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Il neosindaco di Terni, Stefano Bandecchi può diventare il leader nazionale di un nuovo “Centro”?

di Andrea Macciò
mercoledì 7 Giugno 2023 · 15:19 · 9 min di lettura
Il neosindaco di Terni, Stefano Bandecchi può diventare il leader nazionale di un nuovo “Centro”?

Le elezioni amministrative della scorsa primavera hanno confermato le tendenze già registrate alle politiche di settembre: la coalizione guidata da Giorgia Meloni, conferma i suoi voti nonostante la crescita dell’astensionismo, le opposizioni si presentano in ordine sparso senza una vera e propria coalizione e il cosiddetto “dissenso” resta (ove presente) confinato a numeri tendenzialmente irrisori. L’unica autentica novità politica di questa tornata è stata l’elezione del presidente della Ternana e leader di Alternativa Popolare, Stefano Bandecchi, a sindaco di Terni, con il 54,62% dei voti, sconfiggendo il candidato del centrodestra Orlando Masselli. Bandecchi, era sostenuto da Alternativa Popolare e da tre liste civiche: Con Bandecchi per Terni, Noi per Terni e Terni per Loro, liste che ospitavano al proprio interno alcuni esponenti di Noi Moderati ed Italexit. Stefano Bandecchi, ha recuperato lo svantaggio del primo turno, nel quale aveva conseguito il 28, 14% contro il 35, 81% di Masselli, intercettando una parte dei voti del centrosinistra che aveva sostenuto al primo turno Kenny e probabilmente delle liste civiche, tra le quali quella promossa dall’ex leghista in rotta con la precedente giunta Fiorini. L’elezione di Bandecchi. mostra come, a 30 anni dalla discesa in campo di Berlusconi, acquistare una squadra di calcio sia ancora un modo sicuro per entrare in politica e avere successo. Ma chi è Stefano Bandecchi? Nato a Livorno, ma romano d’adozione, Bandecchi ha fondato nel 2006 l’Università telematica Unicusano, che negli anni è cresciuta sino a diventare una delle maggiori università on line italiane. Oggi i suoi interessi imprenditoriali spaziano in diversi settori: ma il fattore saliente dal nostro punto di vista è che Bandecchi, è proprietario anche di un’emittente televisiva e di una radio legate all’università. Calcio, comunicazione, editoria: gli stessi settori che hanno permesso a Berlusconi, di diventare un leader nazionale. Recentemente, Bandecchi, è oggetto di un’inchiesta della Guardia di Finanza, relativa all’utilizzo dei fondi di Unicusano. Il calcio, è un settore sul quale Bandecchi, ha puntato da subito: dal 2014 al 2017 è stato infatti, proprietario dell’Unicusano Fondi, per acquistare poi nel 2017 la Ternana, primo elemento della “scalata” al comune di Terni. Turbolento il suo rapporto con i tifosi: dopo un esordio conflittuale, con il tentativo di modificare la storica maglia rossoverde e il nome in “Unicusano Ternana” (prassi diffusa nel basket, ma rarissima nel calcio, con la storica eccezione del Lanerossi Vicenza) fortemente osteggiato dalla Curva Est e la retrocessione in C con la guida di Luigi De Canio, Bandecchi, è entrato in sintonia con la città e in alcuni anni ha risollevato la squadra fino all’annata