E se il decentramento del turismo passasse dal vero rinnovamento delle strutture museali più importanti?
Da tempo immemorabile, ormai, ma soprattutto dopo il periodo di chiusure globali, con la conseguente esplosione della voglia di libertà e di movimento, che ha portato il turismo, specialmente statunitense a numeri da record, si parla della necessità di decentrare il turismo. Quello che stupisce, è la totale ignoranza, nel senso di ignorare come funziona, del fenomeno turistico da parte delle istituzioni locali e nazionali. In realtà quest’ignoranza, stupisce solamente l’uomo della strada, ma non chi frequenta l’ambiente da decenni e sa che tale ignoranza, è dovuta, in primis, al disinteresse dell’Italia, intesa come Governo, Regioni, Comuni eccetera, verso il turismo, che, ormai, non è più controllato ma subito, visto che da decenni, appunto, la programmazione dei flussi, non si fa nel nostro Paese ma negli uffici delle grandi agenzie di viaggi internazionali. Eppure qualcosa di semplice, bello ed innovativo, per decentrare e migliorare il turismo, una città come Firenze, potrebbe ancora farlo, se gli Amministratori Comunali, ne avessero il coraggio e dubitiamo che ne abbiano, visto che pare che l’unica idea di sviluppo che hanno, sia la tramvia. Innanzitutto e non vogliamo con questa idea, essere tacciati di pauperismo, anzi, siamo profondamente liberali, ma riteniamo che occorra mappare con esattezza, attraverso riscontri incrociati, le attività di ristorazione e somministrazione presenti a Firenze, che, oggettivamente sono davvero troppe, con intere strade, ormai solo “mangia e bevi”. Non vorremmo infatti che dietro la facciata dell’ennesimo ristorante, magari gestito da stranieri appena arrivati, quindi con dubbia capacità economica, si nascondesse il riciclaggio di denaro, fenomeno oggettivamente odioso, perchè spesso connesso a quello dell’usura, che uccide le attività imprenditoriali sane. Una volta “sfoltito” questo settore dai rami marci, già la città avrebbe un altro aspetto e potrebbe pensare ad un rilancio delle attività artigianali, ormai chiuse in piccole riserve indiane, da cercare col lanternino per essere trovate. Ma soprattutto la vera novità, potrebbe essere lo spostare Accademia ed Uffizi, in un nuovo “contenitore” ultramoderno fuori dal centro, che li accolga entrambi, magari restando aperto h24 sette giorni su sette, cosa che già creerebbe nuovi posti di lavoro, solo tra gli addetti ai servizi. Pensiamo a vecchie grandi fabbriche abbandonate ai confini comunali, che potrebbero essere ristrutturate e corredate di tutti i servizi necessari. Chi scrive è un fautore da sempre di questa soluzione, che oggi diventa assolutamente fondamentale, come dimostra il caos all’Accademia, nei giorni scorsi provocato da una perdita idraulica. I palazzi che ospitano i due principali musei fiorentini, infatti, sono cinquecenteschi, quindi, anche se ben costruiti e ristrutturati nell’ottocento, ormai inadeguati ad accogliere decine di migliaia di visitatori al giorno. E’ chiaro che un impianto idraulico come quello dell’Accademia, possa andare in crisi se ogni giorno ci sono diecimila persone che tirano lo sciacquone. Senza contare la vera e propria bolgia infernale che si vive tutti i giorni all’esterno di quel museo, tra code di mezzora anche per chi ha la prenotazione, che a questo punto ci chiediamo a cosa serva, motorini, monopattini e furgoni che sfrecciano in mezzo ai pedoni, questuanti e venditori abusivi che impediscono anche di camminare ed altre amenità del genere che rendono Firenze, agli occhi di un turista, più simile ad un suk mediorientale, che ad una capitale della cultura europea. Gli stessi occhi di quel turista, inoltre, nella maggioranza dei casi, non vengono neanche mai rivolti al palazzo che ospita il David, perchè per il visitatore medio, ma diremmo basso e non di altezza, ma di livello culturale, come quelli che girano oggi semplicemente, il David, può essere ovunque, tanto è l’unica cosa che conta dentro l’Accademia, esattamente come la Monna Lisa al Louvre. Ecco, il Louvre, se Mitterrand svariati decenni fa, ha avuto il coraggio di sponsorizzare la Piramide del Louvre, appunto, sfidando i nostalgici ed il fantasma di Belfagor, che vi sarebbe nascosto, facendola diventare, questa sì un’attrazione, perchè Firenze, non può fare altrettanto riqualificando un’area ai margini della città e dandole una nuova vita e liberando al contempo spazi preziosi in centro? L’Accademia potrebbe tornare agli studenti e gli Uffizi, potrebbero magari accogliere di nuovo gli uffici, in questo caso non granducali, ma di Comune e Regione sparsi per il centro, abbandonando lo smart working, per riportare la vita vera in quelle zone, dove ormai si sentono parlare tutti gli idiomi, meno che il fiorentino. Invece, grazie all’ignavia degli amministratori e alla battaglia per il potere tra direttori di musei, peraltro teutonici e non autoctoni, Firenze, è costretta a sorbirsi sui giornali, il rimpallo di responsabilità per la rottura di un tubo ed i disagi da essa provocati, che è roba da operetta di quart’ordine. Insomma il classico scaricabarile, che serve solo ad alimentare le chiacchiere da bar, ma non risolve i problemi. Firenze merita davvero di uscire dalla mentalità piccolo borghese, cattocomunista, buonista e pauperista che l’ha ridotta così, in pochi decenni.
Luca Monti
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