L’Italia della demonomania. Il circo social-mediatico e la “caccia alle streghe”
A due mesi di distanza, l’ossessione giallistico-demonologica degli italiani non si arresta: da alcuni giorni “il popolo del web” sta tornando a far circolare la tesi dell’inesistenza di Filippo Turetta, reo confesso del delitto di Vigonovo. Un’occasione per riproporre una versione aggiornata dell’analisi della “demono-mania” di un popolo che vede complotti e demoni ovunque
Correva l’anno 1580 quando il filosofo francese Jean Bodin pubblicava il suo trattato “La démonomanie des sorciers” nel quale teorizzava la necessità della repressione della “stregoneria”. Bodin è considerato oggi il teorico dello “stato moderno” e a scuola o all’università la sua opera è presentata come quella di un campione della “tolleranza” e della razionalità illuminista.
Il trattato demonologico di Bodin è indicativo non solo del “lato oscuro” del filosofo, ma pare significativo del fatto che la caccia alle streghe (e agli stregoni, perché la persecuzione riguardò sebbene in misura minore anche gli uomini) sia una sorta di rimosso fondativo dello “stato moderno” che in quanto alla caccia agli untori e alle “streghe” di turno, ha senza dubbio dato il peggio di sé nel triennio pandemico.

Un’espressione idiomatica italiana dice che “il diavolo si nasconde nei dettagli” e un’altra che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.
La “demonomania” non degli stregoni, ma del variegato popolo dei social, sembra essere tornata prepotentemente di moda negli ultimi anni.
Non abbiamo fatto in tempo a disintossicarci dalla discussione che caratterizza il mese di Ottobre da quando la “normalità” apparente si è riaffermata sulla “nuova normalità” covidista (nel quale, lo sappiamo, Ottobre era il mese nel quale si chiudeva oggi “per salvare il Natale” domani), quella sui presunti “simboli satanici” nascosti nell’iconografia commerciale di Halloween, che l’omicidio di Giulia Cecchettin ha immediatamente rilanciato la “demonomania” degli italiani e del popolo dei social.
Una caratteristica dei media italiani è quella della “passione criminale” e del larghissimo spazio dedicato a omicidi, stupri, rapimenti e reati contro la persona assortiti. Più il delitto è “efferato” e magari con retroscena legati alla sessualità, più alto è l’audience. Basta dare un’occhiata a un quotidiano o a un telegiornale francese per accorgersi di questo aspetto.
Una delle bizzarre teorie che circolano in questi giorni sui social media è che il delitto di Vigonovo sia usato come “arma di distrazione di massa” per non parlare del conflitto israeliano-palestinese e dell’assedio di Gaza. Un’idea che presuppone che i media agiscano sempre e solo con logiche politiche, quando i canali televisivi commerciali e i social media agiscono secondo una logica di mercato.
Il famoso “popolo”, quello che secondo alcuni avrebbe fatto crollare il castello portando un “milione di persone in piazza a Roma” nel 2021 (beninteso, dopo essere tornato dalle vacanze estive) è più interessato alle storie morbose della provincia torbida, alle Avetrana, ai Novi Ligure, ai Garlasco, ai Vigonovo di turno, con protagonisti e protagoniste con i quali in fondo si può identificare, che a un conflitto del quale ha solo un’esperienza mediatica.

Ma torniamo alla “demonomania” degli italiani. Se l’estrema polarizzazione delle opinioni nell’era dei social è riconosciuta da tempo da tutti gli studiosi del settore, la “pandemia” vera o presunta che sia ha avuto in Italia molti effetti indesiderati, e non solo quelli delle punture di stato imposte con il metodo della spinta non troppo gentile nel 2021.
Un effetto “collaterale” è quello di avere consolidato due “fazioni” caratterizzate da reazioni assolutamente prevedibili.
