La “finestra” di Fedriga: il 2 Novembre con l’interruzione “preventiva” del trasporto pubblico in Friuli Venezia Giulia l’ennesimo “de profundis” dello stato di diritto
Nel “fiume” di retorica che come accade puntualmente a ogni alluvione o catastrofe naturale come quella che ha travolto parte d’Italia in quello che è stato un weekend di paura ( ma non per la distruzione delle “nostre tradizioni” a causa di Halloween e dello sdoganamento del neo-paganesimo, come ha sostenuto nell’ennesima surreale discussione il variegato blocco culturale neoconservatore egemone in Italia) travolge la libertà di informazione, è passato sotto silenzio l’ennesimo gravissimo attacco allo stato di diritto e alle possibilità dei cittadini di essere padroni della propria esistenza, e anche di assumersi consapevolmente dei rischi, visto che in questo caso non si può neanche evocare l’appello “ad misericordiam” del sacrificio per salvare i “fragili” o la “nonna” come accadde nel 2020.
I fatti sono questi: in seguito all’allerta rossa per rischio idrogeologico emessa dai centro meteo della regione e dalla Protezione Civile, il “governatore” leghista del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha disposto l’interruzione preventiva di tutti i servizi di trasporto pubblico del territorio di competenza: autobus di linea, treni regionali, treni nazionali a media e lunga percorrenza, compresi i costosi Frecciarossa, costretti a fermarsi a Venezia Mestre, a partire dalle 12 di Giovedì 2 Novembre e per l’intera giornata di Venerdì 3 Novembre.

Per quattro ore, chi si trovava nelle provincie di Gorizia, Udine, Pordenone e Trieste per lavoro, vacanza o per raggiungere i familiari per il ponte festivo (ricordiamo che in teoria in Italia la libertà di circolazione dei cittadini è sì garantita dalla Costituzione, ma con la famigerata postilla della possibilità di disattivarla per “ragioni di sanità e sicurezza”) è rimasto di fatto prigioniero del territorio friulano.
Il contemporaneo divieto di transitabilità stradale ha impedito anche l’attivazione di servizi sostitutivi.
In seguito, è stata disposta una “evacuazione” dalle provincie di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine tramite un “servizio” di treni regionali minimi e rigidamente disciplinati nell’accesso. Eventuali turisti che si fossero trovati in una struttura alberghiera avrebbero potuto permanervi fino a “cessata allerta” ovviamente a spese loro: non certo della Regione Friuli-Venezia Giulia.
L’aspetto sconcertante di tutto questo è che la disposizione non è intercorsa a seguito dell’impraticabilità della struttura, ma per “limitare gli spostamenti delle persone a tutela della loro incolumità”.

Sui canali di vendita di Trenitalia sono fioccate le “calde raccomandazioni” a evitare ogni spostamento “non essenziale”.
Chi chiediamo quale sia l’autorità che decide al posto di una persona il livello di essenzialità del suo spostamento.
L’Ad di Trenitalia? L’onnipresente Protezione Civile, che ricordiamo in passato impegnata persino nell’organizzazioni di eventi sportivi come i mondiali di nuoto, o in estate nel servizio d’ordine delle sagre? I “governatori” delle regioni, che da quando li chiamano così si sentono un po’ sceriffi del Wyoming? Un apposito Commissario? C’è un pensoso consesso di “esperti”? Un Comitato Tecnico Scientifico? Una task force? Una Cabina di Regia?.
Il fatto che il “contratto di trasporto” tra i cittadini e un’azienda di Stato come quella ferroviaria (ricordiamo che spesso i biglietti dei Frecciarossa sono acquistati con mesi di anticipo e che dal 2020 in molte regioni è stata introdotta la prenotazione anche sui regionali, “misura” sanitaria rimasta come molte altre pur essendo venuto meno il motivo per la quale era stato introdotta) possa non essere rispettato dall’azienda di stato stessa, su disposizione di un’istituzione pubblica, e che tutto questo sembri normale a tutti, certifica una sola cosa: che l’Italia non è più uno stato di diritto, ma una Repubblica fondata sull’emergenza permanente.
Ricorda qualcosa tutto questo? Certamente, quello che accadde nel 2020.
Ma possiamo dire che, pur per un solo giorno, il leghista Fedriga è riuscito a fare persino peggio di Giuseppe Conte durante il lockdown 2020, che se non altro non ha mai bloccato la circolazione degli autobus urbani, né la circolazione ferroviaria che pure era stata drasticamente ridotta.
Chi scrive non ha mai condiviso una sola “misura” dell’avvocato di Volturara Appula: ma evidentemente al peggio non c’è mai fine, come alla spesa pubblica improduttiva.
“In tempo, con qualsiasi tempo” recitava una pubblicità delle Frecce non più di una decina di anni fa.
Oggi i treni circolano regolarmente, beninteso se non ci sono “accertamenti dell’autorità giudiziaria” o “guasti tecnici agli impianti di circolazione” o “estranei tra i binari” solo in condizioni meteo perfette.
Cosa è accaduto nel frattempo? Si è consolidato l’ideologia della “massima precauzione”.
Ad anticipare le “misure” di Fedriga c’era già stato il famigerato “piano neve e gelo” che da alcuni anni dispone il dimezzamento dei servizi ferroviari regionali in caso di allerta nivologica.
