Terni, scontro in aula tra il sindaco Bandecchi e Fratelli d’Italia. Destra e sinistra si accorgono solo ora dei toni del dibattito politico italiano?
Su Fiorenza Oggi ci siamo occupati con due articoli del “caso politico di Terni” che nelle comunali di inizio estate, con la vittoria della coalizione formata da Alternativa Popolare e da alcune liste civiche, ha rappresentato l’unica realtà alternativa alle esauste fazioni bipolari che si scontrano con toni anche aspri su temi di bandiera per poi concordare inevitabilmente su “misure” liberticide in occasione delle vere o presunte emergenze.
Oggi torniamo sul tema, in occasione dello scontro verbale avvenuto in consiglio comunale tra l’attuale sindaco Bandecchi e alcuni rappresentanti di Fratelli d’Italia.

I fatti: alcuni giorni fa, durante una seduta che verteva sul potenziamento dell’organico della polizia municipale, si è verificato uno scontro tra il sindaco Stefano Bandecchi e i consiglieri di Fratelli d’Italia Masselli (ex candidato sindaco) e Cecconi.
Bandecchi ha usato parole molto forti verso i due avversari e, secondo alcuni, si è arrivati ai limiti dello scontro fisico. L’opposizione ha poi abbandonato l’aula nonostante Sara Francescangeli, presidente del consiglio comunale, avesse deciso di riprendere la seduta dopo la sospensione. In seguito, i parlamentari umbri del Pd Verini e Ascani hanno chiesto al ministro Piantedosi una sorta di “impeachment” del sindaco in carica, eletto regolarmente con oltre il 50% dei voti nonostante un elevatissimo astensionismo.

Il sindaco Bandecchi e il suo partito Alternativa Popolare hanno rilanciato, denunciando le “provocazioni” delle opposizioni: Lorenzo Filippetti in un comunicato stampa ha attaccato frontalmente l’opposizione di destra denunciando una campagna denigratoria e di odio portata avanti attraverso i social: “l’insulto social ai membri di Alternativa Popolare, alla giunta, ai consiglieri comunali e ai semplici sostenitori è ormai all’ordine del giorno (….) la destra ternana, deflagrata dopo la sconfitta elettorale in maniera sistematica tramite i propri rappresentanti denigra il Sindaco e usa continuamente toni da avanspettacolo che non hanno nulla di politico” afferma l’esponente di Alternativa Popolare. Oggi Bandecchi ha anche denunciato di essere stato minacciato di morte a fine luglio mentre si trovava a Roma, per motivi legati alla sua attività politica.
Gli atti di tutta la vicenda sono stati trasmessi alla Procura di Terni: in attesa di scoprire se qualcuno dei contendenti ha commesso reati, ci sembra utile capire il significato politico di questa vicenda.
Come abbiamo sottolineato negli scorsi articoli, la vera novità della coalizione incentrata attorno ad Alternativa Popolare è la strategia comunicativa, caratterizzata dalla volontà esplicita di rompere con il “bipolarismo” che da trent’anni domina la scena politica italiana.
Nel corso della campagna elettorale e soprattutto dei primi mesi del mandato, la giunta Bandecchi si è scontrata in maniera particolare con l’opposizione di destra, quella che aveva espresso il sindaco precedente Latini, e in particolare con Fratelli d’Italia. Tanto che in uno dei suoi ultimi video Bandecchi definisce gli esponenti dell’opposizione “quattro fascisti”: il tutto è molto paradossale, visto che alle politiche 2022 Carlo Calenda si oppose alla candidatura dell’ex presidente della Ternana nel Terzo Polo a causa di presunte simpatie “fasciste” prontamente smentite da Bandecchi stesso. Le accuse reciproche di fascismo, tra la gara a chi è più o meno fascista, il vedere il fascismo anche dove non c’è e la scontata citazione sul fascismo dell’antifascismo fino ad arrivare a sostenere che l’antifascismo è il peggior fascismo, è un altro classico intramontabile del dibattito politico italiano.

L’atteggiamento del sindaco attuale è stato molto spesso sopra le righe e sovente non consono a un rappresentante delle istituzioni: più che una “emergenza democratica” come dichiarato da esponenti locali di Forza Italia, appare la conferma che in Italia per farsi notare dagli elettori più che il famoso “buonsenso” spesso evocato sia utile avere uno stile comunicativo aggressivo e teatrale.