Una è quella che si identifica con il cosiddetto “progressismo” e con la narrazione “inclusiva” che politicamente è rappresentata dal Pd e dalle formazioni satellite; l’altra è quella che si identifica con la destra di governo e con il cosiddetto “dissenso” che, messo da parte il libertarismo di facciata che ostentava “in piena pandemia” sembra oggi essere impegnato in una laudatio temporis acti stucchevole quanto certa retorica “progressista” (che ha mostrato tutta la sua ipocrisia sostenendo le “misure” di Conte del 2020) una sorta di tragicomica parodia dell’evoliana “rivolta contro il mondo moderno”.
Una rivoluzione conservatrice condotta a colpi di post.
Gli italiani sembrano diventati 60 milioni (o forse 59, qualcuno che è ancora capace di ragionare in modo complesso esiste) di cani di Pavlov. A un dato stimolo, corrisponde una data risposta.

Se, come affermava Pablo Echaurren nel suo “Manifesto del Partito del Tubo” siamo di fronte a un vuoto della politica, oggi non si risponde tanto come lui suggeriva con una politica del vuoto, ma con una politica del marketing selvaggio.
I social media manager analizzano il sentiment del “popolo del web” che peraltro rappresenta solo una parte del paese, considerato che sui social ci sono molti utenti inattivi o che li usano solo per lavoro o per postare immagini personali ignorando totalmente i tormentoni mediatici, e da questo nascono presunte “gaffes” che a noi appaiono captatio benevolentiae verso un preciso target di elettori, soprattutto se arrivano da partiti in gravissima crisi di identità politica e in caduta libera dal punto di vista delle percentuali elettorali, come la Lega.

Basti pensare al tragicomico “Armageddon” del 2021, quando divenne “virale” il postaggio della Porta del Paradiso del Ghiberti del Battistero di Firenze, presunto argine alle “forze del male” incarnate dalla scultura di Rodin “La porta dell’inferno” inaugurata il 15 ottobre 2021, lo stesso giorno dell’introduzione del green pass sul lavoro, alle Scuderie del Quirinale di Roma (che cos’è il genio? Quello di chi ha gestito la comunicazione di questa mostra, della quale tutti hanno parlato).
Nello stesso periodo, sui social imperversava la teoria “qanonista” per la quale la “pandemia” sarebbe stata una copertura per “sdoganare la pedofilia” ordita da una cupola di Grandi Vecchi (un’altra pervicace ossessione italica, la spasmodica ricerca del Grande Vecchio) dediti a riti satanici che si sarebbero garantiti la vita eterna cibandosi di “adenocromo” potente precursore ormonale dell’adrenalina prodotto dal corpo in situazione di pericolo, sostanza che sarebbe maggiormente efficace tanto più giovane è la vittima. Tra questi, ci sarebbero stati secondo gli adepti di Qanon la Regina Elisabetta, Hillary Clinton, Klaus Schwab e l’immancabile Soros. La dipartita della Regina è intervenuta a riportare un certo principio di realtà.
Da qua in poi, una discesa all’inferno, e il doppio senso è voluto.
Dai Led Zeppelin a Sara Cunial, da Matteo Gracis a Fedez e Rosa Chemical a Sanremo, dalle mostre d’arte al film di Paola Cortellesi, gli italiani sui social si sono trasformati in una squadra di Inquisitori (ma non santi) pronti a scovare il simbolo satanico (o massonico) di turno.
La confusione è grande sotto il cielo della demonomania italiana: il neo-paganesimo, la massoneria, il satanismo, la pedofilia, il coniglio bianco, un grande calderone nel quale tutto ribolle, nel quale non si sa di cosa si stia parlando, ma si posta compulsivamente, meme dopo meme, e si condivide, perché si è indignati, e come diceva il coattissimo “maestro di taglio” interpretato da Claudio Amendola in “Come un gatto in tangenziale” perché è tutto un magna magna ( e forse qualcuno qua unirà i puntini, considerato che la co-protaginista del film era Paola Cortellesi)
Salvo poi ignorare quando lo spreco di soldi pubblici c’è davvero, e entusiasmarsi per “grandi opere” finanziate dal Pnrr, come la funivia dei forti genovesi o il ponte tibetano di Sellano, o per linee ferroviarie la cui apertura è spostata ogni anno un anno avanti.
