Continua il presidio a oltranza di agricoltori e cittadini al Piazzale Michelangelo
Dal 22 gennaio scorso, è partita, in ritardo rispetto agli altri europei, anche la mobilitazione nazionale degli agricoltori italiani, in difesa della loro filiera, ma non solo, perchè le politiche dell’Unione Europea sull’agricoltura, mettono potenzialmente a rischio anche la salute e l’approvvigionamento di cibo, di coloro che vivono nelle città. L’introduzione, infatti, della possibilità di inserire nelle farine anche i grilli ed altri insetti, unita agli incentivi all’abbandono della produzione agricola, a favore di prodotti analoghi, ma provenienti dai Paesi sudamericani, significa minare alla base la filiera agroalimentare di Paesi come il nostro e la cultura ad essa retrostante, ma anche appunto, mettere a rischio la salute di tutti con prodotti non sicuri e potenzialmente tossici. Se a questo aggiungiamo il fatto che anche il settore della pesca. è sotto attacco dell’Europa, più o meno con le medesime modalità, il rischio di trovarci con gli scaffali dei supermercati prima vuoti per carenza di cibo sano eppoi magicamente riempiti di cibo spazzatura, o junk food, per usare un anglicismo caro ai lorsignori di Bruxelles, è veramente alto.

Ecco quindi che anche gli agricoltori italiani sono scesi in piazza, anche a Firenze, con un presidio, iniziato, come detto lunedì 22 gennaio e che sta andando avanti ad oltranza, in un luogo iconico di Firenze, il Piazzale Michelangelo.

Siamo andati a trovare coloro, che, uomini e donne, si sono alternati, in questi giorni al gazebo e li abbiamo sentiti carichi di entusiasmo per questa battaglia, oltre che sollevati dalla presenza di centinaia di persone, che hanno testimoniato loro, vicinanza e stima per questa battaglia di civiltà. E che si tratti di una causa giusta, lo dimostra in buona sostanza, il primo dietrofront dell’Europa sulle questioni agricole in discussione, con la decisione presa, ufficialmente, per salvare la faccia, a causa della contrarietà di alcuni governi, in primis quello francese, ma in realtà proprio per le proteste dei coltivatori di quel Paese, di congelare gli accordi per favorire l’import in Europa, di prodotti agricoli sudamericani, a rischio contaminazioni da pesticidi, non banditi in quel continente. E’ chiaro, che non si può abbassare la guardia ed occorre continuare la mobilitazione, non solo degli agricoltori, ma anche dei consumatori, perchè davvero, la questione riguarda tutti noi. I consumatori possono boicottare ad esempio i prodotti non graditi o potenzialmente dannosi per la salute, specialmente la pasta, controllando attentamente le etichette e preferendo solo quella rigorosamente “fatta in Italia” con l’utilizzo esclusivo di grani italiani. Non è difficile, basta spendere qualche secondo in più ed inforcare gli occhiali se servono, prima di porre nel proprio carrello, prodotti che non rispondono alle nostre esigenze economiche e salutistiche primarie. I prodotti italiani in agricoltura sono i migliori ed i più sani e occorre dunque supportarli, boicottando quelli che vengono realizzati con materie prime non autoctone oppure con improponibili farine di grillo, la cui produzione è iniziata anche in Italia, precisamente nelle Marche.

Siamo comunque moderatamente ottimisti, perchè, se come detto, centinaia di persone, in una città conformista e piegata al sistema come Firenze, si sono fermate in questi dieci giorni, al gazebo degli agricoltori al Piazzale Michelangelo, vuol dire che l’opinione pubblica, sta recependo l’importanza di questa battaglia epocale, per la salubrità del cibo.
Luca Monti
Ph. Stefano Giannattasio
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