Il successo del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo nel 2013, quando nessuno conosceva i candidati, era dovuto in primis all’aggressività del linguaggio usato da Grillo contro la “Casta” e allo slogan che ha reso famoso il suo movimento, il catartico “Vaffa” celebrato con apposite giornate. Senza contare le numerose occasioni nelle quali lo spettacolo della rissa fra opposte fazioni è andata in scena non in un consiglio comunale, ma in Parlamento, assieme a scene da avanspettacolo con parlamentari che esibivano dagli scranni spigole, forconi o mortadelle, come quella aperta nel 2008 da un esponente del Popolo della Libertà per festeggiare la caduta del governo Prodi
L’impressione è che le innegabili intemperanze verbali del sindaco di Terni mettano in secondo piano la sostanza politica: siamo di fronte a un soggetto politico che ha rotto gli schemi precostituiti su diversi punti.
A inizio agosto, la trascrizione presso l’anagrafe di Terni del figlio di una coppia di donne con l’indicazione della cosiddetta “madre d’intenzione” è stata una chiarissima presa di distanza da uno dei temi identitari della destra di governo attuale, che sta lavorando a una legge sul reato universale di maternità surrogata e che ha intimato tramite circolari ai comuni di non trascrivere neanche i figli di coppie di donne nati dalla procreazione medicalmente assistita, che in Italia non costituisce, a differenza della maternità surrogata, un reato.
Un’operazione dal forte significato politico, considerato che in Umbria i movimenti “Pro Life” e ostili a questo tipo di politiche sono molto influenti e legati ai due maggiori partiti di centrodestra, che è costata al sindaco l’accusa da parte di Mario Adinolfi (il cui Popolo della Famiglia gravita nell’area della destra di governo in numerose realtà locali) di avere “i calzini arcobaleno”.
Lo stesso approccio post-ideologico lo abbiamo notato sui temi ambientali, con la giunta Bandecchi e l’assessore Mascia Aniello che proviene dal mondo ambientalista che hanno mostrato un atteggiamento pragmatico, lontano sia dalla guerra di principio a ogni forma di ecologismo che dalla retorica del green e della sostenibilità, comportandosi in modo diverso caso per caso.

Ad esempio, sono state sposate da subito le istanze degli ambientalisti per una ferma opposizione all’impianto di essicazione fanghi nella frazione di Maratta, mentre è andato avanti, nonostante i ricorsi dei comitati ecologisti, l’abbattimento della pineta ritenuta pericolante di Viale Centurini, in continuità con la politica sul verde pubblico della giunta precedente.
Sul tema della ZTL la giunta ternana ha per ora adottato un approccio molto critico in un contesto nazionale nel quale sia centrosinistra che centrodestra tendono a portare avanti politiche sempre più restrittive della modalità privata.
L’argomento principale sollevato dalle opposizioni è stato dall’inizio quello dell’incompatibilità tra il ruolo istituzionale di Bandecchi e quello di proprietario di una squadra di calcio (il passaggio di proprietà della Ternana è avvenuto solo in estate).
Non possiamo fare a meno di sottolineare che il tema del “conflitto di interessi” è regolarmente sollevato solo quando riguarda gli altri.
Fratelli d’Italia esprime un ministro del Turismo, Daniela Santanchè, che opera professionalmente nel turismo, e uno della Difesa, Guido Crosetto, che opera professionalmente nel settore della difesa.
Forza Italia è stata trent’anni il partito personale di Silvio Berlusconi, proprietario di un grande gruppo editoriale, di canali televisivi, di testate giornalistiche, di case di produzione cinematografiche e di squadre di calcio: dopo il Milan è stato il turno del Monza, che ha portato in serie A in pochi anni.
Il MoVimento 5 Stelle è entrato sulla scena politica mandando appunto “a quel paese” per usare un eufemismo, tutti quanti e si è caratterizzato per essere il primo partito italiano espressione di una società di marketing, con il simbolo di proprietà di un comico. Tra la retorica del non-statuto è quella del non-partito, nessuno ha mai capito come veramente funzionasse sotto la gestione Grillo-Casaleggio il MoVimento 5 Stelle.
Viene quindi naturale chiedersi da che pulpito arrivi la predica sui conflitti di interessi da parte di queste forze politiche.
Come ha sottolineato anche l’ex consigliere “civico” Alessandro Gentiletti, i gruppi politici che oggi giustamente criticano l’atteggiamento di Bandecchi non hanno lesinato negli scorsi anni un atteggiamento implicitamente aggressivo verso le opposizioni (Gentiletti ha portato esempi relativi al suo mandato in consiglio comunale in opposizione alla giunta Latini) e verso le “minoranze” sociali.
