Lucca Comics: e se la soluzione invece fosse meno politica negli eventi artistici e culturali?
Con Lucca Comics la Toscana detiene certamente un primato: quello di avere trasformato le fiere dei comics in eventi a tutto campo, interessanti anche per chi non è strettamente appassionato di fumetti o addetto ai lavori.
Lucca Comics ha portato in Italia il fenomeno del “cosplay” del quale ci siamo già occupati su Fiorenza Oggi alcuni mesi fa. Quello dei cosplayer è un fenomeno che nasce negli anni Settanta, quando la cultura giapponese ha iniziato a diffondersi anche in Italia con l’arrivo dei manga, fumetti caratterizzati da un’estetica prospettica diversa da quella occidentale, e gli anime, i cartoni animati nipponici e si è diffuso anche in Italia il fenomeno dei cosplayer (contrazione di costume e players) ragazze e ragazzi (e oggi anche adulti) che cuciono e indossano in eventi dedicati i costumi dei loro personaggi preferiti. In quel periodo, ovviamente non mancavano giornalisti, intellettuali apocalittici e politici che gridarono alle “nostre tradizioni” in materia di cartoon, peraltro inesistenti, messe in pericolo dagli anime giapponesi.

Nel 1978 l’Onorevole Silverio Corsivieri del PCI, allora quarantenne, chiese la messa al bando di Goldrake, accusato di fomentare “l’orgia della violenza annientatrice, la religione delle macchine elettroniche, il rifiuto viscerale del diverso”.

Il fenomeno delle fiere di fumetti e del cosplay è rimasto un fenomeno “controculturale” e underground sino a quando, intorno al 2010, l’interesse che muovevano le fiere dei comics le ha portate gradualmente a crescere come mega-eventi istituzionalissimi, con patrocini di tutte le alte cariche possibili di tutti gli stati possibili, con rigidissime regolamentazioni di ingresso, spesso con “salatissimi” biglietti di accesso.

Non vi è dubbio che Lucca Comics, nell’autunno 2019, fu il teatro di una delle prime sperimentazioni del rigido disciplinamento sociale al quale gli italiani furono sottoposti durante i tre anni di restrizioni sanitarie: nei giorni del Festival la libertà di circolazione alla stazione di Lucca fu compressa per le famose “ragioni di sicurezza” previste dall’art. 16 della Costituzione, quelle che permettono di implementare costituzionalmente le restrizioni emergenziali di turno. A quanto si apprende dal comunicato di Trenitalia, le “misure” saranno confermate anche quest’ anno “Per la prevista elevata affluenza dei viaggiatori, per l’incremento del numero dei treni in circolazione e per la riorganizzazione degli accessi in stazione, sono possibili allungamenti dei tempi di viaggio. Si consiglia di acquistare il biglietto del treno nei giorni precedenti la partenza e di recarsi in stazione con largo anticipo”. Le misure in questione riguardano non solo i treni straordinari aggiunti per la manifestazione, ma anche il traffico ordinario alla stazione di Lucca. La polemica sul patrocinio dell’ambasciata israeliana, ci possiamo scommettere (metaforicamente, prima che qualcuno lo prenda sul serio) porterà il governo, il ministro dell’interno e il sindaco a una “stretta” a un “giro di vite” per garantire la “massima sicurezza” dell’evento dal rischio terrorismo.
C’è solo da sperare che a Lucca non piova: altrimenti, avremo anche l’allerta meteo, e che non spunti “l’autocertificazione” come per il Capodanno di Perugia del 2022, quando a causa dell’evento Rai con Amadeus le persone dirette a ristoranti o case private in Corso Vannucci e altre aree del centro della città umbra dovevano mandare preventivamente una mail alle forze dell’ordine.
Se aggiungiamo il fatto che l’attuale sindaco di Lucca Mario Pardini, noto per l’ordinanza sul “divieto di seduta”, sia uno degli ex organizzatori di Lucca Comics, dimostra che le sliding doors tra comics e politica nella città toscana sono ormai un dato di fatto.

