Il Santo di oggi è l’Arcivescovo fiorentino Antonino Pierozzi
Nel giorno della sua morte, avvenuta il 2 maggio 1459, la Chiesa Cattolica celebra l’arcivescovo fiorentino Sant’Antonino Pierozzi. Antonino (per la sua piccola statura), era figlio del notaio fiorentino Niccolò Pierozzi e divenne frate domenicano nel 1405, al tempo del riformatore Giovanni Dominici. Nel noviziato domenicano ebbe come compagni tra gli altri, Fra Giovanni Angelico, il famoso artista beatificato nel 1982 e Fra Bartolomeo. Inizialmente fu assegnato alla casa monastica di Fiesole, della quale venne poi nominato Priore, ma visse anche essendo instancabile evangelizzatore a Cortona, Roma, Napoli, Gaeta e Siena, prima di tornare a Firenze, dove fondò, nel 1436, il convento di S. Marco, ex monastero dei silvestrini, che per volontà di Cosimo de’ Medici fu ricostruito da Michelozzo e adornato dal Beato Angelico e dai suoi discepoli con affreschi in ogni cella, ma soprattutto con quello, d’ineguagliabile bellezza, collocato sulla sommità dello scalone, raffigurante l’Annunciazione che ancora oggi, attira numerosi turisti. Nel 1446 papa Eugenio IV lo nominò arcivescovo di Firenze. Il suo tenore di vita era assai austero per quel tempo: non possedeva, infatti, alcun cavallo, ma un mulo e il suo seguito personale era composto di soli sei uomini, anche se in realtà, erano molti di più ad agire nell’ombra per i poveri. Fondò, infatti, la Confraternita dei Buonuomini di San Martino, ancora attiva nell’omonima piazzetta, che aveva la missione di aiutare tutti i poveri ma in particolare, i cosiddetti “poveri vergognosi” vale a dire persone nate agiate, che per motivi vari, erano cadute in povertà e tendenti a nascondersi per non mostrare il loro nuovo status sociale. Le epidemie o i terremoti, erano per lui occasione speciali per esercitare la sua abbondante carità e si dice che abbia visitato tutte le chiese della sua diocesi ogni anno. Predicò instancabilmente contro l’usura e Papa Niccolò V (1447-1455) dichiarò che Antonino, era degno di venerazione allo stesso modo di Bernardino da Siena, morto poco prima. Gli scritti più importanti di Antonino Pierozzi, includono un compendio, molto apprezzato dagli studiosi di teologia morale, vari trattati sulla vita cristiana, uno di quali ebbe ben centodue riedizioni ed una storia del mondo, nella quale si parla di un quarto continente, prima della presunta scoperta dell’America, avvenuta oltre trent’anni dopo la sua morte e che sarebbe per questo, da studiare con attenzione. Inoltre le sue riflessioni sul problema etico del prestito a interesse, che non è da considerarsi usura, furono tenute in grande considerazione. Cosimo de’ Medici, che attribuì al suo esempio e alle sue preghiere la preservazione dello Stato fiorentino, aveva molta fiducia e stima nei suoi confronti, tanto che verso la fine della sua vita Antonino Pierozzi, fu nominato ambasciatore di Firenze e venne cooptato da papa Pio II in una commissione per la riforma della Curia romana. Lo stesso Papa Pio II così lo descrive nelle sue memorie: “Soggiogò l’avarizia, calpestò il suo orgoglio, la lussuria gli fu completamente sconosciuta, e fu più che sobrio nel bere e nel mangiare; non cedette mai all’ira o a ogni altra passione. Fu teologo brillante e scrisse numerosi libri che furono apprezzati dagli studiosi; fu un predicatore popolare benché inveisse contro il peccato con vibrante energia; riformò i costumi morali del clero e del laicato; si sforzò con ardore di risolvere le dispute e fece del suo meglio per appianare le divisioni cittadine. Distribuì le rendite ai poveri ma non diede nulla ai suoi parenti e amici, a meno che non fossero in gravi necessità. Usò solo stoviglie di vetro o argilla e desiderò che quelli di casa sua, un gruppo molto ristretto, si accontentassero di poco e vivessero secondo i precetti della filosofia. Quando morì venne celebrato uno splendido funerale ma nella sua casa non fu trovato nulla più di un mulo, che era solito cavalcare, alcuni mobili di nessun valore, povertà e niente altro. Tutta la popolazione credette che era passato a una vita di beatitudine, né noi possiamo pensare diversamente da loro.”
Insomma, Antonino Pierozzi, oltre ad essere ispirato dagli ideali religiosi domenicani e dall’esempio di altri santi pastori, fu anche e forse soprattutto un uomo di eccezionale cultura in un tempo in cui l’umanesimo, nelle scienze e nell’arte, era al suo apice, nella nostra amata Fiorenza.
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