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Considerazioni poetiche sull’Eros

di Andrea Carrai
mercoledì 29 Marzo 2023 · 16:07 · 6 min di lettura
Lisippo
Considerazioni poetiche sull’Eros

La nostra società ha spesso denigrato Eros (dal greco έρως) come un tabù peccaminoso, oppure come una malattia: non c’è cosa più sbagliata di questa. L’amore sessuale non è per natura impuro o malvagio: piuttosto è il dono di Dio, alle coppie sposate per esprimere il loro unico amore reciproco e rafforzare il loro vincolo. Anche se ad alcuni di voi suonerà strano, la Bibbia stessa, dedica un libro intero alle benedizioni dell’amore sessuale: il Cantico dei Cantici. L’amore dovrebbe essere, tra le altre cose, un amore genuinamente erotico!

Purtroppo alcune religioni considerano la materia come impura, incapace di percepire il senso divino, il quale sarebbe raggiungibile solamente per mezzo di una santità autolesionista che nega e mortifica il lato corporeo. Il segreto sta nell’andare oltre le passioni senza negare il corpo, indirizzandolo ad un godimento con la saggezza dell’autocontrollo, godere di tutto rifuggendo dagli estremismi della frenesia. L’Eros dei tempi moderni, è immerso in una società molto superficiale e materialista, diventando così un mero impulso d’amore culminante spesso nell’istinto animale. Una relazione basata solo sull’amore erotico è destinata al fallimento, perché l’eccitazione dell’amore sessuale è a breve termine, a meno che non sia accompagnata da Philia o Agape, ingredienti (che analizzeremo prossimamente) perfetti per un amore duraturo nel tempo. Eros, nel corso della storia della letteratura, è stato indagato numerose volte: ricordo volentieri il Papiro Erotico dell’Antico Egitto, il Kama Sutra e le fiabe di Le Mille e una Notte. La tradizione letteraria del mondo greco, si tinge d’amore con le composizioni di Catullo e Saffo, mentre il mondo latino, ha visto in Ovidio, il capolavoro dell’espressione erotica in assoluto. Che dire poi di Boccaccio? Per non parlare dello scrittore francese Marchese de Sade, o di Pablo Neruda. Potrei stilare un’infinita lista di opere e autori che hanno sublimato (oppure sminuito) il sentimento più bello del mondo. Il romanticismo vide l’amore come un sentimento potente, ma l’aspetto sessuale, per quanto presente, fu in genere subordinato (soprattutto in ambito filosofico) all’elevazione spirituale e all’unione con l’assoluto. Nella psicoanalisi freudiana Eros, è invece istinto di vita, di autoconservazione, è la libido che mantiene uniti gli esseri umani, spingendoli a fondare comunità sempre più ampie. Io penso che l’amore si possa definire come la tendenza al possesso perpetuo del bene, come afferma la filosofia platonica: è normale desiderare di avere per sempre una sensazione di felicità! Inoltre, vedo Eros come una forza superiore non meramente carnale ma come la manifestazione di “una tensione interiore universale conoscitiva dell’anima”, una voglia di scoprire qualcosa di trascendente dentro voi stessi, un elemento che stimola tutto, dalla bellezza alla conoscenza della verità e all’amore per la sapienza. È doveroso continuare la presentazione di Eros, descrivendo l’origine greca del suo mito, nella quale, inizialmente non era il dio dell’amore, ma semmai una forza, un’attrazione. Elemento fondamentale del cosmo, Eros fu generato dal Caos primitivo ed era la forza attrattiva che assicurava la coesione dell’universo e la riproduzione delle specie.

Con Omero rappresentava l’attrazione irresistibile che due esseri sentono uno per l’altro e che poteva arrivare a privarli della ragione o addirittura a distruggerli. Con Esiodo, intorno all’VIII secolo a.C., Eros, si trasformò finalmente in un dio, pur se non il classico fanciullo alato che tutti conoscono, ma una divinità primordiale, antica come Gea stessa. Era infatti concepito in maniera duplice: come divinità teogonica (e viene variamente identificato dai mitografi con il figlio del Caos, o del Giorno e della Notte, o del Cielo e della Terra, o anche generato da Urano, da Crono), e come divinità della passione amorosa, inseparabile da Afrodite (per questo è comunemente considerato figlio di lei e di Ares, ma anche di Ilitia, di Zefiro e di Iride, di Zeus e infine di Poro e di Penia). In età ellenistica, la sua figura divenne più molle, femminea, sempre più infantile, finché fu rappresentato come un putto alato: a questo periodo risale anche la nascita del mito di Amore e Psiche. Oggigiorno Eros, simboleggia la personificazione della forza irresistibile che spinge gli esseri umani a innamorarsi (un tempo era venerato anche come protettore delle amicizie fra gli uomini). Egli non personifica tutte le diverse forme amorose, viene infatti aiutato dai suoi fratelli, che analizzeremo più avanti. Che dire poi della sua iconografia? Sono certo che, artisticamente parlando, è il dio con più ritratti al mondo! Rappresentato come un fanciullo alato o un efebo, è armato di un arco con cui scaglia sugli uomini le sue frecce d’amore. Ogni tanto capita di vederlo accompagnato da animali (per esempio galli o delfini). Non di rado impugna dei fiori, una lira o un flauto. Eccovi adesso tre mie poesie con le quali voglio celebrare Eros.

Eros

Divinità cosmogonica,
coevo di Kaos e Notte
all’origine del tutto.
Hai accecato le tenebre quando sei nato.
Tu, figlio di risorsa e povertà,
desideri ciò di cui sei manchevole e ne soffri!
Sei una fiamma irrequieta e dispettosa,
aspiri alla sapienza senza mai raggiungerla
e ti sfoghi sulle debolezze degli umani.
Desideri procrearti nel bene
quando sei affiancato dal tuo fratello Anteros,
la bilancia della tua anima.
Ammiri madre Afrodite
e salendo sulla cima del Monte della Sapienza qualcosa ti distoglie l’attenzione
e torni a desiderare i corpi
e a scuotere le anime umane,
perché tu vuoi il massimo,
la bellezza stessa!
Tu, schiavo della tua inclinazione,
cerchi affannato l’unione perfetta tra cielo e terra, perché non ti basta l’orizzonte,
dove i due mondi appena si toccano.

Afrodite

Sei forza motrice della natura
nella quale spesso ti immergi.
Ti vedo distesa su un letto, solitaria,
oppure insieme a Eros.
Opera d’arte inestimabile,
sei il tramite fra l’uomo e Dio
e attraverso la bellezza
spartisci il mondo della materia
da quello dello spirito.
Oh Sacerdotessa nostra,
mentre nasci dalle acque del battesimo
copri il tuo corpo etereo
e porti con te la purezza
e la nobiltà dell’anima.
Sei bianca come la luna,
trattengo il fiato dalla meraviglia
perché colgo l’Anima Mundi
nel tunnel infinito dei tuoi occhi.

Non guardare il tramonto

Seduti sul ponte
mi chiese cosa pensavo.
Gli risposi:
non guardare il tramonto
se l’oro del sole
non riesce a scaldare
il tuo cuore di pietra
e la tua corazza di cristallo.
Non guardare il tramonto
se prima non lo osservi attraverso i miei occhi. Fintanto tu non diventerai
della stessa sostanza del tramonto,
no, non lo guardare!
Molti guardano il tramonto,
qualcuno lo vive,
pochi lo diventano,
quasi nessuno poi trasmuta in alba.

Andrea Carrai

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