Perché occuparsi allora di sottoculture “complottiste” che esistono da anni e che con i social media hanno conosciuto una diffusione maggiore, in seguito al caso di Elena Cecchetin?
Perché qua c’è stato un salto di qualità.
Se a aprire la “caccia alla strega” sono stati numerosi utenti dei social media, identificabili con un certo “dissenso” che mescola l’anelito alla rivoluzione conservatrice, ma senza sapere bene che cosa sia, con il populismo post grillino un tanto al kilo, seguiti dalle legioni di influencer della controinformazione come Andrea Tosatto, che mette una “pulce nell’orecchio” ai suoi followers insinuando che il delitto potrebbe essere un “false flag” per dare una spinta ai progetti piddini di rieducazione all’affettività nelle scuole a cogliere la palla al balzo sono stati due consiglieri di un partito di governo, la Lega (magari non iscritti, come ha obbiettato Zaia, ma eletti con liste civiche collegate): il riminese Matteo Montevecchi e il veneto Stefano Valdegamberi, quest’ultimo esponente della coalizione che governa la regione.
Ora, se possiamo concordare che la Cabina di Regia possa mettere in scena fiction “pandemiche” o meno di grande livello, spin off di quella principale, basti pensare all’incredibile vicenda dell’emergenza “peste suina” in Piemonte, Liguria, Umbria e Lazio, o ai cinghiali di Roma che appaiono sui giornali a sindaci alterni, appare davvero grottesco che qualcuno possa seriamente pensare che si possa “mettere in scena” una false flag su una storia del genere in un paesino di provincia. E appare inquietante che una supercazzola del genere possa essere considerata credibile da migliaia di persone.
Il 20 Novembre, il Valdegamberi, consigliere di una lista civica a sostegno di Zaia, afferma che quello della ragazza a “Dritto e Rovescio” “Mi sembra un messaggio ideologico, costruito ad hoc, pronto per la recita. E poi quella felpa con certi simboli satanici aiuta a capire molto…spero che le indagini facciano chiarezza. Società patriarcale?? Cultura dello stupro?? Qui c’è dell’altro? Basta andare a vedere i suoi social e i dubbi diventano certezze. Il tentativo di quasi giustificare l’omicida dando la responsabilità alla “società patriarcale”. Più che società patriarcale dovremmo parlare di società satanista, cara ragazza. Sembra una che recita una parte di un qualcosa predeterminato e precostituito. Forse mi sbaglio ed è solo la mia suggestione…” e rincara la dose in un post successivo “’l’appello viene fatto da una ragazza che abbraccia ed esalta simboli di satanismo che tutto sono tranne che amore e fratellanza: non posso pormi degli interrogativi?
Ora qua non è interessante entrare nel merito delle dichiarazioni di Elena Cecchettin.
Nessuno dice che sue tesi non siano criticabili nel merito, quello che appare grave e un salto di qualità rispetto a un complottismo da operetta (del quale potremmo anche ridere, se non fosse che è stato usato per ridicolizzare chi si è opposto alle misure liberticide degli anni pandemici con argomenti razionali e fondati e allontanare dal cosiddetto dissenso le persone “normali”) è che un esponente delle istituzioni vada sul profilo Instagram di una ragazza che non conosce e che è comprensibilmente sconvolta da un fatto tragico, facendo un’accurata esegesi demonologica delle sue fotografie, dei suoi outfit, della simbologia delle sue felpe per alludere a un suo presunto “satanismo” e a un non ben identificato altro, forse una spiegazione diversa del delitto da quella davanti agli occhi di tutti, ovvero un delitto maturato nell’ambito di una relazione tra due persone.
Da qua, il “popolo dei social” si è scatenato in un giallismo dietrologico che ha partorito le assurdità più improbabili, che per decenza preferiamo omettere.
