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Massa, caso Sogegross Il movimento “Massa insorge” sostiene la protesta dei cittadini contro la variante urbanistica voluta dalla giunta Persiani

di Andrea Macciò
mercoledì 22 Novembre 2023 · 10:26 · 5 min di lettura
Massa, Piazza Aranci Ph. Andrea Macciò

Il movimento Massa Insorge ha annunciato la volontà di portare avanti la sua opposizione alla giunta di centrodestra guidata da Francesco Persiani, rieletto a maggio 2023 nonostante lo scontro interno alla stessa coalizione che portò alla caduta della giunta la scorsa primavera, promuovendo “una sana e democratica protesta” dei cittadini contro le politiche dell’amministrazione in carica.

Il “casus belli” questa volta è stata la variante semplificata del piano urbanistico che permetterebbe di autorizzare attività commerciali all’interno della zona industriale: al termine dell’iter, il colosso della distribuzione Sogegross potrà costruire un capannone ed avviare l’attività di vendita all’ingrosso. Il cambio di destinazione d’uso dell’area trova una vasta opposizione da parte non solo di Massa Insorge, ma anche delle altre opposizioni di centrosinistra e civiche, della Cna, della Confesercenti, dei sindacati e di buona parte della cittadinanza.

Nel corso di un movimentato consiglio comunale, sono stati allontanati dall’aula sia i rappresentati dei grossisti presenti che le opposizioni, mostrando una scarsa attitudine al confronto democratico.

Riportiamo parte del comunicato del movimento apuano, che afferma di voler promuovere la partecipazione dei cittadini al governo della città:

Trasformeremo ogni consiglio comunale in una sana e democratica protesta contro le prepotenze della giunta Persiani, le platee delle sale consiliari sono state istituite anché la cittadinanza le potesse occupare, non è un “assedio” è democrazia! Ricordiamo al Sindaco che ai cittadini non è precluso nemmeno il governo della città, è sempre possibile far cadere la giunta e tornare alle elezioni: dopo la platea, la cittadinanza può e deve prendersi anche il consiglio comunale! Un’altra amministrazione è possibile, Massa è dei cittadini, nessuna opera pubblica importante come varianti, rifacimento di piazze, parchi pubblici, strutture sanitarie e altro deve essere deliberata senza la partecipazione della cittadinanza, chi governa non è il Re, l’unico “sovrano” previsto dalla Costituzione è il popolo, sono i cittadini!

Massa Insorge in questi mesi si è battuta in particolare sul tema della sanità pubblica, opponendosi alla chiusura dei distretti sanitari di Via Bassa Tambura e di Villette e alla costruzione di un nuovo ospedale nella zona della stazione ferroviaria, proponendo come alternativa il recupero di quello esistente, oltre a contestare la costruzione di una nuova area commerciale.

Una manifestazione a Massa per la sanità pubblica

Un altro punto nodale è la “riqualificazione” del parco di Via Ugo Pisa a Marina di Massa, intervento finanziato dal Pnrr, per il quale originariamente era prevista la demolizione dell’edificio dell’ex colonie, poi annullata per le proteste di ampi settori della cittadinanza.

La costruzione di un nuovo ospedale in zona stazione ci appare effettivamente un esempio di quella “politica del selfie” che abbiamo messo sotto osservazione a proposito dei ponti tibetani in Umbria o della funivia dei forti a Genova: si continua a “cogliere l’occasione” del Pnrr per costruire ex novo strutture invece di recuperare e riqualificare quelle già esistenti, mentre nel frattempo i servizi pubblici peggiorano, senza che diminuisca la pressione fiscale. Senza contare che i lavori in zona stazione potrebbero potenzialmente determinare gli ennesimi disagi per una linea ferroviaria tirrenica nella quale le giornate di circolazione regolare senza “lavori di potenziamento infrastrutturale” costituiscono ormai un’eccezione: sarebbe un po’ come se qualche minuto di film interrompesse le interruzioni pubblicitarie dello stesso.

A quanto pare il sindaco Persiani non l’ha presa benissimo, lamentando uno “scarso rispetto istituzionale” da parte di Massa Insorge e rimpiangendo presunti bei tempi andati nei quali la politica veniva fatta con rispetto istituzionale reciproco.

Se mai questi tempi sono esistiti, di sicuro da almeno trent’anni a questa parte i toni dello scontro politico in Italia sono altissimi, e la coalizione di centrodestra in particolare negli ultimi anni ha portato nel parlamento nazionale spigole, bottiglie di champagne e mortadelle (2008, per festeggiare la caduta del governo Prodi) scambiando forse l’aula per la buvette della stessa.

Senza contare che nell’estate scorsa a Terni la Lega e Fratelli d’Italia si lamentarono ripetutamente per i toni usati dal sindaco Stefano Bandecchi, sostenuto da Alternativa Popolare e da diverse liste civiche, verso l’opposizione di centrodestra.

Un doppio binario comunicativo, quello della coalizione di centrodestra: quando si trova all’opposizione lamenta una mancanza di confronto democratico nei confronti delle sue controparti politiche, quando si trova al governo sembra temere il confronto diretto con i suoi cittadini; quando si trova all’opposizione tesse le lodi del “politicamente scorretto” e dei toni alti nello scontro politico, quando si trova al governo si trasforma nella paladina di una vera o presunta “etichetta istituzionale”.

Siamo di fronte a una classe politica che sembra impegnata esclusivamente a portare avanti progetti e agende che rispondono a interessi particolari o corporativi piuttosto che all’interesse generale dei cittadini che li hanno eletti. La possibilità dei cittadini di incidere sulle decisioni politiche che impattano sulle loro vite, anche a livello locale, spesso portate avanti da giunte sostenute da un quinto dei cittadini considerato l’alto livello di astensionismo, è oggi troppo bassa, e appare necessario trovare nuovi modi per facilitare la partecipazione democratica.

 

Andrea Macciò

 

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