La Lega da un lato critica (giustamente) il sindaco per un termine poco felice usato nei confronti da un consigliere ritenendo che sia discriminatorio verso i disabili, dall’altro con il suo leader ha sempre fatto dell’intemperanza verbale verso altre “minoranze” un punto caratteristico della sua comunicazione politica, considerandola un mezzo di lotta al cosiddetto “politicamente corretto”: solo alcuni giorni fa, il leader Salvini ha difeso la “libertà di espressione” del generale Roberto Vannacci che nel suo libro “Il mondo al contrario” non usa certo toni concilianti verso alcune categorie sociali come gli omosessuali, le femministe e gli animalisti.
Lo scontro politico del consiglio comunale di Terni, al di là delle personalità fumantina del sindaco, appare l’epifenomeno di una degenerazione del discorso pubblico e politico in atto da diversi anni e correlata probabilmente all’uso di mezzi come i social network per la propaganda politica ed elettorale.
Dagli anatemi contro immigrati e “anormali” a quelli contro no vax e “negazionisti” prima pandemici e poi climatici nessuna delle fazioni istituzionali può dirsi innocente ed estranea al linguaggio d’odio. Oggi sembra paradossale che chi voleva chiudere in casa a vita i no vax o andava a citofonare nelle case di Bologna in cerca di presunti spacciatori si indigni per espressioni sopra le righe degli avversari.
Le due fazioni di un bipolarismo sempre più esausto mascherano il sostanziale vuoto di idee e visione, e una sostanziale convergenza sulla politica estera, sulla politica economica e sul sostegno incondizionato a “misure” liberticide per le varie emergenze vere o presunte, da quella sanitaria a quella climatica, alzando vistose cortine di fumo su temi di bandiera che in genere ruotano attorno a questioni “biopolitiche” come la maternità surrogata, l’aborto e la legge 194, le unioni civili, il cosiddetto ius soli, la sicurezza urbana.
Temi che la stessa sinistra sembra avere interesse a non risolvere legiferando quando governa sulle questioni che formalmente appoggia, come il cosiddetto “matrimonio egualitario” e lo “ius soli”, esattamente come la destra non sembra interessata a risolvere il problema della sicurezza urbana che solleva continuamente.
Con tutta probabilità, le due fazioni sono interessate a mantenere “caldi” facili temi di propaganda a costo zero.
In questo scenario, il risultato di Terni sembra effettivamente avere scompaginato questa sorta di tacito accordo consociativo, dimostrando che un outsider può espugnare una città, e magari anche una regione domani, ai due “poli” nati dopo il terremoto politico del 1992, e lo può fare con una strategia comunicativa che unisce toni alti dal punto di vista linguistico con contenuti caratterizzati da un approccio post-ideologico e pragmatico, che rimettono al centro i temi locali invece dei discorsi sui massimi sistemi e che, come abbiamo sottolineato nell’articolo precedente, provano a rilanciare il radicamento della politica sul territorio dopo anni di partiti virtuali e personali.
La parabola politica di Bandecchi, anche se si tratta di personalità molto diverse, ricorda da un certo punto di vista quella del “marziano” (come lui stesso una volta si definì) a Roma Ignazio Marino nel 2013. Marino vinse a sorpresa le primarie del Pd e durante il suo brevissimo mandato si propose di mettere mano ad alcune consolidate “consuetudini” che caratterizzavano il potere nella Capitale, per poi venire di fatto deposto con un passaggio dal notaio e con il plauso dell’opposizione di centrodestra dalla sua stessa maggioranza. La differenza consiste nel fatto che al momento Bandecchi può contare sul sostegno di Alternativa Popolare e delle liste collegate.
A Terni sino ad ora le opposizioni di destra e di sinistra sembrano non essersi ancora riprese da una sconfitta inaspettata, in particolare Fdi e Lega che probabilmente non si aspettavano la convergenza di una parte dei voti del centrosinistra su Bandecchi al ballottaggio e che sembrano non accettare il risultato elettorale della scorsa primavera.
È ancora presto per giudicare l’operato politico del sindaco e di Alternativa Popolare nella città umbra, e bisogna attendere le regionali del 2024 per capire se questo progetto potrà avere un respiro nazionale o resterà una parentesi locale.
La vicenda ternana è indicativa però per comprendere come l’alzata dei toni dello scontro tra i partiti istituzionali rappresentati nei due “poli” sia inversamente proporzionale alla convergenza consociativa sui temi di fondo.
A prescindere dal merito locale, la rottura degli schemi consolidati, con l’ingresso sulla scena di forze politiche che provano a scompaginare due “narrazioni” scontate, esauste e prevedibili, non può che essere utile a dare una scossa al sonnolento scenario politico italiano.
Andrea Macciò
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