“Ultrafania” di Sara Bini
Il significato etimologico di Ultrafania, è “luce proveniente dall’altrove” ed è esattamente questo il senso che l’autrice, Sara Bini, attribuisce alla poesia: quello di un collegamento tra il mondo “prosaico” e materiale nel quale siamo immersi e l’Altrove e il Divino che albergano in ogni essere umano. In un suo lavoro precedente, “I Figli di Lilith. Un tributo a Isolde Kurz e al divino in ogni donna” Sara Bini, ha ricostruito come la figura mitologica di Lilith, divinità presente nelle religioni mesopotamiche e nell’ebraismo, rappresentata talora come demone rappresenti invece l’archetipo del femminile inteso come lato “caldo” e creativo della vita, e del divino presente in ogni donna. In molti dei suoi testi poetici compare la contrapposizione con l’inverno, il freddo, il gelo, la sterilità della pietra, come nei versi seguenti:
“Tu sei il freddo/il gelo/l’acciaio/la roccia/sibilano i tuoi occhi/mi sei entrato nelle ossa (Rapsodia) Potessi imparare a ignorare il tormento/che mi spinge contro/questo viaggio d’inverno (Viaggio d’inverno) Il mio cuore è pietra/una pietra non sente/non può fiorire/forzata alla luce/non può sanguinare (Pietra).”
L’incombere di questo principio freddo e sterile sembra pervadere l’intera silloge dei testi di Sara Bini, e torna anche in altri titoli come Gelido e Inverno. La raccolta è divisa in varie sezioni, una dedicata ai quattro elementi, Aria, Acqua, Terra e Fuoco, poi Figurazioni, Attraversare, Con-passione. La pulsione all’ultrafania della poesia di Sara Bini emerge dai continui riferimenti a una spiritualità che è insieme cristiana e panteistica, come in “Countrychurch”:
“Io sono l’albatros/tempio devastato/padre perdonami/perché non ho vissuto.”
Sara Bini, è anche musicista, e come riconosce nella prefazione Giovanni Agnoloni, le sue poesie ricordano la forma poetica di origine medioevale della ballata, con ascendenze nella poesia romantica ed ermetica, e una presentazione grafica che ricorda talora la poesia visiva. La raccolta è pervasa da ispirazioni poetiche e letterarie le più varie, da André Gide, a Giuseppe Ungaretti, da John Lennon, a Thomas S. Eliot, sempre filtrate dalla sensibilità particolarissima e “ultrafanica” dell’autrice. La silloge raccoglie poesie scritte dai 15 ai 35 anni, e possiamo notare dalle prime liriche più corte ed ermetiche alle “ballate” che caratterizzano l’ultima parte, Con-Passione, un crescendo emotivo che in qualche modo richiama appunto la formazione e l’attività musicale dell’autrice.

Sara Bini, vive a Montespertoli ed è poetessa, cantautrice e counselor di meditazione artistica. Nel 2019 è uscito il suo saggio “I figli di Lilith. Un tributo a Isolde Kurz e al divino in ogni donna”. Nel 2022 ha pubblicato il saggio “Suono scrivo canto e creo” sulla creatività e il songwriting. È autrice del blog “Nostalgia dei senza terra” e gestisce un canale youtube.
Andrea Macciò
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