trionfale del 2020-2021. Quest’anno la Ternana è partita benissimo, per poi entrare in crisi determinando la sostituzione in panchina di Lucarelli, con Aurelio Andreazzoli. A febbraio 2023 la sconfitta con il Cittadella e lo scontro aperto, culminato in sputi reciproci, con una parte della tifoseria. Frattura in parte ricomposta con il ritorno di Lucarelli, alla guida della Ternana. Bandecchi, ha progettato negli anni di presidenza, la costruzione di un centro sportivo, di un centro benessere e di una clinica privata che dovrebbe essere poi convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, incontrando l’ostilità di una parte della tifoseria e scontrandosi in alcune occasioni con la giunta di centrodestra guidata da Latini. Stefano Bandecchi, aveva già tentato l’ingresso in politica, in ambito nazionale a settembre con il “Terzo Polo” non riuscito a causa del veto di Carlo Calenda. Oggi Bandecchi, si presenta come un leader centrista e post-ideologico, che si propone di trasformare Alternativa Popolare, da piccolo movimento di ispirazione cristiana e popolare in erede delle culture politiche centriste della Prima Repubblica: quella democristiana, ma anche quelle laiche, come la liberale e la repubblicana. Stefano Bandecchi, aspira a diventare “l’erede” politico di Berlusconi? Questa è l’impressione che abbiamo. Nel suo passato, a quanto pare ci son state simpatie giovanili per il Movimento Sociale Italiano, ma anche una fase di avvicinamento ai Democratici di Sinistra. In tempi più recenti Bandecchi, è stato uno dei maggiori finanziatori di Forza Italia, con la quale però sembra avere logorato i rapporti negli ultimi tempi. La città di Terni, era una storica roccaforte “rossa” caduta con le elezioni 2018 quelle caratterizzate dal vento populista e “gialloverde” che poi portò alla nascita del primo governo Conte, una fase nel quale nelle città l’elettorato grillino tendeva a convergere sui candidati di centrodestra. Nello stesso periodo anche la Regione è passata al centrodestra, guidata oggi dall’ex sindaca leghista di Montefalco, Donatella Tesei.
Il percorso della giunta Latini non è stato facile, con diverse defezioni interne e una politica caratterizzata da numerose misure a carattere simbolico e securitario, dal divieto di posteggiare le biciclette che determinò un vasto scontento culminato nella manifestazione a Palazzo Spada nel 2019 fino all’ordinanza del 2021 che vietava lo “stazionamento” e l’“abbigliamento indecoroso” in numerose vie della città umbra. Il sindaco Latini, è stato accusato anche di subordinazione al potere “centrale” della Regione con sede a Perugia. Terni e la parte meridionale della provincia di Perugia, lamentano infatti un eccessivo centralismo del capoluogo, nel quale sono concentrati la maggior parte dei servizi e delle infrastrutture. Il casus belli più recente, è l’impianto di essiccazione fanghi delle acque reflue dell’intera Umbria, che la Regione ha deciso di collocare a Maratta, frazione di Terni, che peraltro ospita anche un sito archeologico, determinando la forte opposizione degli ambientalisti e dell’intera città.

