La politica del selfie (non) si è fermata a Creti-Farneta
Dopo mesi di pensose riunioni, l’ennesimo “tavolo tecnico” di un paese che delega le decisioni politiche ai Comitati Tecnico Scientifici (e negli anni scorsi ce ne siamo purtroppo accorti) ha parlato: la nuova stazione Medio Etruria dell’Alta Velocità si chiamerà Creti-Farneta e sarà costruita in un’area semideserta della campagna casentina.
Lontana da tutte le città che avrebbero dovuto beneficiarne, secondo la retorica governativa e aziendale dispensata a piene mani, la stessa dei “cantieri parlanti”: Arezzo, Siena, Perugia e Terni.
Creti è una località tra Foiano della Chiana e Cortona, della quale è frazione e dista 10 km: per capirci, non esiste neanche l’apposita voce su Wikipedia. Vicino, l’abbazia di Farneta

Se già fatichiamo a capire, eccetto per i residenti nella città stessa, l’utilità di “Reggio Emilia AV Mediopadana” che dista numerosi chilometri dalla stazione centrale dove è possibile accedere ai treni per le località non servite dai Frecciarossa, con la scelta, costosissima al solito, di Creti l’autoreferenzialità del blocco di potere politico-burocratico-aziendale che governa questo paese e il suo siderale distacco dalla realtà e dalla vite dei cittadini si manifesta in tutto il suo splendore.
Tra i maggiori sostenitori della location di Creti, che ha battuto altre ipotesi come Rigutino e Chiusi (dove esiste già, a Chiusi Scalo, la stazione della linea tradizionale) il sindaco di Siena Fabio Nicoletta (centrodestra) la consigliera regionale Anna Paris (Pd), sempre senese, e la giunta di centrodestra dell’Umbria, in particolare l’assessore leghista Enrico Melasecche, che ha appena spostato di due anni più in là la riapertura della Ferrovia Centrale Umbra (ma in compenso ha annunciato che inizierà la “deforestazione dei binari”).
La stazione di Creti-Farneta, secondo la retorica politico-ferroviaria, avrebbe dovuto servire l’aretino, il senese e l’Umbria.

