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Il 9 Aprile del 1886 nacque a Firenze lo scultore Sirio Tofanari

di Luca Monti
mercoledì 9 Aprile 2025 · 21:55 · 5 min di lettura
Il 9 Aprile del 1886 nacque a Firenze lo scultore Sirio Tofanari

Il 9 Aprile del 1886 nacque a Firenze, lo scultore Sirio Tofanari. Si formò artisticamente da autodidatta, ma certo lo aiutò l’ambiente familiare, in quanto tra i suoi fratelli vi era anche Salvino, pittore. Ma anche la figura del padre, appassionato cacciatore, fu importante per la sua formazione artistica. Furono, infatti, le battute di caccia col padre Ludovico ad ispirare la sua predilezione nel ritrarre soggetti animali nelle sue sculture. E proprio una piccola statuetta raffigurante un cervo ferito realizzata a soli quattordici anni per la famiglia, fu la sua prima opera. Rimasto orfano di entrambi i genitori a sedici anni, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ma la frequentò soltanto per un anno, essendo di carattere insofferente, verso l’applicazione costante e la disciplina che essa richiedeva. A vent’anni, si recò quindi dapprima a Parigi dove l’ambiente artistico era più spontaneo e meno accademico e poi a Londra, dove studiò approfonditamente gli animali, sia dal vivo presso il famoso zoo di quella città, che nella loro anatomia recandosi spesso ad osservare le collezioni naturalistiche del Natural History Museum in South Kensington ed iniziando la sua produzione scultorea vera e propria. Il suo ritorno in Italia, due anni dopo, fu un grande successo, perchè ad una sua mostra personale a Faenza (RA) la scultura di una gazzella in bronzo, venne acquistata, addirittura, dal re. Partecipò a quasi tutte le Biennali di Venezia, dal 1909 al 1936 con la sola interruzione dovuta al suo arruolamento in artiglieria, durante la prima guerra mondiale ed ebbe una sala interamente a lui dedicata, alla III Biennale Romana d’Arte, del 1925. Negli anni ’20 ebbe grande successo in Sud America ed a Bruxelles, dove la regina del Belgio, comprò diverse sue opere. Nel 1926 realizzò per lo stabilimento termale del “Tettuccio” a Montecatini, la “Fontana dei Coccodrilli” nota anche come la “Fontana del Tettuccio” che per lungo tempo è stata una delle attrazioni turistiche di quella località termale. In quel periodo nacque un’amicizia con Galileo Chini, che stava anch’egli lavorando presso le terme, che sfociò anche in una collaborazione con alcune sue opere in ceramica, per la manifattura del Chini, a Borgo San Lorenzo. Ricevette dal re, Vittorio Emanuele III il titolo di Cavaliere e quello di accademico corrispondente dell’Accademia delle arti del disegno di Firenze, pur avendola come detto frequentata solo un anno. Dal 1937 si trasferì a Milano, lavorando solo per importanti famiglie industriali. Nel 1949, anche il presidente della Repubblica gli confermò la stima per il suo lavoro artistico, nominandolo Accademico Nazionale dell’Accademia Nazionale di San Luca, a Roma, per la Classe della Scultura. negli anni ’50, abbandonò la produzione di sculture di grandi dimensioni, dedicandosi solo a piccole statuette, tipo soprammobili, anche in ceramica riprendendo l’esperienza fatta con Chini, ma collaborando stavolta con la manifattura Cacciapuoti di Milano, all’epoca molto nota e con la Società Ceramica Italiana di Laveno (VA). Negli anni ’60 si dedicò, a rappresentare la figura di San Francesco ed il particolare rapporto di quest’ultimo con gli animali, oltre che soggetti tipicamente religiosi, quali crocifissioni, madonne ed un’ultima cena. Sirio Tofanari, morì a Milano, il 12 Ottobre del 1969. L’opera che vi propongo è: “La carezza” una fusione a cera persa di 25 x 70 x 55 cm, realizzata intorno al 1909 di proprietà privata e quindi non visibile. L’opera è Firmata al centro, alla base della coda del leone: Tofanari Sirio, mentre lungo il bordo è riportato il nome del fonditore: Fond. G. Vignali Firenze. La base, è in marmo serpentino recante una targa in ottone con il titolo: “La carezza”. In questo splendido gruppo bronzeo che raffigura un giovane leone ed una leonessa impegnati in un gioco amoroso, Sirio Tofanari, riesce a trasmettere una sensazione di forza e rilassatezza, allo stesso tempo. Avendo, come detto, maturato un’ampia conoscenza del mondo animale dopo averlo esplorato in ogni suo aspetto ed a lungo durante la sua permanenza a Londra, dove trascorreva lunghe ore allo zoo e al Museo di Storia Naturale, l’artista è riuscito a catturare un istante fugace ed a fissarlo per l’eternità. Penetrando nella natura stessa dei due animali ritratti con gli occhi appena aperti in una tipica espressione di indolenza felina, Tofanari, si tiene alla larga dall’astrazione stilizzata e dall’eccessiva aneddotica nel trattare il soggetto. Ad attrarlo, infatti, è soprattutto il gioco di linee sinuose che i corpi delle due fiere formano mentre si appoggiano languidamente l’uno all’altro, creando un gioco di luci ed ombre sulla materia, alla quale l’artista conferisce una finitura alternata: ora grezza, ora levigata, la cui morbidezza, viene esaltata, dalla tecnica di fusione a cera persa. La scultura, venne acquistata direttamente dalla bottega dell’artista, da Licurgo Bertelli, suo amico e famoso chimico, autore del manuale; “Cementi e calci idrauliche: fabbricazione, proprietà, applicazioni” pubblicato dalla Hoepli nel 1912. Secondo una memoria di famiglia tramandata ai pronipoti Sirio Tofanari, distrusse lo stampo al termine della scultura. In seguito, quando venne chiamato chiamato ad esporre la sua opera all’ottava Biennale di Venezia, decise di plasmare una seconda copia e chiese al Bertelli, di prestargli la statua per poterla utilizzare per produrre lo stampo, ma il Bertelli rifiutò. Questo bronzo è quindi probabilmente, un’opera precedente alla versione della Carezza, realizzata nel 1909 insieme alle Giovani leonesse per la quinta sala dell’Ottava Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia ed acquistata in quell’occasione per 750 Lire, dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, dove è tuttora esposta.

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