Tradizione della fiera lucchese è il patrocinio dello Stato nazionale del quale sono cittadini gli autori prescelti per il manifesto dell’edizione in corso. Sempre sul pezzo, se l’anno scorso sembrava che tutti i cantanti, musicisti e artisti fossero russi e ucraini, nel 2023 per l’edizione a tema “Together” i due artisti prescelti sono israeliani, Tomer e Asaf Hanuka, fumettista e illustratore.
In poche ore stiamo assistendo a una “epidemia” di defezioni, dopo l’offensiva di Israele nella striscia di Gaza. Il primo è stato il fumettista romano ZeroCalcare, da sempre molto impegnato sui temi geopolitici e sulla questione mediorientale.

Ha seguito l’organizzazione “umanitaria” Amnesty International, ora è il turno di Josephine Yole Signorelli in arte “Fumetti Brutti”, e l’elenco è destinato ad allungarsi. Le defezioni sono motivate dal patrocinio dell’ambasciata israeliana alla manifestazione lucchese. È evidente che quello di Lucca Comics sarà l’argomento trend della settimana, fino a essere epurato da quello della settimana successiva.
Altri invece, magari semi-sconosciuti, comunicano la propria presenza (?) Salvini accusa Amnesty di razzismo su Twitter (anzi su X, come si chiama ora), Dritto e Rovescio dedica una buona mezz’ora ai “gay pro Palestina” che però nei paesi islamici sono perseguitati. Alcuni accusano i fumettisti che si sono defilati di opportunismo, visto che il patrocinio dello stato dal quale provenivano i due autori del manifesto era noto da tempo.
Insomma, il circo mediatico è in città
Josephine Yole Signorelli afferma che il fatto di appartenere alla cosiddetta “comunità Lgbtq+” e di dichiararsi femminista e “transgender” non la esime dal prendere posizioni critiche verso la politica israeliana. In effetti ha ragione: non dovrebbe dare spiegazioni a nessuno, come lei stessa ha detto salvo poi darle, visto che l’accusa che le viene mossa è di avere posizioni imprevedibili rispetto alle “fazioni mediatiche” che si sono formate nel discorso pubblico nel 2020.

Ti dichiari femminista e “transgender”? Allora dovrai essere pro vax, filo ucraina, filoisraeliana, circolare con auto elettrica e mangiare solo insetti sostenibili o cibo vegano. Ti dichiari eterosessuale e “no vax”? Dovrai essere filorusso e filopalestinese, circolare con il Suv in centro città e mangiare solo cacciagione e bistecche.
Niente oggi è più “antisistema” e rivoluzionario di una persona che non si riesca a classificare in queste surreali dicotomie.
Da questo punto di vista, la tragedia del conflitto israeliano-palestinese forse sarà almeno utile a farci aprire gli occhi sulla necessità di analizzare la realtà e la politica in modo meno infantile di quanto fatto negli ultimi tre anni. Come direbbe l’ispettore Coliandro, questo non è un film, anzi non è un fumetto, e la realtà non si riduce al bipolarismo tra buoni e cattivi.
D’altra parte, per tifare c’è il campionato di calcio, o di altri sport, per chi non apprezza l’arte del pallone.
Quanto agli eventi artistico-culturali come Lucca Comics, l’organizzazione afferma di voler organizzare un dibattito. Ma forse sarebbe l’ora di tornare alle origini, non trattare ogni evento che porti circolazione di persone in una città come un’emergenza alla quale rispondere con restrizioni, e cancellare loghi e patrocini di Stati più o meno nazionali, lasciando solo quello del Comune organizzatore. Visto che se gli autori fossero stati russi, ucraini, americani, ungheresi e quant’altro ci sarebbero state comunque polemiche anche se magari meno plateali.
E forse si tornerà a respirare in questi eventi l’aria di libertà e di vera condivisione degli anni pionieristici, e non l’atmosfera emergenziale che si è respirata negli ultimi anni.
Andrea Macciò
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