Massa, Sabato 14 Ottobre manifestazione regionale contro la chiusura dei distretti sanitari
Sabato 14 ottobre ore 17,30 a Massa ci sarà una manifestazione regionale e un corteo contro la chiusura o lo smembramento ulteriore (in vista della chiusura) dei distretti sanitari di Massa.
A organizzare la protesta il “Movimento 18 Agosto” e la “Consulta Popolare per la Sanità Massa” che riuniscono numerosi comitati, movimenti e associazioni del territorio apuano e lunigianese. Alla manifestazione aderiscono tra gli altri Massa Insorge, la sezione locale del CLN e Rivoluzione Allegra, associazione che è stata in prima fila nel 2021-2022 nella contestazione delle “misure di contenimento della pandemia” prese dai governi Conte bis e Draghi.

Una protesta che si inserisce in una lunga serie di iniziative territoriali, come il presidio del 9 ottobre contro la possibile chiusura o lo smembramento del Monoblocco di Carrara e la raccolta firme in corso contro la chiusura della Asl di Via Bassa Tambura a Massa. Il Movimento 18 agosto appoggia anche le battaglie dei comitati della Lunigiana contro la crescente chiusura di servizi in quest’area della provincia di Massa Carrara.

Venerdì 13 ottobre è previsto un’assemblea pubblica presso il Castello di Terrarossa appoggiata anche dai comuni di Licciana Nardi e Tresana.
I comitati, oltre alla raccolta firme sul territorio, hanno anche messo a punto una petizione che raccoglie tutte le vertenze del territorio: “Salviamo la sanità pubblica territoriale a Massa Carrara” che è possibile firmare sul sito www.change.org.
I comitati si dichiarano insoddisfatti della risposta del comune di Carrara dopo l’incontro del 9 ottobre e pertanto annunciano che continueranno le mobilitazioni.

Le questioni sollevate dai comitati e dalle associazioni che hanno organizzato queste proteste ci sembrano molto rilevanti.
In particolare, viene contestato come lo smantellamento della medicina di prossimità e della sanità pubblica si sia acuito paradossalmente proprio quando ufficialmente l’Italia si trovava in “emergenza sanitaria” con il divieto per i medici di famiglia a effettuare visite a domicilio e l’implementazione di “protocolli” che di certo non sono una risposta adeguata non solo a una vera o presunta emergenza, ma neanche alle normali sindromi influenzali e respiratorie stagionali.
Di fatto, lo smantellamento della sanità territoriale pubblica e la sua inadeguatezza rispetto a far fronte persino all’ordinaria amministrazione è stata usata come giustificazione per combattere quello che ci è stato presentato come un problema sanitario come se fosse una questione di ordine pubblico, con misure politiche liberticide che hanno per mesi trasformato l’Italia in un paese in stato d’assedio (basti ricordare che a marzo e aprile 2020 erano chiusi persino i tribunali).
Un altro problema sollevato con forza dai comitati è quello del centralismo regionale. La provincia di Massa e la Lunigiana sono state inserite con l’accorpamento delle Asl nella “Toscana Nordovest” della quale costituiscono un territorio periferico con molte zone interne dell’Appennino particolarmente carenti di servizi (non solo nella sanità) e che vivono la Regione come un’entità matrigna e lontana. Per questo auspicano una riprogrammazione dei servizi sanitari a livello provinciale.
Quello che è certo è che le Regioni hanno spesso mostrato il volto peggiore del potere, tra corruzione e scandali di varia natura, esplosione della spesa pubblica unita a peggioramento dei servizi nelle materie di loro competenza come sanità e trasporti, “governatori” che, in particolare durante la “pandemia”, hanno trasformato quelle che sono entità amministrative in piccole satrapie personali, producendo “misure” restrittive ulteriori in aggiunta a quelle dello Stato centrale.
La distanza tra alcuni territori e i capoluoghi è molto sentita anche in altre aree del paese: basti pensare alle misure sulla peste suina, che non colpiscono i capoluoghi come Torino, Milano (Genova in parte sì) ma hanno creato moltissimi problemi nelle aree montane come le valli alessandrine, genovesi e quelle dell’Oltrepò, o la sofferenza dell’Umbria meridionale per la concentrazione dei servizi attorno al capoluogo Perugia.
Le proteste contro i tagli alla sanità pubblica in provincia di Massa possono essere quindi un’occasione per ripensare il ruolo delle Regioni in Italia. Un’abolizione o una riduzione a semplici unità amministrative, con un potenziamento delle provincie, potrebbe essere una prospettiva interessante.
Andrea Macciò
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