Il “caso politico” di Terni: un punto della situazione a due mesi dalle elezioni amministrative
In occasione delle elezioni amministrative di maggio 2023 per Fiorenza Oggi abbiamo ritenuto interessante occuparci del sorprendente risultato elettorale di Terni, proponendo una lettura non solo locale di quanto accaduto nella città umbra, con la vittoria della coalizione guidata dal leader di Alternativa Popolare Stefano Bandecchi appoggiata anche da una lista civica e da una vicina a Italexit.
L’ipotesi che abbiamo avanzato è che il “modello Terni” potesse determinare a livello nazionale la crisi del trentennale bipolarismo fra “centrodestra” e “centrosinistra” con il ritorno sulla scena delle culture politiche della prima repubblica, sia quella cristiano-democratica che quelle “laiche” liberale, repubblicana e socialista riformista.
Tra un articolo di approfondimento e l’altro, è accaduto un evento di portata epocale: la scomparsa di Silvio Berlusconi, che può essere considerato il creatore dell’immaginario “bipolare” che abbiamo conosciuto negli ultimi trent’anni.
L’uscita di scena di Berlusconi mette quel che resta del suo partito e del suo elettorato di fronte a una scelta: diventare una piccola corrente “moderata” del destra-centro guidato da Giorgia Meloni e legato al gruppo europeo dei Conservatori o rompere con questo scenario e puntare a recuperare quella vasta area di elettori che da alcuni anni non votano più scompaginando le alleanze attuali.
Molte delle ipotesi che abbiamo avanzato il mese scorso si stanno rivelando corrette.
Il nuovo sindaco Stefano Bandecchi ha più volte affermato di voler guidare una coalizione di centro, rompendo con il “bipolarismo” che caratterizza la scena italiana dal 1992 e attaccando sia “la destra sociale” che la “sinistra sociale”.
La strategia comunicativa di Alternativa Popolare e della giunta ternana richiama per molti aspetti quella del primo Berlusconi e quella di Matteo Renzi del 2014, con l’elogio della “politica del fare”, del decisionismo del leader, un approccio post-ideologico che in un certo senso ricorda anche quello della campagna elettorale del MoVimento 5 Stelle nel 2018.

Nella nuova giunta insediata a Giugno ci sono figure molto lontane dalla coalizione di destra-centro che governa la regione e l’Italia, come quella di Mascia Aniello, ex nome di punta del Movimento 5 Stelle della città umbra, con la quale si punta a portare nella coalizione una certa sensibilità ambientalista molto importante in una città operaia, ma nella quale l’industria non ha più il peso economico dei decenni scorsi e nella quale la storica acciaieria Ast è oggi controllata dal gruppo cremonese Arvedi. In giunta anche un ex calciatore e allenatore della Ternana, Marco Schenardi, e molti nomi nuovi provenienti dal mondo delle professioni.

