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Dal Dazibao pro Mao al Sexy Disco di Firenze l’evoluzione della protesta sui muri

di Luca Monti
giovedì 18 Giugno 2026 · 16:27 · 2 min di lettura
Dal Dazibao pro Mao al Sexy Disco di Firenze l’evoluzione della protesta sui muri

L’ironia dei fiorentini, si sa, è spesso pungente e colorita. A farne le spese, nei giorni scorsi, sono stati tre personaggi, protagonisti da tempo della politica cittadina e non solo: Matteo Renzi, Eugenio Giani e Dario Nardella. Un nostro lettore, Andrea, ci ha, infatti inviato una foto da lui scattata al volo in Viale Europa, dove stava viaggiando in autobus che ritrae un manifesto del Sexy Disco Excelsior, che nei prossimi giorni festeggerà i 22 anni di attività, che qualche buontempone, aveva taroccato, ponendo i volti dei tre politici, al posto di quelle delle ragazze immagine del locale. Non sappiamo chi sia stato, ovviamente, ma non possiamo escludere, che si tratti di qualche residente di quel quartiere, esasperato dai cantieri della tramvia, che ne hanno completamente cambiato il volto e se fosse così, i politici ritenuti responsabili di questo disastro urbanistico sempre più evidente, sarebbero stati ripagati con la stessa moneta. Non è la prima volta che in città, personaggi politici vengono presi di mira con questo tipo di ironia graffiante e probabilmente non sarà l’ultima. Evidentemente Firenze, si ribella in silenzio ma mostrando tutto il proprio disappunto esprimendolo, con questo tipo di evoluzione ironica, in stile Vernacoliere, del Dazibao (大字报) che in cinese significa Giornale murale a grandi caratteri, divenuto famoso dopo il 25 maggio 1966, quando Nie Yuanzi, una giovane docente di filosofia dell’Università Beida di Pechino, affisse all’ingresso dell’ateneo un manifesto scritto a mano, a grandi caratteri, nel quale criticava il rettore dell’Università e i vertici del partito della capitale definendoli «neri banditi antipartito» che cercavano di condurre l’istituzione universitaria secondo uno spirito borghese e reazionario. Da quel giorno tutti i giovani studenti cinesi, che la docente invitava, nel manifesto a mobilitarsi per difendere la politica del partito Comunista, all’epoca, ancora guidato da Mao, iniziarono ad usare questa formula per appoggiare le iniziative politiche del governo e del partito. Proprio l’origine di questo strumento propagandistico, ci dà un indizio, non certo sull’identità dei buontemponi, che resta e resterà probabilmente sconosciuta, ma almeno sulla loro collocazione politica, che probabilmente, è quella della sinistra alternativa al PD. Comunque sia, questo tipo di denuncia politica, ci piace, proprio perchè in linea con la nostra natura di fiorentini salaci e pungenti.

Luca Monti

Ph. Andrea (un nostro lettore)

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