La tradizione del Volto Santo in Toscana
Nella storia dell’arte sacra cristiana, vi sono alcune opere, sia pittoriche, che scultoree, che vengono definite acheropite dal termine greco ἀχειροποίητα che significa non fatte da mano umana. Si capisce già da una tale definizione, come quelle opere siano oggetto di venerazione particolare, nei luoghi dove esse si trovano. Oggi, vogliamo parlare del Volto Santo e delle sue due versioni scultoree, esistenti in Toscana precisamente a Lucca ed a Sansepolcro. Cominciamo dalla leggenda di questo tipo di rappresentazioni che vorrebbe che entrambe le sculture, raffiguranti il Volto Santo, siano da attribuire alla volontà di Nicodemo, di raffigurare le vere sembianze di Gesù, ma che di fronte all’impossibilità, da parte sua di realizzarle, sarebbero state scolpite, appunto, da mano non umana, forse da un angelo, come spesso si dice delle opere acheropite. Quello che è certo, aldilà della leggenda, è che si tratta di due statue coeve risalenti entrambe al periodo tra la fine dell’ottavo e l’inizio del nono secolo e che, ovviamente si contendono tuttora il primato l’una sull’altra. La particolarità di questi crocifissi lignei, perchè di questo si tratta, aldilà del nome di Volto Santo, del tutto fuorviante, è quella che, oltre a rientrare nella categoria stilistico simbolica del “Christus Triumphans” vale a dire il Cristo che trionfa sulla morte, essendo raffigurato sereno e senza apparenti tracce di dolore sul volto, sono vestiti di tutto punto, con abiti di foggia regale – sacerdotale e dunque rappresentano la duplice natura di Gesù, che regna sull’universo dalla croce, non più simbolo di supplizio ma di vittoria. Nel caso del Volto Santo di Lucca, questo diventerà lo stile tipico dei pittori di quella città, che rappresenteranno nei secoli successivi, il Cristo sempre vestito. Ma veniamo adesso alle caratteristiche principali delle due sculture, iniziando da quella di Lucca, che misura 265 per 224 cm ed oltre al vestito, ha anche una sorta di ruota tutto intorno al corpo forse raffigurante una sorta di aureola, o più probabilmente riferentesi alla leggenda dell’arrivo della statua a Lucca simulando un timone e dunque potrebbe trattarsi di un’aggiunta successiva, così come gli angeli che si trovano alle sue estremità. La tradizione narra, infatti dell’arrivo di fronte al porto di Luni, di una nave senza equipaggio proveniente dalla Terra Santa ed avente a bordo la scultura, contenente anche alcune reliquie. La nave fantasma avrebbe resistito ad ogni tentativo di abbordaggio da parte dei lunensi salvo poi giungere spontaneamente a riva dopo l’esortazione del vescovo di Lucca dell’epoca, Giovanni I giunto a Luni, dopo essere stato avvisato in sogno della presenza sulla nave del Volto Santo. Tuttavia, una volta portato a terra, il crocifisso fu oggetto di disputa, tra i lunensi, che lo ritenevano di loro proprietà visto che la nave era approdata sul loro territorio ed i lucchesi, che invece ne vantavano i diritti, grazie al fatto che a fare approdare spontaneamente la nave era stato l’intervento del loro vescovo. Per dirimere la questione, fu quindi deciso di affidarlo ad un carro trainato da buoi che avrebbero dovuto scegliere spontaneamente al pari della nave su cui era arrivato, la destinazione finale. I buoi presero la strada per Lucca e quindi i lunensi, furono costretti a rinunciare al possesso della statua, ricevendo però in compensazione un’ampolla del Sangue di Cristo, prelevata da dentro il crocifisso, che è tuttora conservata e venerata nel Duomo di Sarzana, dove venne portata dopo l’abbandono di Luni. I lucchesi, accolsero ovviamente con grande venerazione la scultura, che venne collocata nella Chiesa di S. Frediano, da dove sparì la prima notte, per venire ritrovata in un orto, nelle immediate vicinanze del luogo dove oggi si trova il Duomo di S. Martino, che venne costruito a quel punto per volontà della cittadinanza, che lo ritenne il luogo scelto da Dio, per ospitare il Volto Santo, che tuttora vi si trova, all’interno di un tempietto, a pianta centrale, costruito nel 1484 da Matteo Civitali. La festa del Volto Santo di Lucca, ricorre tra il 13 ed il 14 settembre, giorni della festa della Santa Croce. Nel 1655 Proprio in occasione delle celebrazioni di quel periodo, venne aggiunta la corona, realizzata con l’oro donato dalla cittadinanza di Lucca, a seguito dell’appello lanciato da frate Candido da Verona. Al Volto Santo di Lucca, vengono attribuiti, come da tradizione riguardo le opere acheropite, diversi miracoli tra i quali vale la pena citarne