Nella conferenza stampa del 13 luglio Bandecchi e il vicesindaco, l’avvocato Riccardo Corridore hanno annunciato la riorganizzazione del partito Alternativa Popolare di Terni, con la divisione della città in 14 aree guidate da un coordinatore locale e da un comitato con il compito di raccogliere eventuali segnalazioni dei cittadini e di mediare tra questi ultimi e la giunta comunale.
Terni è una città policentrica, il comune comprende numerose frazioni che sono geograficamente autonome dalla città, anche di interesse turistico come Piediluco, Marmore, Miranda, e quartieri periferici nati per accogliere gli operai delle acciaierie. A questo si aggiunge uno sportello telematico sempre per accogliere eventuali istanze dei cittadini, chiamato AiutiAMO Terni.
Un doppio binario comunicativo e politico: da un lato la coalizione ternana si presenta come post-ideologica e incentrata sul “fare” come quella guidata dal primo Berlusconi o l’anomalo Pd renziano del 2014, da un lato si organizza capillarmente sul territorio con qualcosa che ricorda molto da vicino le antiche “sezioni” di partito della Prima Repubblica, che nel bene e nel male permettevano di mantenere un legame tra gli esponenti politici, i cittadini e i territori, legame evaporato con i partiti personali e i “movimenti” fluidi e telematici degli ultimi anni.
La stessa Lega, oggi il più antico partito italiano, ha mantenuto una struttura territoriale solo nel Nord, mentre nel centro-sud la bolla elettorale creata tra il 2017 e il 2019 grazie all’abilità comunicativa dei social media manager che gestivano i profili di Matteo Salvini si è rapidamente sgonfiata determinando una diaspora anche a livello di dirigenti locali (molti sono passati a Fdi, area dalla quale provenivano).
Quella di rifondare una nuova politica rompendo con lo schema “bipolare” ma anche con il dogma del partito virtuale, tornando a presidiare i territori, è un approccio interessante che, al di là del giudizio politico sull’operato della giunta ternana, può determinare dopo 30 anni una crisi di un modello che si sta dimostrando ormai fallimentare, quello “bipolare” e di quello del populismo “antipolitico” e digitale che sembrava essere destinato a sostituirlo dopo le elezioni del 2018.
Un assetto che i movimenti del cosiddetto “dissenso” nati a seguito delle politiche restrittive delle libertà individuali a seguito dello stato di emergenza “sanitaria” hanno provato a mettere in discussione, fallendo forse anche per il fatto di ispirarsi in maniera troppo esplicita a una lettura “novecentesca” della realtà politica cercando una sintesi tra estrema destra ed estrema sinistra che si è rivelata fuori dalla storia, e a posizioni molto conservatrici sul tema dei “diritti civili”.
Per quanto riguarda i temi locali, segnaliamo alcuni aspetti meritevoli di essere approfonditi.
L’assessore al commercio Stefania Renzi ha annunciato di voler allentare la ZTL attiva nel centro della città per rilanciare e sostenere il commercio locale. Una posizione certamente in controtendenza con quella dei sindaci delle città metropolitane come Roma, Firenze, Genova e Milano, improntate a politiche sempre più restrittive sulla circolazione automobilistica.
Stefano Bandecchi ha inoltre annunciato, riconoscendo l’utilità dei servizi offerti alla cittadinanza, di voler rinnovare la collaborazione con una realtà storicamente di sinistra come La Casa delle Donne di Via Ludovico Aminale, sede che ospita non solo uno sportello antiviolenza con servizi di orientamento e consulenza legale, ma che costituisce anche una realtà culturale molto attiva nella quale si organizzano mostre e presentazioni di libri; al contrario il predecessore leghista Leonardo Latini intendeva mettere a gara lo spazio da anni assegnato a questa realtà.
Si tratta di una rottura abbastanza esplicita con la giunta di centrodestra guidata da Donatella Tesei e con una forte presenza di Fdi, che si è scontrata apertamente con la Casa delle Donne (l’unica dell’Umbria) e sta portando avanti un’interpretazione molto restrittiva della legge 194 sull’aborto, con l’introduzione dell’obbligo di prescrizione medica per la cosiddetta “pillola del giorno dopo” Ru486 e con l’assegnazione di fondi pubblici alle associazioni “pro life” tramite la recente istituzione del “fondo per la vita nascente”.
Con la presenza in giunta di Mascia Aniello e l’atteggiamento assunto verso la proprietà di Ast circa la riduzione dell’emissione di polveri sottili, oltre che la ferma opposizione all’impianto di essicazione fanghi che la regione intende costruire nella località di Maratta la giunta punta anche a fare propri alcuni temi del mondo ambientalista locale, nonostante sia Europa Verde sia i movimenti ambientalisti confluiti nella lista di sinistra Bella Ciao si collochino con decisione all’opposizione di Bandecchi e della sua coalizione.
Nello stesso tempo, la giunta ternana insiste molto anche su un tema caro all’elettorato di centrodestra, quello del “decoro urbano” sia dal punto di vista degli interventi di manutenzione stradale, sia da quello della “sicurezza”
In quest’ottica l’infelice (come sempre in questi casi, ci si chiede sempre dove finisca la “gaffe” e dove inizi una polemica creata ad hoc per attirare attenzione mediatica) “battuta” del sindaco sul “vigili cecchini” che dovrebbero “scoraggiare” chi si bagna nella centralissima fontana di Piazza Tacito, riaperta nell’inverno 2021 dopo anni di restauro, a margine di una storia pubblicata su Instagram nella quale si vedevano due persone bagnarsi nella vasca caratterizzata dai mosaici di Corrado Cagli, si inserisce nella consolidata tradizione bipartisan del “sindaco sceriffo” attivissimo anche sui social. Già nel 2017 il sindaco di Bari De Caro del Pd inaugurava la rubrica “Lo schifoso del giorno” per mettere alla gogna veri o presunti “maleducati” e qualcosa di simile ha fatto anche il sindaco di Cagliari Truzzu, di Fdi, nel 2019.

