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Se si afferma la filosofia della DNA- ArtFirm gli NFT artistici potrebbero avere vita breve

di Luca Monti
sabato 13 Maggio 2023 · 10:31 · 3 min di lettura
Se si afferma la filosofia della DNA- ArtFirm gli NFT artistici potrebbero avere vita breve

Siamo in una fase storica di grandi e profondi cambiamenti sociali, influenzati dall’enorme sviluppo tecnologico, che ha mutato rapidamente anche il mercato dell’arte, con l’arrivo impetuoso dei cosiddetti NFT, vale a dire dei certificati di (com)proprietà su opere d’arte, in prevalenza digitali o riproduzioni di artisti famosi, che hanno raggiunto in poco tempo quotazioni milionarie. A parte il fatto che personalmente non amiamo l’arte digitale, che di per sè, non garantisce la propria conservazione futura, proprio per lo sviluppo tecnologico, che ad esempio ha reso illeggibili, con l’arrivo di nuovi programmi, molti documenti e molte immagini salvate su computer, vi è anche una lacuna normativa nel mercato degli NFT riguardante l’effettiva fruizione dei diritti d’autore, che potrebbe creare problemi agli investitori in quel segmento del mercato dell’arte. ma aldilà di queste considerazioni, gli NFT hanno adesso un rivale ben peggiore, in grado di farli tramontare definitivamente. Stiamo parlando della filosofia della cosiddetta DNA-ArtFirm, vale a dire la firma genetica, delle opere d’arte, con tracce del DNA dell’artista. Vi erano stati, in passato, anche nel secolo scorso e forse già nell’800, tentativi del genere, ma la critica li aveva stroncati prontamente, bollandoli nella migliore delle ipotesi come follie d’artista, se non come una vera e propria forma di arte degenerata. Adesso le cose, proprio per i cambiamenti sociali, stanno rivalutando questo tipo di idea, tanto da far sì, che l’opera intitolata “Michael’s Gate” realizzata dall’artista romano, noto come Hypnos, abbia ricevuto da un privato, immaginiamo estero, viso che italiani che possono e vogliono spendere queste cifre non ce ne sono più in giro, un’offerta da 12Milioni di Euro. Non è difficile immaginare, che se andasse a buon fine, la vendita di questo dipinto di grandi dimensioni (100 x 150 cm) che, a quanto ci risulta, è il primo ad essere interamente “firmato” col DNA del pittore che lo ha realizzato col proprio sangue, dopo essersi tagliato una mano, in preda, a quella che potremmo definire una vera e propria estasi artistica, aprirebbe davvero un nuovo confine per il mercato dell’arte e segnerebbe, come detto, la fine degli NFT. Insomma il geniale Hypnos, stavolta potrebbe realmente entrare nella storia dell’arte, rivoluzionandola, non solo sconfiggendo il medium digitale che sembrava essere irrinunciabile, ma anche riaffermando l’importanza e l’identità dell’artista, nei confronti di gallerie e mercanti vari.

A dimostrazione dell’interesse che “Michael’s Gate” sta suscitando fra gli addetti ai lavori, vi è poi il fatto che il nuovo Catalogo dell’Arte Moderna, è stato presentato il 10 maggio scorso, a Roma, presso la Galleria Sallustiana Art Today alla presenza di Hypnos, con sullo sfondo proprio quest’opera, che si trova esposta in modo permanente, salvo appunto, la sua possibile vendita a 12 Milioni di Euro, in quella galleria romana.

 

Luca Monti

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