Visione distopiche: un confronto tra “Both Dido and I. Alla ricerca dell’umanità perduta” di Federico dell’Agnese Carlis e “Lo smeraldo” di Mario Soldati
Nel romanzo di Federico dell’Agnese Carlis “Both Dido and I. Alla ricerca dell’umanità perduta” in un mondo reduce dalle devastazioni prodotte dalle guerre e dai disastri ambientali, l’umanità è stata salvata e “terraformata” da una Superintelligenza Artificiale che da un lato ha impedito l’autodistruzione totale del pianeta a seguito degli sconvolgimenti climatici e dei conflitti, dall’altro ha sottomesso l’umanità a un controllo e una sorveglianza capillari, un totalitarismo soft nel quale i pochi “umani biologici” rimasti in vita a convivere con gli androidi, vivono un’esistenza totalmente programmata dall’algoritmo.
La Superintelligenza, chiamata ironicamente Superchica, ha cancellato la possibilità di scelta delle persone rimaste, ritenendo che il modo nel quale funziona il pensiero umano porti inevitabilmente all’autodistruzione.
A gestire questa Intelligenza Artificiale, tuttavia, è un “consiglio di amministrazione” composto da umani…
L’umanità non è più libera di scegliersi il partner, il lavoro, il luogo di residenza, se non con l’autorizzazione di Superchica, che per “terraformare” il nuovo mondo ha sintetizzato tutte le informazioni elaborate sul web e i social network dall’umanità del nostro tempo.
La maggioranza delle attività umane, dallo studio al lavoro, dai viaggi alle relazioni interpersonali e sessuali, si svolge in una sorta di realtà virtuale talmente evoluta e perfetta da essere da molti preferita alla realtà autentica.
Il mondo fisico non è però scomparso, esistono le università, i mezzi di trasporto a lunga percorrenza, i luoghi di lavoro, la natura, le città: ma la maggioranza dell’umanità lo ignora, trascorrendo la propria esistenza interamente nel perfetto simulacro virtuale costruito da Superchica e avendo occasione di conoscere dal vivo solo pochissime persone nel corso della vita.
Le persone del futuro hanno perso completamente ogni gusto per la cura di sé e il senso estetico, perché per loro la vita “autentica” è quella delle esperienze virtuali, come la “personal cultivation” simulacro delle relazioni sessuali autentiche. E per chi non ha più voglia di vivere, niente suicidio: SuperChica ha inventato il nihilment, una dissoluzione “ambientalmente corretta” degli atomi del corpo fisico nel mondo.
La protagonista Umbriel, è una ragazza giunta sulla Terra da una colonia periferica del Sistema Solare attratta dalla vita degli “antichi”, appassionata di cinema, di moda, di storia, di poesia. A differenza della maggioranza delle altre persone Umbriel esce il più possibile di casa, guarda “vecchi” film, cerca di viaggiare fisicamente per frequentare l’università e di conoscere le persone dal vivo.
Umbriel cura con grande costanza il proprio aspetto fisico e ama vestire con gli abiti di moda nel Ventunesimo secolo visti nei film, ancora reperibili sui siti di vendita di abbigliamento vintage. La sua migliore amica è Jamie, erede della corporation che gestisce la Superintelligenza.
La sua inquieta ricerca dell’umanità perduta la porterà a vivere in una casa isolata dell’Italia del Nord, abitata nei tempi passati da Dorothea, autrice di poesie non “digitalizzate” e quindi di fatto non accessibile alla superintelligenza. Un luogo dove abitano ancora persone legate alla vita degli “antichi” e nel quale Umbriel, ormai adulta, avrà modo di conoscere l’amore, la passione, il sentimento religioso.
Nell’ultima parte del libro, l’autore ricostruisce una serrata disputa tra Umbriel e il rappresentante della Superintelligenza che riconosce, interpellando un’umana per una “consulenza” la sua sostanziale imperfezione: l’umanità residua è insoddisfatta della vita che conduce e chiede con insistenza di essere sottoposta a nihilment. Solo un’umana può avere un’idea per salvare quello che resta dell’umanità perduta.
Possiamo definire “Both Dido and I. Alla ricerca dell’umanità perduta” un romanzo filosofico, incentrato sulla disputa tra l’Umano rappresentato da Umbriel e l’Intelligenza Artificiale rappresentata da Superchica.
Nella prefazione, l’autore afferma di vedere il mondo che ha rappresentato in questo romanzo come una “distopia positiva” perché lo spirito autodistruttivo dell’umanità potrebbe anche generare una distruzione totale.
Il pensiero umano è imperfetto e a volte autodistruttivo, ma proprio grazie agli aspetti non controllabili della vita, come l’amore, la sessualità, la passione, l’arte, la conflittualità politica e di idee, la storia e la vita possono andare avanti e le persone trovare un senso all’esistenza.
Il mondo “terraformato” pensato con le migliori intenzioni dalla Superintelligenza è una società statica, senza storia, un mondo di fatto morto.
La fine della storia sarebbe la fine stessa dell’umanità.
L’originalità di questo libro è che ci mette di fronte a due visioni opposte che dialogano fra di loro cercando di trovare una sintesi: quella umana di Umbriel e quella computazionale di Superchica.
