“La Malinconia” di Giovanni Colacicchi capolavoro della metafisica realista
Il 19 gennaio del 1900, nasceva ad Anagni (FR) il pittore Giovanni Colacicchi. Iniziò la propria carriera artistica a Firenze, nel 1919 frequentando lo studio del pittore Francesco Franchetti, che lo introdusse negli ambienti culturali della città, nella quale si era da poco trasferito al termine della prima guerra mondiale. Entrò talmente bene in quel giro di frequentazioni che fu tra i fondatori, nel 1924 insieme a Giorgio de Chirico ed Alberto Savinio, della Rivista di Firenze. Dopo un primo matrimonio conclusosi con la separazione dalla moglie, si risposò con Flavia Arlotta, anch’ella pittrice, dalla quale ha avuto due figli trasferendosi a Roma, dove frequentò lo studio di Renato Guttuso. Dopo il periodo bellico, iniziò ad interessarsi alla teoria dell’arte, formando gruppi di discussione con intellettuali e artisti dell’epoca, ma sarà solo intorno alla metà degli anni ’70 che la sua opera artistica, inizierà ad essere compresa ed apprezzata dalla critica, conoscendo una certa notorietà. Giovanni Colacicchi, morì a Firenze, il 27 dicembre del 1992. L’opera che vi propongo per questa Pillola d’Arte, è: “La Malinconia” un olio su tela, di cm 177,5 x cm 150,5 realizzato nel 1924 e firmato in basso a destra, di proprietà privata. Si tratta di un’opera dalle dimensioni importanti, risalente ai primi anni della carriera artistica di Colacicchi ed influenzata in modo evidente dalla pittura di Giorgio de Chirico, col quale, aveva, come detto, appena fondato la Rivista di Firenze. A differenza del più famoso de Chirico, la metafisica di Colacicchi, appare tuttavia, più sfumata nello spazio e raccolta principalmente nei dettagli. Appare, infatti, assolutamente metafisico, nel senso che va davvero oltre la fisica, quasi rompendone le regole, il dettaglio della sfera di cristallo, nella mano destra della scultura, che riflette nella sua trasparenza il lato del pannello, senza tuttavia alterare la regolarità nel tratto pittorico di quest’ultimo come ci si aspetterebbe nell’affrontare il dettaglio di una deformazione visiva provocata da quell’effetto di trasparenza. Insomma Giovanni Colacicchi, interpreta in quest’opera, la metafisica, più come una ricerca del mantenimento formale e sostanziale della realtà, passando attraverso le deformazioni della stessa e superandole, che come una sua alterazione spazio temporale.
Luca Monti
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