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Quando il David va in tribunale per porre un limite alla sua riproduzione

di Luca Monti
lunedì 29 Maggio 2023 · 19:12 · 4 min di lettura
Quando il David va in tribunale per porre un limite alla sua riproduzione

Non c’è pace per il David, colosso marmoreo che da secoli guarda, a metà tra il sorridente e l’accigliato, la varia umanità, a passeggio sotto la sua ostentata nudità, dapprima in Piazza della Signoria, poi nella bolgia della galleria dell’Accademia, vero e proprio girone infernale dei selfisti, ai quali per fortuna viene proibito da tempo il bastone di supporto, che costringeva le guide ed i turisti a continui slalom speciali, in stile Alberto Tomba, per evitare di vedersene conficcare uno negli occhi o nel naso. Adesso dopo le polemiche, in Florida ed in Scozia, per la sua presunta pornografia, che sinceramente fanno sorridere, tanto sono stupide le idee di chi ritiene pornografica un’opera del genere, che fra l’altro, chi scrive, non ama in modo particolare, forse proprio per il contesto da icona rock, che ormai si è affermato intorno alla stessa, arriva anche la sentenza del Tribunale di Firenze, che ha condannato la casa editrice della rivista GQ, al risarcimento dei danni materiali e di immagine, facendo vincere alla Galleria dell’Accademia, la causa contro quella rivista, che aveva pubblicato un’immagine del David, per fini pubblicitari, sovrapponendo la foto di un modello a quella del capolavoro rinascimentale. Non entriamo nel merito della sentenza, ma ci sentiamo di dire, come altri hanno fatto notare, in riviste cartacee ed online, dedicate all’arte che tale decisione non rappresenta un’evoluzione nella presunta tutela dei diritti d’autore sulle opere presenti nei musei, ma, anzi, rischia di diventare una forma di censura artistica del tutto anacronistica e forse, inapplicabile nella pratica. Certamente non fa piacere a chi dirige un’istituzione museale pubblica, che l’immagine di uno, o più capolavori, venga associata ad un prodotto, ma nello specifico, va considerato che una rivista è un prodotto culturale quindi, in teoria, ma anche in pratica, non svilisce l’immagine dell’opera, a fini commerciali, ma ne aumenta l’interesse promuovendola e diventandone quindi sponsor, non soggetto che ne trae utili. Inoltre, se si impedisce la modificazione di un’opera, indirettamente si chiude la porta, a nuove esperienze artistiche, che possono scaturire da quell’opera, rivisitata in chiave contemporanea. A meno che non si voglia considerare come un vandalo approfittatore, ad esempio un Marcel Duchamp, che raffigurò la Gioconda coi baffi. Insomma, non si possono mettere quasi sullo stesso piano, i deturpatori seriali di opere d’arte, come quelli che con la scusa delle battaglie ambientaliste, passano le loro giornate a buttare vernice su statue e dipinti e chi utilizza, peraltro, come nel caso di specie, come detto, a fini culturali, l’immagine di un capolavoro. Inoltre, adesso che la sua Galleria dell’Accademia ha vinto la causa, la direttrice della stessa, che farà, si metterà a girare tutta Firenze, negozio per negozio, bancarella per bancarella, per denunciare tutti coloro che vendono riproduzioni del David, non consone alla sua idea di estetica? Magari lasciando continuare il quotidiano commercio di finti acquerelli, vere stampe, che si svolge proprio davanti alle porte del suo museo, creando intralcio e disagio continuo ai turisti in fila? E se a vendere immagini non consone del David, ci fossero poi altri musei, come si scopre facilmente girando per i bookshop degli stessi, si fa causa anche a loro, oppure per il quieto vivere sarebbero esentati dalla “caccia al brutto”? Senza contare poi un aspetto ulteriore evidenziato dalla sentenza, che parla del David, come di proprietà della comunità italiana. A parte che il David, non ha nazionalità ed è un capolavoro a disposizione dell’umanità, ma, in realtà, quel colosso di marmo, appartiene a Firenze, anzi al popolo fiorentino, visto che fu scolpito da Michelangelo, per celebrare la vittoria della Repubblica Fiorentina, nata dalle ceneri di Savonarola, contro i Medici, concetto che del resto, è ben chiaro e noto, anche allo Stato Italiano, che lascia una percentuale sugli incassi dell’Accademia, guarda caso, proprio al Comune di Firenze. Insomma, ci auguriamo, pur non avendo, ripetiamo, grande simpatia per quella statua, che il David, possa finalmente essere lasciato in pace e tenuto fuori da beghe, piccole e grandi, che non gli appartengono. In fondo chiede solo di fare quello che ormai è diventato il suo lavoro, vale a dire, intrattenere i turisti, in quei pochi frenetici minuti della loro visita all’Accademia, con relativo (orribile) selfie d’ordinanza. A proposito chi dovrebbe e potrebbe controllare l’uso che i milioni di turisti che scattano foto coi loro telefonini davanti al David, fanno delle stesse?

Luca Monti

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