i due più famosi. Il primo è quello cosiddetto del “Calzare d’argento”. Questo miracolo, si riferisce al fatto che un giullare molto povero ma molto devoto al Volto Santo, vi si recava spesso a pregare intensamente per risolvere la propria miseria, offrendo in segno di devozione l’unica cosa che possedeva, vale a dire l’arte giullaresca volteggiando nel luogo sacro presso il crocifisso e destando l’ira dei prelati e dei devoti. Il Volto Santo ormai agghindato da tempo di ori nella corona e nella veste, un giorno lasciò cadere la sua preziosissima ciabatta destra dorata, in segno di apprezzamento per la purezza d’intenti del giullare e per dargli la possibilità di far fronte alle proprie miserie. Quando l’uomo prese la preziosa ciabatta, tuttavia venne fermato e gli fu intimato di restituire quello che appariva come il frutto di un furto per il quale venne incarcerato, visto che nessuno credette al racconto del miracolo narrato dal povero giullare. Ma ad avvalorare la versione del miracoloso dono sostenuta dall’uomo, ci pensò lo stesso Volto Santo. Quando infatti, dopo l’arresto del giullare, i canonici del duomo, provarono a ricollocare la ciabatta dorata, al piede del crocifisso, ogni loro tentativo risultava inutile, perchè essa continuava a venire “rifiutata” dal piede della reliquia, confermando che si era trattato di un dono fatto al povero, che venne dunque rilasciato, ricevendo anche una generosa donazione in denaro da parte della Chiesa, a patto che rinunciasse alla santa ciabatta, cosa che il povero accettò di buon grado. Tuttora, curiosamente la ciabatta d’oro del Volto Santo, non è fissata al piede del crocifisso, ma è semplicemente appoggiata e sorretta da un calice dorato, come se il piede del crocifisso continuasse a rifiutarla. Il secondo miracolo, è quello della “Mannaia” dovuto al fatto che, nel periodo delle celebrazioni della festa della Croce del settembre 1334 un pellegrino francese, che si stava recando a Lucca per quell’evento, tale Giovanni di Lorenzo d’Arras passando per Pietralunga, vicino a Perugia, avendo rinvenuto il cadavere di un uomo assassinato, venne ingiustamente accusato di essere stato lui ad averlo ucciso e di conseguenza fu condannato a morte. Il malcapitato pregò fiducioso il Volto Santo e quando il boia sferrò il colpo mortale, con grande stupore di tutti i presenti la lama della mannaia si era rigirata su se stessa. La vita dell’uomo fu dunque salva e si gridò al miracolo. Questo fatto si può considerare storico oltre che miracoloso, in quanto ne esistono molte testimonianze probatorie, tra cui una lettera autografa di Branca de’ Branci, podestà di Pietralunga e la registrazione del fatto miracoloso in un manoscritto conservato presso la Biblioteca del Convento dei Frati Cappuccini di Monte San Quirico di Lucca, alle carte 45 e 46. Inoltre la stessa mannaia, protagonista del fatto, è conservata nel Duomo di Lucca, appesa proprio vicino alla cappella del Volto Santo, a testimonianza del miracolo accaduto. A Pietralunga si è poi consolidata la tradizione del “Palio della Mannaia”, che si svolge la seconda domenica di agosto, proprio in ricordo di quel miracolo. A contendersi il Palio sono i 5 rioni della città: Borgo De Sopra, Borgo De Sotto, Quartiere del Monte, Quartiere delle Valcelle e Quartiere del Piscinale. A vincere il palio, è la squadra che, spingendo a mano il carro del peso di 430 chili, utilizzato durante il medioevo per trasportare i condannati a morte, effettua il percorso nel minor tempo possibile.

Veniamo adesso al Volto Santo di San Sepolcro, al quale si riferisce la foro sopra, custodito nella concattedrale di San Giovanni Evangelista di quella città, che misura 280 x 290 cm ed è quindi più grande di quello di Lucca e non presenta nè l’aggiunta della ruota, nè quella della corona. Inoltre non esistono leggende specifiche sull’arrivo del Volto Santo, a San Sepolcro e dunque le sue origini sono avvolte nel mistero, considerando anche che la statua, è più antica della stessa città che la ospita. Anche il Volto Santo di San Sepolcro, avrebbe comunque operato un miracolo. I canonici della cattedrale di Città di Castello, vicina e storica rivale di San Sepolcro, gelosi di quella statua, nel 1440 ne avrebbero, infatti commissionato il furto, perfettamente riuscito, ma una volta rientrati i ladri a Città di Castello, dal sacco consegnato ai committenti del colpo, sarebbe uscita solo un’umida e densa nebbia che, da allora, è una delle caratteristiche climatiche di quella città.
Luca Monti
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