Quanto all’iconografia delle pagine social di Elena Cecchetin, che è anche un’artista e un’illustratrice specializzata in temi dark e fantasy, è riconducibile alla cultura “gotica” e dark abbastanza diffusa nel mondo del cosplay e tra le cosiddette “Generazioni Z” ma diffusa già dagli anni Ottanta.


Non piace questo genere di illustrazione e arte? Non piacciono i film o i racconti horror, o i festival culturali dedicati agli amanti di questa cultura, visto che in Italia ce ne sono molti, da Torino a Terni e in molte altre città?
Benissimo, si può tranquillamente passare oltre, senza evocare il progetto Monarch (che non allude al ritorno dei Savoia o dei Borbone ma a un ipotetico progetto di “controllo mentale” ovviamente con l’immancabile ausilio del 5G) o all’esegesi dei costumi del Bianconiglio. Basterebbe fare un giro in una delle numerose fiere dedicate al cosplay per comprendere che questo mondo e questo tipo di arte non ha nulla a che fare con satanismi e demonismi vari. Si tratta, come direbbe il sociologo Michel Maffesoli, di comunità tenute insieme da un’identificazione estetica.
A partire da una riconnessione col principio di realtà, se proprio si ritiene che questa sia la priorità, si possono aprire le discussioni sociologiche sulla responsabilità penale che è individuale, sul patriarcato, sulla vittimizzazione delle donne, sulla vittimizzazione degli uomini, sul matriarcato, se è nato prima il patriarcato o il matriarcato, se è nato prima l’uovo o la gallina, sul sesso degli angeli e quant’altro.
A Valdegamberi si unisce il collega riminese Montevecchi, e altri consiglieri regionali e comunali di varie città, sia della Lega, che di Fdi e di alcuni movimenti del cosiddetto “dissenso”. Una gara a chi la sparava più grossa
A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva una battuta attribuita a Giulio Andreotti.
E, peccando, possiamo pensare che questa “epidemia” di demonologi nella Lega e liste spin off collegate serva a rilanciare un partito che, persa l’identità liberal-federalista con la gestione Salvini e quella sovranista e “anti-sistema” partecipando al governo Draghi, cannibalizzato a destra da Fratelli d’Italia al quale va riconosciuto di esprimere almeno i residui di una cultura politica, al centro e suoi territori da Alternativa Popolare e movimenti locali, di “riposizionarsi” intercettando il diffuso sentiment contro la ragazza nel target elettorale della destra e di buona parte del cosiddetto “dissenso”.
Gli italiani sono un popolo di esorcisti e demonologi dilettanti? Benissimo, allora la politica del vuoto tramite i suoi spin doctor asseconda la loro demono-mania, come direbbe Bodin, e gli dà in pasto la strega da mettere al rogo virtuale, almeno per ora.
Fermo restando il doppio binario di lotta e di governo, con Zaia che prende le distanze e Fedriga, quello che il 2 e il 3 novembre ha disposto l’interruzione preventiva del trasporto pubblico, che annuncia l’introduzione dell’ora di educazione all’affettività nelle scuole friulane. Ma non erano “progetti piddini”? O non sarà piuttosto che siamo di fronte a un Partito Unico che gioca due parti in commedia?
In questi giorni si sono sprecati i fotomontaggi e i meme su Elena Cecchetin. Qualcuno ritiene necessario rendere noto al mondo intero la sua antipatia per la ragazza. Crediamo che la stessa ragazza se ne farà una ragione.
Se la strega cambia, in un’incessante giostra dei criceti, non cambia il meccanismo per cacciarla: si dà in pasto ai propri followers esattamente quello che vogliono, l’incarnazione dei loro peggiori incubi, e poi si scatena “l’inferno” al mio segnale, come diceva il Gladiatore di un noto film. I social come Colosseo virtuale.
