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SudTirol: La “Nazionale” della Provincia Autonoma di Bolzano approda ai playoffs per la Serie A

di Andrea Macciò
giovedì 11 Maggio 2023 · 19:22 · 6 min di lettura
SudTirol: La “Nazionale” della Provincia Autonoma di Bolzano approda ai playoffs per la Serie A

Nella stagione 2022-2023, per la prima volta nella storia, quella che già dal nome si presenta come la “nazionale” di un territorio, quello della provincia autonoma di Bolzano, si è affacciata alla serie cadetta del professionismo calcistico, la serie B.

La formazione sudtirolese, sotto l’abile guida di Pierpaolo Bisoli, al quale si riferisce sopra, è approdata con la vittoria in trasferta contro la Ternana ai playoff, che potrebbero portare la squadra più a nord del calcio italiano a una storica promozione in serie A. Dopo un inizio in sordina con tre sconfitte consecutive, la formazione altoatesina ha preso le misure al campionato di serie B e si è posizionata stabilmente nella parte più alta della classifica, assieme a formazioni più blasonate come Genoa, Bari, Cagliari, Parma, Pisa e al Frosinone, guidato dall’ex campione del mondo 2006 Fabio Grosso, già matematicamente promosso in serie A dalla scorsa giornata, raggiunto dal Genoa venerdì scorso. Resta quindi ancora un posto disponibile per la serie A, da giocarsi alla “lotteria” dei playoff. Il Sudtirol si trova attualmente al quinto posto, con 57 punti, posizione che se mantenuta permetterebbe agli altoatesini di saltare il turno preliminare. L’unico precedente del calcio bolzanino nella serie cadetta, è quello relativo all’Associazione Calcio Bolzano nel 1947-1948, in una B divisa a gironi. L’AC Bolzano fu retrocessa in C l’anno medesimo a causa del dodicesimo posto nel girone B. Nel 1974 viene fondata a Bressanone la Polisportiva “Sport Verein Milland” da un gruppo di calciatori tesserati per alcune squadre minori della città. Affiliata alla Figc nel 1977 la formazione brissinese riuscì a salire in eccellenza nel 1991 e contò fra i suoi tesserati, proprio in quell’annata, l’ex nazionale peruviano Geronimo Barbadillo. L’attuale società calcistica è stata fondata nel 1995 come Football Club Sudtirol-Alto Adige, con i colori storici della bandiera tirolese, bianco e rosso, come colori sociali scindendosi dalla polisportiva che comunque continuò ad esistere anche come club calcistico. In poco più di vent’anni la formazione sudtirolese è riuscita dapprima a radicarsi nel calcio professionistico della serie C e poi l’anno scorso a raggiungere la storica promozione fra i cadetti. Come possiamo notare dalla ricostruzione delle vicende storiche, si tratta dell’unica squadra italiana che non rappresenta solo una città e uno dei gruppi linguistici presenti (come l’antica AC Bolzano del 1947-48), ma ambisce ad essere la piccola nazionale del territorio della provincia autonoma di Bolzano, un territorio nel quale si parlano tre lingue, tedesco, italiano e ladino, e a rappresentarne le diverse anime. Una sorta di piccola Barcellona italiana: i “blaugrana”, infatti, pur essendo una squadra di club, rappresentano nel mondo la Catalogna, che ambisce a rendersi autonoma dalla Spagna e che è dotata di proprie specificità storico-linguistiche. Il Sudtirol, è approdato tra i professionisti nel 2000, quando esisteva ancora la C2. Il salto in B l’anno scorso, dopo diversi campionati a buoni livelli in Lega Pro, sotto la guida di Ivan Javorcic, attualmente al Venezia. La formazione di Javorcic ha dominato il girone A della Lega Pro, raggiungendo la storica cifra di 90 punti come la Ternana l’anno precedente. Il legame tra calcio, tifo e politica, del quale abbiamo già parlato, raccontando la storia del tifo ternano tra legame con la storica cultura operaia della città e rivendicazione dell’autonomia dell’Umbria meridionale dal capoluogo Perugia, della quale la squadra è simbolicamente