Sabato si è svolto un rave party urbano con corteo
Sabato 29 aprile, si è svolta la Street Parade, una marcia a suon di musica, sparata a tutto volume, da diversi camion carichi di casse acustiche, dunque un vero e proprio rave urbano, organizzato per protestare contro le norme del Governo Meloni, che hanno vietato i rave party.

In realtà, il divieto è più sulla carta che nei fatti, visto che, si è potuto, appunto, organizzare con tanto di autorizzazione, questa Street Parade, che ha richiamato in città circa diecimila persone. Ognuno è libero di manifestare e protestare come crede, sia chiaro, ma il fatto che ad accompagnare la manifestazione vi fossero alcuni cartelli che riportiamo nelle foto seguenti, che invitavano a non creare problemi e ad usare “sostanze” (facile capire quali) “con discrezione” dimostra come non tutti i presenti fossero dei soggetti rassicuranti e ci meravigliamo che l’autorizzazione sia stata concessa.

Evidentemente adesso basta dichiarare di fare uso di “sostanze, ma in modo discreto” per poter stare tranquilli.

Insomma, non proprio un bel messaggio educativo per la gioventù, anzi un vero e proprio invito allo sballo ed alla trasgressione, con alcuni residenti in zona San Niccolò, che si sono lamentati con noi, per i molti ragazzi e ragazze che forse, proprio dopo aver consumato le loro “sostanze, con discrezione” non si sono fatti scrupoli di espletare i propri bisogni corporali, anche in mezzo di strada.

Era permesso evidentemente, anche scrivere su muri e bandoni, come testimonia la foto sopra e lasciare le birre ovunque, come mostra, invece, la foto seguente.

Abbiamo voluto intervistare, la Signora Antonella, che sabato ha provato a parlare con quei ragazzi ed alla quale si riferisce la foto seguente.

Ecco cosa ci ha detto: “Mi sono avvicinata per parlare con quei giovani, per cercare di capire le loro motivazioni per quello che stavano facendo e non sono riuscita a trattenere le lacrime, vedendo come una parte di quella generazione sta andando verso la propria autodistruzione, consumandosi tra alcool e droghe varie, cosa insopportabile verso la quale non si può rimanere indifferenti. Tuttavia, anche la repressione non è il modo giusto di affrontare la questione perchè i giovani percepiscono questa autodistruzione come una sorta di paradiso. Ecco che il mio gesto di infilarmi tra loro, io vecchia, voleva essere un modo per far vedere che qualcuno si preoccupa per loro, non per moralismo, ma proprio per cercare di fargli capire che questo non può essere né il loro futuro, né quello di nessuno di noi. Purtroppo quella stessa indifferenza verso i giovani, per lottare contro la quale volevo farmi vedere da loro, è stata applicata nei miei confronti e dopo circa dieci minuti, nei quali sono passata inosservata, ho desistito dal mio intento, che ripeto era quello di dialogare anche solo con uno di loro. Detto questo, neanche la tolleranza può essere accettata come soluzione e mi domando come mai si sia autorizzata tale manifestazione, anche se io mi sono data una risposta che credo sia il fatto che siccome era stata indetta per protestare contro una legge promulgata dal Governo Meloni, si sentiva l’esigenza che un’Amministrazione Comunale di sinistra, cavalcasse questa manifestazione. Sul decreto Meloni, infine, io, da donna di sinistra, anzi direi comunista, sono in linea di principio favorevole, proprio perchè mira a limitare questo fenomeno autodistruttivo per i giovani, ma credo che vada in qualche modo ricalibrato perchè la paura è che possa essere utilizzato per reprimere anche alcune forme di dissenso.”
Luca Monti
Ph. Stefano Giannattasio
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