Nel 2020 ho studiato con il metodo dell’etnografia virtuale come questo meccanismo fosse stato usato da giornalisti e influencer del mondo “progressista” come Lorenzo Tosa e Leonardo Cecchi: postaggio delle foto dei giovinastri della movida, dei violatori del metro di distanza, dei no mask, per scatenare l’ira e l’odio dei “giusti della pandemia”. A parti avverse, oggi gli influencer e i giornalisti di parte della destra e soprattutto della cosiddetta “controinformazione” oltre a centinaia di utenti privati dei social, hanno fatto con Elena Cecchetin.
Nel 2021, lo stesso meccanismo fu usato da esponenti politici e tele-virologi assortiti per alimentare l’odio sociale e la ridicolizzazione dei cosiddetti “no vax”: basti pensare alla famigerata battuta di Roberto Burioni, che si offrì di pagare loro l’abbonamento a una nota pay tv per intrattenerli durante la loro odissea di “sorci” non greenpassati.
Nel 2022 le reciproche accuse di satanismo e affini caratterizzarono la “gara a chi è più puro” dei partitini del dissenso.
E oggi appare risibile l’obiezione avanzata da alcuni, secondo i quali criticare questa gogna mediatica sarebbe comportarsi come coloro che auguravano un giro in rianimazione a chi criticava le misure covid, un conto è avanzare per qualche like o voto in più illazioni ai limiti della diffamazione personale contro una persona che peraltro non fa politica, e ha più volte affermato di non voler fare politica in nome della sorella, e di voler tornare il prima possibile alla sua vita.
Ha espresso un’opinione che non condividete? Fatevene una ragione, visto che da tre anni parlate dell’importanza della “libertà di opinione”.
Altrettanto assurdo è negare ostinatamente l’evidenza persino di fronte a un reato con tanto di reo confesso che prima o poi verrà sottoposto a un processo, non sostenendo l’innocenza dell’indagato (che sarebbe difficile, visto che ha confessato) ma la sua inesistenza, e rispondendo a chi chiede il motivo di tutto questo che deve risvegliarsi abbastanza per capirlo da solo (forse perché neanche chi avanza queste illazioni è poi in grado di produrre una motivazione sensata alle stesse?).
Per la cronaca, l’11 Dicembre Valdegamberi è stato querelato per diffamazione da Elena Cecchetin. Questo ha determinato che il circo della controinformazione abbia concentrato le illazioni relative a questo caso sulla presunta “inesistenza” dei suoi protagonisti, per continuare a sfruttare il filone senza incorrere in problemi legali.
Se si vuole combattere la “strumentalizzazione” di un fatto di cronaca, è necessario almeno attenersi al principio di realtà. Se esponenti delle istituzioni attaccano apertamente una privata cittadina, non ci importa che ci piaccia o meno quello che dice, peraltro con attacchi personali, per poi magari lamentarsi del fatto che “non si può più dire niente” siamo di fronte a un fatto gravissimo, all’ennesima infezione forse irreversibile della democrazia. Per usare un linguaggio che andava per la maggiore negli anni scorsi, una “variante”.

E’ necessario mettere in discussione il meccanismo della “caccia alle streghe” in sé, non limitarsi a accusare di stregoneria qualcun altro. E questo deve valere per tutte le parti in causa. O meglio, per tutte le parti in tragicommedia.
Certamente in un paese come l’Italia c’è il rischio che il discorso sui femminicidi” possa essere usato per introdurre surrettiziamente nuovi reati, pene “esemplari” e per ridurre ancora i residui spazi di libertà rimasti in questo paese; ma certamente questo rischio non si combatte negando il problema, o a colpi di supercazzole demonologiche.
Non ci sarebbe da sorprendersi se a qualcuno balenasse l’idea di fare l’esegesi dei simboli satanici nascosti nel logo del Foggia calcio, la squadra dei “satanelli”.
Non sappiamo se l’Inferno esiste veramente, lo scopriremo solo morendo. Ma di certo quello del circo mediatico assomiglia molto a un “girone” infernale.
Andrea Macciò
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