Sipario su Kiev, illusione finita.
Ci sono incontri che fanno la storia e altri che servono solo a sancire un fallimento già scritto. L’incontro tra Trump e Zelensky, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Trump, Da quando è tornato alla Casa Bianca, ha chiarito la sua posizione: basta assegni in bianco, basta sostegno incondizionato all’Ucraina. Ora si tratta con la Russia. Zelensky, che per anni ha puntato tutto sulla fedeltà dell’Occidente ha provato a giocarsi l’ultima carta. Ma si è trovato di fronte un Trump, impassibile, quasi annoiato dalle sue suppliche. Nessuna promessa, nessun margine di manovra. Solo un ultimatum: “Giochi con la Terza Guerra Mondiale, fai l’accordo o resti solo.” Niente sorrisi per i fotografi, nessuna dichiarazione trionfante. Solo uno Zelensky, che lascia la Casa Bianca, a testa bassa, mentre Trump, già proiettato altrove, volta pagina. Il sipario è calato. E con esso, forse, anche l’ultima illusione di un Occidente compatto dietro Kiev. E l’Europa? Sempre fedele al suo ruolo di cavaliere errante, continua a versare miliardi, in un conflitto già perso, a raccontarsi la favola della resistenza eroica. Lo fa con l’arroganza di chi si crede ancora il centro del mondo, incapace di accettare che le decisioni vengono ormai prese altrove. Parla ancora di sostegno mentre, a breve, inizierà la ritirata. Giusto il tempo di ricevere quella sberla che, come si fa con i matti, la riporti alla realtà. D’altronde, la storia insegna: non c’è epoca in cui l’Europa, non abbia vissuto di guerre, di confini ridisegnati con il sangue, di popoli sterminati in nome di bandiere, ideali, religioni. Oggi, con ipocrisia ben collaudata, si scandalizza per il conflitto in Ucraina. Lo stesso conflitto che ha alimentato con la farsa dei negoziati di Minsk, mentre armava Kiev. La stessa ipocrisia che ha usato nei Balcani, in Medio Oriente, in Africa. Ecco l’Occidente. E come in una farsa senza fine, puntuali arrivano le dichiarazioni dei leader europei, chi a sostegno di Zelensky, chi a sostegno di se stesso, sempre ancorati alla solita retorica stantia. Giorgia Meloni, invoca un “immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei ed alleati per affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall’Ucraina, che insieme abbiamo difeso in questi anni.” Difeso da chi? Con quali risultati?
Poi rincara la dose, in un’orgia di suprematismo culturale: “Ogni divisione dell’Occidente ci rende più deboli e favorisce chi vorrebbe vedere il declino della nostra civiltà.”
Parole logore, svuotate di significato, ripetute come un mantra, da chi si rifiuta di vedere la realtà. L’Occidente non ha bisogno di nemici per crollare, si sta sgretolando da solo, soffocato dalla sua stessa retorica, dalla sua intolleranza, dall’incapacità di guardare oltre il bianco e il nero, di cogliere le sfumature, di comprendere che il mondo non ruota più attorno ai suoi dogmi. Quei valori occidentali, difesi più per inerzia che per convinzione, riproposti come verità assolute, mentre il resto del mondo li guarda con distacco, ormai immune dalla loro presunta superiorità. Il declino dell’Occidente, non ha più bisogno di proclami. È già scritto nella pietra, inciso nella storia di un mondo che ha smesso di riconoscerlo come guida.
Grigorij Andreevic Iandolo
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