La fontana del Porcellino tra realtà e leggenda
La Fontana del Porcellino è una delle attrazioni certamente più amate, ma forse meno conosciute dai turisti, che visitano Firenze. Situata accanto alla loggia del Mercato Nuovo, a pochi passi dal Ponte Vecchio, questa fontana è considerata dalla tradizione popolare un luogo di fortuna e toccare il naso del Porcellino è d’obbligo, ma se si vuole richiamare definitivamente la fortuna bisogna mettere una moneta nella sua bocca e sperare che cada all’interno della grata dell’acqua. Questa superstizione tuttavia, è molto posteriore alla realizzazione della fontana. Vediamo dunque di chiarire un pò la storia di questo Porcellino. Innanzitutto dato che la fontana in realtà, raffigura un maestoso cinghiale in bronzo, il nome Porcellino, è fuorviante, e venne dato alla statua da Hans Christian Andersen, che come ricorda un’epigrafe posta accanto alla fontana, compose in onore della stessa, una fiaba, intitolata proprio “Il Porcellino”. Non è improbabile quindi immaginare, che possa essere stato proprio il famoso scrittore danese a toccare il naso della statua e ad essere presto imitato in quel suo gesto scaramantico da altri turisti suoi contemporanei. Ancora più recente, è la grata per le monete che risale agli anni ’30 del secolo scorso, per raccogliere la beneficenza dei turisti, ormai innamorati della favola del Porcellino. Oggi, i proventi della raccolta delle monete dalla fontana, che riescono a sfuggire alla “pesca miracolosa” di donne rom e disperati vari, sono interamente devoluti all’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa. Occorre però stare attenti a rincorrere la sorte toccando il Porcellino, in quanto, quello attuale è solo una copia risalente al 1999 e realizzata per sostituire l’originale realizzato nel 1612 da Pietro Tacca, che aveva perso completamente il muso, a causa dei continui sfregamenti e che possiamo pensare sia giustamente arrabbiato e invece di impartire fortuna ai turisti, attiri loro la sfiga. Comunque sia Pietro Tacca, si ispirò per la realizzazione della fontana ad un marmo ellenistico custodito oggi agli Uffizi, mentre la sua statua originale si trova al Museo Bardini. La fontana venne collocata nel 1640 dal Granduca Cosimo II davanti alla spezieria del Porcellino in via Por Santa Maria e solo nell’Ottocento, al tempo di Firenze Capitale e della ristrutturazione del quadrilatero romano, venne spostata nella sua attuale posizione sul lato sud della loggia, per maggior comodità della circolazione stradale. Il basamento, anch’esso in bronzo, assume una forma sfaccettata ottagonale, impreziosita dalla presenza di una raffinata descrizione dell’habitat acquatico paludoso, frequentato in natura dal cinghiale, con dettagli altamente realistici di anfibi, molluschi, piante e rettili. Oltre alla sua funzione decorativa, la fontana era anche una fonte vitale di approvvigionamento idrico per i mercanti che commerciavano sotto la loggia nel passato, specialmente quelli che vendevano tessuti pregiati come sete, broccati e tessuti di lana. La Fontana del Porcellino, oggi è, non solo una meravigliosa opera d’arte in stile naturalista, che ispira poesia, a chi la guarda con occhi diversi da quelli del turista superficiale, ma anche un’autentica icona fiorentina per la sua leggenda di porta fortuna, costruita grazie alla fiaba di Hans Christian Andersen.
Luca Monti
Ph. Stefano Giannattasio
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