San Giovanni Battista della Calza, a Firenze. In quest’opera, il Franciabigio, mostra l’influenza stilistica di Andrea del Sarto, ma anche una grande modernità, data dall’inserimento nell’affresco di elementi leonardeschi, che si ritrovano nella famosissima “Ultima Cena” del genio vinciano realizzata a Milano che rendono questo cenacolo, unico a Firenze. Probabilmente il Franciabigio, ha ripreso questi elementi studiando una copia od un’incisione, fra le tante raffiguranti il capolavoro milanese di Leonardo, che circolavano nell’ambiente artistico dell’epoca, non essendo documentato alcun suo viaggio a Milano. Ed altrettanto probabilmente, l’artista doveva andare fiero dell’unicità stilistica di questo affresco, che ha voluto, infatti, firmare col proprio monogramma, su una gamba di uno sgabello, che reca anche la data. L’importanza dell’affresco nel panorama dei cenacoli fiorentini, è confermata anche dalle affermazioni del Vasari, che oltre a riferire dell’esistenza dell’opera, ne esalta la prospettiva, data dalla complessa visuale dei battenti delle finestre. Ecco cosa scrive il Vasari al riguardo:
“…A San Giovanni alla porta di San Pier Gattolino un cenacolo d’Apostoli lavorò a fresco…Era molto inclinato alle cose della prospettiva.”
La come sempre arguta osservazione del Vasari, è confermata in pieno dalla struttura dell’affresco, che rappresenta una sorta di stanza dipinta che si pone in dialogo, con la reale architettura del refettorio. L’Ultima cena è rappresentata con la mensa degli Apostoli, sulla parete di fondo, le cui finestre sono aperte e con le ante proiettate in avanti, a rivelare scorci della via dove si trovava il convento. Si vedono infatti, vicino ai colombi appollaiati, dei palazzi, una porta, verosimilmente l’antica Porta Romana antistante il convento e una veduta delle mura che si inerpicano tra le colline. Questo rappresenta il secondo motivo dell’importanza dell’affresco del Franciabigio, perchè, esso ci mostra, oltre alla già citata rilevante spazialità prospettica, come doveva essere la zona di Boboli e del Poggio Imperiale, prima delle trasformazioni medicee. Attenta e ben distribuita nell’opera, è poi la resa luminosa tra l’interno, che resta in ombra e l’esterno. Per quanto riguarda la scena dell’Ultima Cena, in essa, al centro sta ovviamente Gesù circondato dagli apostoli che si interrogano sulla sua affermazione che uno di loro quella notte, lo tradirà. Infatti, se Giovanni, appare addormentato come al solito, sulla spalla di Gesù, a sinistra, Pietro a destra, si solleva, alzando il dito, con fare interrogativo, mentre Giuda, situato come in quasi tutti i cenacoli, da solo dalla parte del tavolo verso lo spettatore, sentitosi scoperto, si alza repentinamente, lasciando quasi cadere all’indietro, lo sgabello e rovesciando la saliera con il braccio. Per quanto riguarda gli elementi leonardeschi, dei quali ho parlato sopra, essi sono ravvisabili negli Apostoli ai lati, che si indicano l’un l’altro scambiandosi intensi gesti e sguardi e sono raffigurati alle estremità a gruppi di tre, talvolta alzandosi in piedi. Vi è poi anche un accenno alla possanza fisica dei corpi, tipica di Michelangelo forse filtrata dai primi manieristi fiorentini, con le masse corporee che appaiono, talvolta dilatate ed accese da un forte chiaroscuro particolarmente evidente nel Sant’Andrea, che incrocia le braccia muscolose ed accentuate nella loro tridimensionalità, dai brillanti colori del panneggio.
Luca Monti
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