Nella sua prima conferenza stampa, Bandecchi, personaggio che rivendica il carattere “fumantino” delle sue origini livornesi, assieme al suo numero due, l’avvocato Riccardo Corridore, ha ribadito che “non consentirà al governo di destracentro della Regione Umbria, di far diventare Terni, la fogna dell’Umbria” e che chiederà la ridiscussione della delibera. Tra le altre proposte, quella di rendere più efficienti i servizi comunali e delle municipalizzate attraverso un approccio “aziendalista” e manageriale simile a quello adottato nelle aziende private: un altro auspicio che lo avvicina al Berlusconi prima maniera e quella di ridiscutere l’assegnazione dei fondi del Pnnr. L’opposizione all’impianto di essicazione fanghi a Maratta, lo avvicina a una storica battaglia dei movimenti ambientalisti locali, che lo hanno aspramente avversato per il progetto della clinica e del centro sportivo. Il discorso di Bandecchi, è interessante non solo per le dinamiche locali, visto che si propone di diventare il difensore degli interessi dell’Umbria meridionale e potrebbe appoggiare il cosiddetto “riequilibrio della province” con il passaggio di Spoleto e altri comuni limitrofi a Terni, e altre rivendicazioni che sono portate avanti da tempo da una parte della regione che troppo spesso si è sentita “colonizzata” dalla vicina Toscana, alla quale secondo molti guarda la Giunta Regionale. In molti nel 2018/2019 votarono il centrodestra non per convinzione ideologica, ma per portare avanti una rottura con un sistema di potere che era ormai cristallizzato da molti anni. L’impressione che molti cittadini hanno avuto, è che l’asse fra il centrodestra regionale e la giunta Latini, lo stesse ricreando, e hanno provato di nuovo a cambiare direzione. L’aspetto più interessante, però, è che Bandecchi e Corridore, hanno attaccato la Giunta Regionale definendola di “destracentro” un’espressione che vuole parlare a quella parte di elettorato astensionista proveniente da Forza Italia e che non si sente più rappresentato da un partito che oggi appare subordinato alla linea di Fratelli d’Italia, sui temi della politica estera, dei diritti civili, dell’economia e a quella parte di elettorato del Pd che non si sente rappresentato dalla svolta “a sinistra” di Schlein. La dissoluzione politica del Terzo Polo, potrebbe giocare a suo favore. Interessante il fatto che in una delle liste civiche di Bandecchi, erano presenti anche alcuni esponenti di Italexit, partito che in molte situazioni locali gravita nell’area di centrodestra, ma che a settembre 2022 era collocato tra i movimenti del cosiddetto “dissenso” rispetto alle “misure di contenimento della pandemia” e alla politica estera italiana. Un movimento anch’esso post-ideologico, con un’anima di destra, ma che ha assorbito anche parte dell’elettorato e della militanza del Movimento Cinque Stelle e in alcune aree d’Italia, anche della sinistra. Dopo Terni, l’obbiettivo di Bandecchi, è quello di prendersi Roma, nel senso che aspira a diventare un leader nazionale?
Noi crediamo di sì. Se Bandecchi, non piace alla sinistra radicale perché ricorda per molti versi nel suo atteggiamento “padronale” un Berlusconi del 1994 meno accomodante e più “fumantino” ci sembra che abbia avuto il fiuto politico di intercettare non solo lo scontento dei ternani per le politiche della giunta Latini, ma anche il vero vuoto politico che si è venuto a creare in Italia dal 2018 in poi, quello del “centro” che è sempre stato dominante in questo Paese. Se guardiamo ai flussi elettorali degli ultimi anni, l’elettorato della destra oscilla tra Fdi e Lega, ma rimane da anni stabilmente oltre il 30%. Molti gli elettori persi negli ultimi anni dal Pd e dal Movimento 5 Stelle probabilmente anche a causa della rivendicazione delle “misure” autoritarie assunte nel periodo delle restrizioni sanitarie, a differenza di quanto fatto dal centrodestra che pur avendole appoggiate non ne parla, e molti anche gli elettori persi da Forza Italia, alla quale è rimasta oggi la parte irriducibile dei sostenitori di Berlusconi. Stefano Bandecchi, potrebbe provare a proporsi come colui che ribalta i rapporti di forza nel centrodestra, provando a ricostruire una forza centrista che si ispira alla tradizione democristiana, liberale e repubblicana, ma che ostenti anche la sua distanza dalla politica tradizionale rivendicando i metodi “manageriali” e il civismo. Quello che ha determinato il successo di Forza Italia nel 1994 e anche del Movimento 5 Stelle nel 2018, che nella campagna elettorale aveva ridimensionato le proposte radicali su alcuni temi portata avanti nel 2013 presentandosi come una forza rinnovatrice, ma rassicurante. Se l’operazione di Bandecchi, andasse a buon fine, le prossime elezioni politiche potrebbero vedere un ribaltamento dello scenario a livello nazionale, con la destra di Fdi che nel 2022 ha beneficiato del voto “fluido” dei cittadini contrari alle “misure di contenimento della pandemia” e scontenti della situazione economico-sociale, ma lontani dai temi “di bandiera” del partito di Giorgia Meloni, relegata a un ruolo nuovamente marginale.

Andrea Macciò

 

 

 

 

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