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Il parroco di Badia a Settimo ha mandato un chiaro segnale di Pace per il Natale

di Luca Monti
giovedì 26 Dicembre 2024 · 14:20 · 3 min di lettura
Il parroco di Badia a Settimo ha mandato un chiaro segnale di Pace per il Natale

Ieri il Natale dell’area metropolitana fiorentina, ha avuto un sapore diverso, più intenso e genuino rispetto a quello consumistico, cui eravamo tristemente abituati, grazie ad un bel gesto simbolico di pace, messo in atto da Don Carlo Maurizi, parroco della millenaria abbazia dei Santi Salvatore e Lorenzo, meglio conosciuta come Badia a Settimo. Don Carlo, infatti, ha srotolato dal campanile dell’abbazia uno striscione, al quale si riferisce la foto di copertina ed a corredo dell’articolo, che chiede il disimpegno bellico preventivo dell’Italia, da qualsiasi conflitto. Si tratta di un messaggio conforme al dettato della nostra Carta Costituzionale, laddove all’articolo 11 si legge:

“«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»

Già questa aderenza alla Costituzione, basterebbe, a nostro avviso, a togliere ogni argomentazione, a chi avrà storto il naso per questo gesto, considerandolo inopportuno da parte di un prete, ma, parafrasando un detto popolare, è proprio il pulpito sacerdotale, dal quale è venuta la predica, a rendere tale messaggio ancora più credibile e forte. Riteniamo, infatti, che sia dovere morale di ogni sacerdote che professa e predica una religione di Pace, come il Cristianesimo, diffondere il più possibile questo messaggio, per infrangere una narrazione globale, che oggi, parla solo di guerra e morte. Ecco che quindi uno striscione di Pace, appeso ad un campanile, oltretutto storico, come quello di Badia a Settimo, il giorno di Natale, rappresenta davvero un gesto simbolico dirompente, che scuote le coscienze e ci interroga sul vero senso di questa festa, che non è quello di scambiarsi auguri, spesso ipocriti, o doni spesso riciclati, ma quello religioso e spirituale. Certo, nessuno sano di mente, vieterebbe mai, o penserebbe anche solo di farlo, lo scambio di doni, specialmente verso i bambini, ma una pausa di riflessione più profonda, che vada oltre questo aspetto, ci vuole ed anzi, ci appare sempre più necessaria per ritrovare il senso del nostro essere umani. Ecco che plaudiamo quindi al gesto di Don Carlo, che ci piacerebbe venisse emulato da tutti gli altri suoi colleghi sacerdoti, per far risuonare dai campanili di tutta Italia, nello stesso momento, magari a capodanno, o per l’Epifania, un concerto di campane per la Pace che rilanci da una parrocchia all’altra il messaggio che Cristo, è sceso sulla terra, proprio per portare la Pace tra gli uomini, che è ora di finirla con le guerre, a qualsiasi latitudine esse si verifichino e che soprattutto l’Italia, culla della civiltà mondiale, non deve prendere parte a nessuna di esse, ma anzi ha il dovere, Ex Articolo 11, appunto, di adoperarsi per la Pace, attraverso la diplomazia e non con le armi.

Luca Monti

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