portavoce, è quindi fortissimo anche nel caso del Sudtirol. Attualmente la società è caratterizzata da una denominazione esclusivamente germanofona, anche se oggi nel nome compare il riferimento bilingue alla città: nel simbolo leggiamo infatti “Sudtirol Bolzano Bozen”. Le polemiche della fazione italofona dei tifosi, rappresentata dal gruppo Eagles Supporters Bolzano, si fecero sentire con forza nel 2019 quando il gruppo portò avanti una sorta di “sciopero del tifo” contro il cambio di denominazione della società. La questione è stata sollevata anche di recente, dopo la promozione in B: ma gli ottimi risultati sembrano, per ora, averla stemperata. Lo stadio, recentemente ristrutturato in occasione proprio della promozione in serie B, è il “Druso” di Bolzano con 5500 posti. Il presidente è Gerhard Camper. Sulla solida ossatura della formazione che è stata promossa trionfalmente sotto la guida di Javorcic, il presidente e il direttore sportivo Paolo Bravo hanno costruito in questa estate una solida campagna acquisti con l’arrivo di elementi di qualità quali i centrocampisti Caviglia (dalla Juventus U23), i difensori Berra, Masiello e Barison, gli attaccanti Sprocati (dal Parma, contratto poi rescisso consensualmente a novembre) Marconi e Mazzocchi, al rientro dopo un anno alla Ternana. Sono rimasti due atleti di provata esperienza come il portiere Poluzzi e il centrocampista francese Kevin Vinetot, con una discreta esperienza anche in serie A. Il tutto, come detto, sotto la guida dell’esperto Pierpaolo Bisoli reduce da un’ottima annata nel Cosenza, che ha portato alla salvezza subentrando a Roberto Occhiuzzi. Tra la quarta e la decima giornata la cavalcata trionfale della formazione bolzanina: 17 punti in 6 partite, meglio di Ternana (16) Genoa (14) Bari (13) e della capolista Frosinone (16). Nelle ultime cinque giornate una piccola crisi con l’assenza di vittorie, crisi superata con lo 0-1 di Terni. Negli ultimi anni la geografia del calcio italiano è profondamente cambiata: le ondate di fallimenti societari che hanno interessato squadre titolate di città medio grandi soprattutto del centro-sud, le più recenti quelle del Bari e del Palermo, ma ricordiamo anche i problemi di altre formazioni habitué del calcio professionistico come Taranto, Reggiana, Siena e Ancona (città che peraltro conta uno stadio modernissimo con ampia capienza e persino una stazione ferroviaria dedicata al flusso dei tifosi, Ancona Stadio) hanno fatto emergere società di provincia, caratterizzate da una gestione più solida e da un saldo legame con il territorio che rappresentano, spesso quello dell’intera provincia. Oltre al Sudtirol, un esempio è il Frosinone di Maurizio Stirpe, neopromosso in serie A, e il Benevento di Oreste Vigorito, ormai diventate una presenza fissa nel calcio professionistico italiano. Queste formazioni di provincia sono spesso caratterizzate da efficaci investimenti nei settori giovanili e femminili: è il caso anche del Sudtirol, che dal 2012 annovera tra gli asset societari il centro sportivo Fcs che si trova ad Appiano nella zona di Maso Grosso, sulla cosiddetta “strada del vino”.

L’Fcs Women sta ottenendo ottimi risultati nel campionato di Eccellenza, nel quale è in testa, e potrebbe presto seguire la stessa parabola ascendente della prima squadra maschile. Buoni anche i risultati delle giovanili. Se il Sudtirol, riuscirà a superare la concorrenza di formazione più blasonate come il Bari di Aurelio de Laurentis, ai playoff, potremo quindi assistere alla storica promozione in serie A di questa squadra, la prima a rappresentare un territorio politicamente diviso tra Italia ed Austria. E magari, non lo possiamo escludere, come accaduto anni fa al Chievo, formazione di un quartiere della città di Verona, potrebbe anche ritrovarsi a rappresentare l’Italia in Europa League.

Andrea Macciò

 

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