Senza contare che l’Italia viene da tre anni nei quali i toni sono stati esasperati all’inverosimile: dalla caccia ai runner “per dare un segnale” auspicata dal presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini nel 2020 all’ex parlamentare di Forza Italia e candidato (non eletto) di Più Europa Giuliano Cazzola, che nel 2021 auspicava un ritorno del generale Bava Beccaris che sparasse sulle piazze “no greenpass” alle battute sui “sorci” di Roberto Burioni, ospite fisso fino all’anno scorso nella trasmissione tv Che tempo che fa.
Su questa testata ci siamo espressi più volte contro la retorica securitaria di destra e di sinistra, che rischia di portare inevitabilmente verso “misure” autoritarie di vario tipo. Pertanto possiamo affermare che non condividiamo per nulla “battute” come quella sui “cecchini”, ma anche che non vediamo in questo nihil sub sole novi e che forse sarebbe ora di ragionare sulle modalità con le quali politici e personaggi pubblici in generale usano i social network. Le stesse testate che oggi si scandalizzano per questa uscita passarono in cavalleria non solo le rubriche dei sindaci di Bari e Cagliari, ma anche le dichiarazioni non certo meno pesanti dei vari Cazzola, Bonaccini, Brunetta, Burioni durante il periodo della “pandemia”.
Per quanto riguarda la coalizione alla guida di Terni, ci chiediamo se questa trasversalità di temi e linguaggi troverà o meno una sintesi.

Un tema che ha fatto molto parlare a livello locale è quello dello spostamento estivo del mercato settimanale del mercoledì dal centro al parco detto “La Passeggiata”: un’iniziativa avversata da buona parte dell’opposizione, in particolare dai comitati ambientalisti che mettevano sotto accusa la potatura di alcuni alberi per permettere l’installazione dei camion, e anche da alcuni ambulanti che preferivano una zona di passaggio a una nella quale si deve accedere apposta. La prima edizione del mercato ha riscontrato una discreta partecipazione dei cittadini, incentivati dall’ombreggiatura della zona.

Un altro aspetto rilevante è che Alternativa Popolare e le liste alleate si presenteranno anche alle comunali di Perugia e Foligno, oltre che alla Regione Umbria, per la quale si voterà nel 2024.
Il candidato di Perugia sarà l’ex capitano Davide Baiocco: il legame tra la politica e il calcio resta un dato qualificante di questa coalizione.
Il tema del riequilibrio provinciale è uno dei punti programmatici portati avanti da Alternativa Popolare in Umbria: oltre alla storica situazione di Spoleto e dei comuni perugini della Valnerina che da anni chiedono il passaggio a Terni, è stato proposto il cambio di provincia anche per Foligno, città che costituisce la cerniera geografica e linguistica tra l’Umbria settentrionale legata alla Toscana e quella centro-meridionale.
Il fallimento politico delle due giunte precedenti, quella di centrosinistra guidata da Catiuscia Marini, caduta nel 2019 a seguito di un’inchiesta su presunti illeciti relativi alle assunzione nella sanità, e a quella attuale di centrodestra, criticata dalle opposizioni per la gestione della sanità pubblica e per le politiche restrittive sulla 194 e considerata troppo “perugiacentrica” nella parte meridionale del territorio, e l’implosione dei rispettivi sistemi di potere, rende l’Umbria una regione “contendibile” e le elezioni locali del 2024 saranno un test importante per comprendere se “il caso Terni” sarà indicativo di una tendenza nazionale o sarà una delle tante parentesi politiche nate a livello locale rientrate poi nell’alveo del “bipolarismo” come accaduto con l’esperienza di Renato Accorinti a Messina, personaggio diversissimo da Bandecchi, ma altrettanto lontano dai “poli” nazionali.Quello che appare certo è che l’assetto politico che caratterizza l’Italia dal 1993-1994, quello improntato su due “poli” che al di là delle plastiche contrapposizione su temi di bandiera come quello della “maternità surrogata” non mostrano significative differenze a livello operativo, è in fortissima crisi, e chi riesce a intercettare il profondo scontento provocato dallo scollamento tra questa politica e la realtà sicuramente potrebbe riuscire a diventare centrale nello scenario nazionale in vista del test delle Europee e delle elezioni politiche previste per il 2027.
Andrea Macciò
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