Arrestati a Sesto Fiorentino 4 cinesi per estorsione ai danni di una imprenditrice loro connazionale

4 Marzo 2026 pubblicato in Firenze


I Carabinieri hanno arrestato su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, quattro cittadini cinesi per estorsione aggravata da metodi mafiosi, ai danni di un’imprenditrice loro connazionale. Le attività estorsive sarebbero iniziate il 10 Agosto del 2024 quando un commando di cinque uomini cinesi, armati di machete e picconi, fece irruzione nel negozio gestito dall’imprenditrice devastandolo. Gli episodi ai danni di quell’attività, si erano poi intensificati nel 2025 con un vero e proprio attentato incendiario ai veicoli aziendali, che aveva danneggiato anche l’autovettura di un altro cittadino, estraneo all’imprenditrice, che a quel punto aveva deciso di denunciare le ripetute estorsioni, facendo scattare le indagini. Il sodalizio criminale, tuttavia, non intendeva mollare la presa ed il 17 Giugno 2025 due uomini avevano danneggiato a colpi di pietra e verniciandolo di rosso, un altro veicolo aziendale della donna e si stavano preparando a compiere un altro blitz analogo, prima di essere identificati dalla Polizia, attraverso le analisi delle videocamere di sorveglianza ed i tabulati delle utenze telefoniche, dei sospettati fornite dall’imprenditrice. Dopo la perquisizione domiciliare, a loro carico che aveva dato esito positivo col rinvenimento degli abiti usati per l’ultimo atto vandalico ancora macchiati di vernice rossa, risultata compatibile con quella usata dai due uomini e la conseguente denuncia, che aveva raggiunto anche il presunto capobanda, gli episodi si erano interrotti, fino al 23 Gennaio di quest’anno quando il capobanda, aveva inviato un altro individuo a minacciare l’imprenditrice di dare fuoco al negozio o addirittura al capannone della sede aziendale, se non avesse pagato in pochi giorni l’enorme cifra di 2,8 Milioni di Euro. Proprio il capannone pare sia stato il movente di queste reiterate azioni criminali in quanto l’imprenditrice lo aveva acquistato togliendone così l’uso al capobanda, che lo aveva preso in affitto dal precedente proprietario, per installarvi una ditta gestita ufficialmente da prestanomi, ma a lui riconducibile. A finire in carcere sono stati, il capo dell’organizzazione, due esecutori materiali degli episodi estorsivi e l’ultimo soggetto inviato dalla donna per minacciarla.

Luca Monti





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