Persone che non escono quasi mai di casa se non per una corsetta attorno all’isolato o assoluta necessità, didattica anche universitaria a distanza, sessualità virtuale dalla quale le persone sembrano essere diventate dipendenti tanto da rinunciare a quella reale, perdita del senso estetico e della cura di sé divenuta inutile in un mondo dove non ci si incontra mai, smart working, relazioni “in presenza” ridotte alle persone conviventi e a poche altre: il futuro distopico immaginato dall’autore assomiglia moltissimo all’Italia del 2020, nella quale per lunghi mesi fu proprio l’inseguimento della utopia del “rischio zero” a produrre un incubo distopico, un inferno lastricato da buone intenzioni proprio come quello disegnato nel libro.
Ci sono poi nel libro altri due temi fortissimi.
Uno è la questione ambientale e i rischi del cosiddetto “climate change”: sebbene molti comportamenti dell’umanità di oggi possano sembrare autodistruttivi, il libro mette di fronte al rischio effettivo di un totalitarismo climatico che per salvare il pianeta distrugga non tanto l’umanità in senso fisico quanto il senso dell’esistenza stessa tramite una forma soft ma soffocante di controllo sociale.
L’altro tema è quello dell’esistenza di Dio, sul quale la filosofia (materia abolita dalle università in questo futuro perché ritenuta inutile) dibatte da secoli.
La Superintelligenza che governa questo mondo del futuro è stata comunque creata e in parte ancora gestita da umani, quindi le persone non sono una sua creatura. Esiste un Essere Superiore che ha creato gli umani e che nessuna intelligenza artificiale potrà mai eguagliare nella perfezione della Creazione?
Molto ben costruito il personaggio di Umbriel, questa ragazza del futuro che sogna il mondo apparentemente felice e spensierato degli “antichi” guardando vecchi film. Un soggetto narrante che non necessariamente coincide con la visione dell’autore, come sottolineato nella postfazione.
Un interessante confronto della distopia contemporanea del romanzo di Federico dell’Agnese Carlis è quello con il più visionario dei romanzi di Mario Soldati, Lo smeraldo, del 1974.
Dopo l’incontro con un misterioso personaggio di nome Count Cagliani, a New York, il protagonista de “Lo smeraldo” affronta un viaggio iniziatico, tra sogno e realtà, in un futuro distopico ambientato in un tempo non troppo lontano, precedente a quello che stiamo vivendo ora. Il mondo è diviso in due grandi confederazioni: gli Stati Uniti Socialisti del Nord, nel quale sono confluiti gli Usa, l’Europa settentrionale e la parte nord dell’ex Unione Sovietica, e la Confederazione del Sud, della quale fanno parte Africa, Asia, America Latina ed Europa meridionale.

Le due confederazioni sono divise da una fascia interdetta alla circolazione, che in Italia è situata nel cuore del paese, nell’Italia centrale tra la provincia di Grosseto a Nord e il Garigliano a Sud.
Una terra che si dice sia inabitabile per l’elevatissimo livello di inquinamento, della quale fa parte anche la città ormai semi abbandonata di Roma. Il protagonista attraversa queste terre con un “lasciapassare” da artista in un’avventura tra sogno e realtà.
Il mondo del Nord assomiglia molto al mondo di oggi e in parte anche a quello del futuro immaginato in Both Dido and I: una società ateista, ipercontrollata e militarizzata, dove l’industria del controllo è diventata la prima attività economica soppiantando di fatto ogni altra forma di impresa privata, e la “sorveglianza” è esercitata in modo paternalista e soft, ma soffocante. Il mondo del Sud è un mondo più disordinato, culturalmente raffinato, nel quale sono ancora importanti le religioni (e nel quale predomina quella islamica), ma violento, insicuro e non meno autoritario. Un mondo però più imprevedibile, nel quale il protagonista, approdato in un bar dopo aver attraversato paesi e città semideserte della fascia proibita, in un paesino nei pressi del Garigliano, che potrebbe essere l’odierna Scauri o Cellole, riesce a trovare ancora un barlume di “normalità” e di autenticità della vita ormai svanita nel Nord dell’ipercontrollo. Tra le due “confederazioni” sopravvivono pochissimi abitanti, quasi tutti appartenenti alle popolazioni nomadi come i Rom, che riescono a sopravvivere in questa realtà grazie a uno stile di vita non prevedibile.
Anche lo scenario di Soldati prefigurava in modo interessante il cosiddetto “mondo multipolare” di oggi, nel quale sembriamo schiacciati tra un “nord” del mondo prigioniero dall’ipercontrollo tecnologico e un sud del mondo dominato da povertà, regimi violenti e teocrazie, nel quale paradossalmente potrebbe sembrare più facile trovare spazi di imprevedibilità che possano spingere a un cambiamento sociale. E il protagonista stesso, al termine di questo viaggio tra sogno e realtà, è spinto a chiedersi quale sia il “meno peggio” fra i due mondi.
Un confronto quindi interessante, quello fra i romanzi di Federico dell’Agnese Carlis e Soldati, che evidenzia come al fondo di tutto il discorso della “salvezza dell’umanità” dai mondi distopici immaginati dalla science fiction ci sia la necessità di salvare la capacità di rischiare, le relazioni tra le persone e soprattutto l’imprevedibilità della vita e della storia
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