Questo perché oggettivamente in Italia nevica meno, che sia o meno colpa dell’uomo o del global warming lo lasciamo discutere ad altri, e non c’è probabilmente interesse a mantenere in organico il personale addetto allo “snevamento scambi”. In ogni caso, la riduzione parziale dei servizi è ben diversa dall’interruzione totale.
La “misura” di Fedriga, visto che l’infrastruttura era percorribile, appare ai limiti dell’interruzione di pubblico servizio. E infatti venerdì 3 c’è stata, visto che sulla regione era tornato il sole, una brusca marcia indietro con il ripristino anticipato della circolazione.
Resta il fatto del disagio creato ai cittadini in nome del “loro bene” e del famigerato interesse collettivo.
Non è difficile immaginare che cosa questo ecosistema di potere, tra Stato, regioni, l’onnipotente Protezione Civile e burocrazie varie potrebbe creare nel momento in cui il messaggino di Stato It Alert diventasse operativo.
Potrebbe tornare l’autocertificazione con relative sanzioni per chi si sposta durante l’allerta “rossa”?
Lo scenario è tutt’altro che improbabile, l’allerta meteo, con il sistema a colori che determina restrizioni crescenti, giallo, arancione, rossa (ma alcuni siti dei centri Arpa regionali parlano anche di “allerta verde” quando non ci sono fenomeni, perché forse l’attesa dell’emergenza è l’emergenza stessa) è stato il modello organizzativo del secondo lockdown, quello “temperato” del 2021.
Nella normalità apparente di questo novembre post-pandemico è mancato solo il coprifuoco, insomma. Ma forse è meglio non dare idee a chi ci governa.
Riportiamo qua il comunicato sul sito di Trenitalia del 2 novembre:
“In base all’ordinanza contingibile e urgente n. 1/2023 del presidente della Regione Autonoma del Friuli-Venezia Giulia, la circolazione ferroviaria, dalle ore 12.00 di oggi giovedì 2 novembre, è sospesa sulle linee Sacile – Gemona – Tarvisio, Sacile – Casarsa – Udine, Portogruaro – Trieste, Udine – Palmanova – Cervignano, Udine – Gorizia – Trieste e a partire dalle ore 20:00 di giovedì 2 novembre è prevista la sospensione della circolazione dei treni fra le stazioni di Montebelluna e Belluno.
I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane) sono al lavoro per monitorare la piena funzionalità dell’infrastruttura, compatibilmente con la situazione metereologica in atto.
I treni regionali, lunga percorrenza e merci sono cancellati nelle tratte sopra citate. Non è stato programmato un servizio sostitutivo con autobus in relazione al divieto di transitabilità stradale.
A partire dalle ore 16.00 di oggi giovedì 2 novembre sono previsti treni straordinari puntuali per consentire la mobilità minima e il rientro dei cittadini.
Nella mattinata di domani venerdì 3 novembre è previsto un aggiornamento da parte della regione Friuli-Venezia Giulia in relazione all’evoluzione dell’allerta meteo in base alla quale verranno comunicate condizioni tempistiche per la ripresa della circolazione dei treni.
Tutti gli aggiornamenti sono disponibili nelle stazioni e nella sezione Infomobilità dei canali web di RFI e delle imprese ferroviarie”
Alle prevedibili obiezioni di chi potrebbe dire che Fedriga ha salvato la vita dei friulani comprimendo la loro libertà di spostamento, visto quanto accaduto in altre regioni come la Toscana e il Veneto, si potrebbe rispondere che qua è in gioco un principio fondamentale sul quale non si può transigere in una democrazia: le persone devono disporre liberamente della propria esistenza, a maggior ragione in casi nei quali non si può “contagiare” nessun “fragile” facendo finta di prendere sul serio la narrazione pandemica.
Per questo, il mini lockdown meteorologico disposto da Fedriga appare gravissimo. Siccome non vogliamo disturbare il sonno eterno del sociologo Overton, possiamo dire che questa volta la finestra è stata lasciata aperta dal governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, leghista sostenuto da Fratelli d’Italia e Forza Italia, oltre a liste civiche e minori.
Un altro governatore della Lega, Fontana, dispose nel 2020 il primo mini lockdown di alcuni comuni del lodigiano, vietando proprio il traffico ferroviario nelle stazioni di Codogno, Pizzighettone-Maleo e Casalpusterlengo.
Insomma, ci sono tutti gli elementi per non stare troppo tranquilli, e per essere colti da meteo-ansia.
Il punto qua non è la motivazione dei fenomeni naturali, o se siano davvero estremi: se anche quello che è successo fosse effettivamente colpa del cambiamento climatico determinato da attività umane, “misure” di questo tipo restano inaccettabili, e nel dibattito ideologico al solito sfuggono i punti essenziali.
Per concludere, notiamo che “la nostra tradizione” della visita ai defunti del 2 novembre non è stata impedita dal sabba dei neopagani, ma dai solerti amministratori locali che hanno chiuso i cimiteri per “allerta vento arancione”. In alcune città, sempre per “allerta vento” sono stati annullati gli eventi al chiuso.
Crediamo che questo sia paradigmatico dello stato mentale nel quale è precipitato un paese schiavo dello stato di eccezione permanente e dell’industria dell’emergenza.
Andrea Macciò
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