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Torna la diplomazia del Ping Pong?

di Luca Monti
sabato 22 Luglio 2023 · 15:33 · 3 min di lettura
Torna la diplomazia del Ping Pong?

Alcuni eventi attuali sembrano dare ragione al filosofo Giovanbattista Vico ed alla sua teoria dei corsi e ricorsi storici secondo la quale, ciò che oggi si ripropone è già accaduto nel passato e puntualmente ritorna, anche se ogni ricorso comprende ed ingloba sempre il corso precedente. Ci riferiamo, in particolare alla visita del centenario diplomatico statunitense, Henry Kissinger in Cina, per parlare col presidente Xi Jinping. Fu, infatti, proprio Kissinger, a predisporre all’inizio degli anni ’70 quella che viene comunemente definita la “diplomazia del ping pong” tesa a raffreddare, in chiave antisovietica, i rapporti tra Cina e Stati Uniti. In pratica, Henry Kissinger, che all’epoca non era poco più che un privato cittadino come oggi, ma il consigliere per la sicurezza del presidente Richard Nixon, incontrò a Pechino, il leader comunista fondatore della Repubblica Popolare cinese, Mao Tsetung, riuscendo a convincerlo ad organizzare, per l’anno successivo, un incontro di ping pong, sport nazionale cinese, tra le nazionali di Cina e Stati Uniti, che contribuì sensibilmente a raffreddare i rapporti tra i due Paesi, cosa che dette il nome, appunto di “diplomazia del ping pong” a questa iniziativa. Non sorprende quindi, che, a distanza di mezzo secolo, Henry Kissinger, vista l’impasse militare in cui si è venuta a trovare la NATO nella crisi Ucraina, voglia riprovare a proporre lo stesso schema, che all’epoca funzionò solo per mantenere l’equilibrio globale, risultando alla fine molto sopravvalutato, dal momento che non raggiunse l’obiettivo di dividere la Cina dall’Unione Sovietica, che infatti sopravvisse altri due decenni, prima di implodere da sola e non certo per il ping pong. Questo odierno, nuovo tentativo diplomatico e geopolitico, si scontra dunque, oltre che con il parziale fallimento della diplomazia del ping pong degli anni’70, anche con la realtà dei fatti. In primis l’incontro tra Kissinger e Xi Jinping non ha l’ufficialità, che negli anni ’70 era riconosciuta al diplomatico statunitense e dunque al suo meeting con Mao e risulta essere solo un ricorso storico, quasi un amarcord, forzato dalla volontà di uno dei protagonisti del corso precedente che sembra credere che il mondo sia lo stesso di mezzo secolo fa, quando non è così. All’epoca, infatti, i rapporti di forza tra Stati Uniti e Cina, risultavano essere in quest’ordine decrescente e l’America, poteva ancora fare la voce grossa col Dragone, mentre adesso tali rapporti sono invertiti. Tutto questo per dire che, se agli occhi dell’Occidente che ancora spera di vincere una guerra contro la Russia, fatto mai avvenuto finora nella storia, l’incontro tra il dinosauro politico Henry Kissinger ed il potente Xi Jinping, appare un successo di dimensioni galattiche, in realtà, si tratta di poco più che un evento propagandistico, per galvanizzare gli animi e cercare di far credere che gli Stati Uniti, sono ancora la prima potenza mondiale. Difficilmente, ormai, infatti, la Cina si smarcherà dalla Russia, con la quale ha avviato il progetto dei cosiddetti BRICS, che sta guadagnando consensi sempre più crescenti, nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, che vedono nel Dragone cinese e nell’Orso russo, importanti appoggi per riscattarsi dal dominio economico dell’Occidente.

Luca Monti

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