Di fatto, agli umbri è stata “venduta” dal punto di vista comunicativo come “la stazione dell’Umbria dell’AV”. Peccato che non solo Creti non sia in Umbria, non solo “Medioetruria” è un nome che già risulta difficile da digerire a una regione che sta cercando da anni di rimarcare la sua specificità rispetto alla Toscana, ma la vera notizia è che, a parte Tesei, Melasecche e alcuni politici senesi, si tratta di una scelta che ha scontentato tutti, sia toscani che umbri.
In Toscana, il presidente della Regione Giani (Pd) critica in particolare i rischi di una nuova “colata di cemento” già fustigata dal dissesto idrogeologico e sottolinea il rischio della sottrazione di fermate alla stazione centrale di Arezzo, che si trova in effetti in città. Contrario anche il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli (centrodestra) e numerosi consiglieri regionali.
In Umbria contrari al progetto sia le opposizioni di centrosinistra che Alternativa Popolare. Secondo il comunicato diffuso dal coordinatore Riccardo Corridore, la scelta di Creti-Farneta condanna la regione all’isolamento ferroviario .
Riportiamo parte del comunicato
“𝐿’𝑜𝑏𝑖𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑐ℎ𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑡𝑜, 𝑒𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑈𝑚𝑏𝑟𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑟𝑜𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑙’𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑡𝑎𝑣𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙’ℎ𝑎 𝑓𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑖 𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎𝑡𝑎.
𝐸’ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑢𝑎𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑠𝑜𝑟𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑐𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝐶𝑟𝑒𝑡𝑖, 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝑚𝑒𝑡𝑎̀ 𝑡𝑟𝑎 𝑆𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑒𝑑 𝐴𝑟𝑒𝑧𝑧𝑜. 𝑈𝑛𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑓𝑖𝑛𝑖𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙’𝑈𝑚𝑏𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜-𝑚𝑒𝑟𝑖𝑑𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑚𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑃𝑒𝑟𝑢𝑔𝑖𝑎. 𝐵𝑎𝑠𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎 𝑃𝑒𝑟𝑢𝑔𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑟𝑒 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 60 𝑘𝑚 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑒 𝑡𝑜𝑡𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑎𝑑𝑒𝑔𝑢𝑎𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛’𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜! 𝑆𝑒 𝑃𝑒𝑟𝑢𝑔𝑖𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑣𝑟𝑎̀ 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖 𝑏𝑒𝑛𝑒𝑓𝑖𝑐𝑖, 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑈𝑚𝑏𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑒 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 (𝑏𝑎𝑠𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑇𝑒𝑟𝑛𝑖 𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑎 150 𝑘𝑚 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑧𝑜𝑛𝑎).
𝑄𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑠𝑖𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶ℎ𝑖𝑎𝑛𝑎, 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑒𝑟𝑟𝑜𝑣𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑡𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑈𝑚𝑏𝑟𝑖𝑎? 𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎̀ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑐𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒?
𝐸 𝑎𝑑𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑐𝑐𝑜𝑟𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑒, 𝑝𝑎𝑟𝑐ℎ𝑒𝑔𝑔𝑖, 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑔𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑜𝑐𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀. 𝐷𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑖𝑒 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑒, 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑑𝑖, 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑡𝑎𝑠𝑠𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑎𝑡𝑡𝑒𝑑𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑎𝑑 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑏𝑎𝑐𝑖𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎. 𝑆𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑎 𝑣𝑒𝑙𝑜𝑐𝑖𝑡𝑎̀, 𝑝𝑜𝑡𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒𝑟𝑜 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑐𝑖 𝑑𝑒𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑖𝑛𝑒𝑒 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑒𝑛𝑛𝑖, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑖 “𝑡𝑟𝑒𝑛𝑖 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑖” 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎𝑣𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛’𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑒.
Tra le proposte alternative pervenute, quelle di Giani e Ghirelli su Arezzo e quella di Davide Baiocco e altri su Perugia (vista la bocciatura di Chiusi).
Per l’Umbria meridionale esiste già la stazione di Orte collegata alla direttissima per Roma.
Di certo, come quella del rigassificatore di Piombino da spostare a Vado Ligure, mostra come il blocco politico-burocratico-aziendale, come diceva l’ex premier Draghi “fa quello che si deve fare” senza tenere minimamente in conto non solo i diritti dei cittadini, non solo le obiezioni provenienti da chi fa politica sui territori e un minimo di contatto con la realtà lo ha, e qua infatti si sono opposti Pd, centrodestra e Alternativa Popolare oltre movimenti locali, ma anche la logica.
Qualcuno potrebbe seriamente spiegare che senso ha arrivare in un’ora, beninteso se i cinghiali o le nutrie non attraversano i binari e se non ci sono lavori di potenziamento infrastrutturali, guasti tecnici, gelicidi e altro, da Roma o Milano a Farneta in un’ora per poi arrivare a Perugia in un’altra ora e mezza, ad Arezzo in un’ora, a Terni in due/tre ore di auto? Se qualcuno parte per una settimana parcheggerà l’auto a Creti, magari a pagamento? Ovviamente non ci sono collegamenti intermodali, a meno che non salti fuori un Creti Link.
Il senso è chiaro: non ha senso.
O meglio, ne ha uno diverso da quello che dovrebbe avere.

In un sistema di capitalismo clientelare come l’Italia, l’importante è “aprire cantieri” come ci ripete tutti i giorni il Ministro delle Infrastrutture Salvini, magari “parlanti” e che siano utili a chi li fa e a lui per portare avanti la “politica del selfie” che lo ha portato al successo nel 2018-2019. Ovviamente, questo è un fatto di sistema. Con un altro ministro, della stessa coalizione o di centrosinistra, non cambierebbe nulla se non la retorica.
E, come paventato nel comunicato di Riccardo Corridore, per l’Umbria c’è anche il rischio del taglio dei Frecciarossa attualmente in partenza da Perugia.
Ma quanto costa la stazione di Creti? Secondo una stima riportata dal quotidiano locale Umbria24 ottanta milioni di euro: ma ovviamente, è destinata a crescere.
La politica del selfie (non) si ferma a Creti-Farneta.
Andrea Macciò
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