Attacchi vandalici all’arte a Milano e Venezia quando ambientalismo e cancel culture vanno a braccetto
Due attacchi vandalici ad altrettante statue si sono verificati nelle ultime ore a Venezia e a Milano. Nella città lagunare, stanotte, qualcuno ha pensato bene di coprire il volto della statua di Carlo Goldoni, posta in Campo San Bortolomio, con un drappo nero. Dopo lo stupore iniziale, la memoria dei veneziani è andata ad una performance artistica del loro concittadino Michele Tombolini, che il 19 ottobre del 2021, aveva coperto i volti di diverse statue della città, inclusa quella presa di mira stanotte, con maschere da teschio con una x nera all’altezza della bocca. Interpellato da un quotidiano veneziano, però, Tombolini ha negato ogni coinvolgimento con l’episodio di stanotte ed anzi lo ha aspramente criticato, dichiarando: «Ho visto cos’è successo e per prima cosa dichiaro che non sono stato io. Le mie opere come the voice off the Planet in questo caso, vengono sempre dichiarate da me per l’autenticità dell’opera e penso che questo gesto non sia molto originale in quanto fatto dopo la mia installazione. Che si tratti di un artista o di un movimento potevano scegliere un altro modo per protestare.» Resta dunque ancora tutto da chiarire l’episodio di Venezia, sia per quanto riguarda l’autore, sia per il suo movente, ammesso che ve ne sia uno, ma tutto sommato un velo nero sul volto di una statua, non rappresenta un danno al patrimonio artistico ed è facilmente rimuovibile e perdonabile, al contrario di quello che è successo a Milano, dove due attivisti del movimento ambientalista “Ultima generazione”, stamattina hanno colorato di arancione utilizzando degli estintori, il monumento Equestre a Vittorio Emanuele II, in Piazza del Duomo. Questo movimento, che più che dall’ambientalismo, sembra essere ispirato dalla moda americana della cancel culture, visto l’accanimento dei suoi attivisti verso le opere d’arte, non sembra preoccuparsi minimamente delle denunce, che anche in questo caso presumiamo siano arrivate ai due protagonisti del gesto, portati via come al solito dai Carabinieri, intervenuti in Piazza Duomo, come dimostrano le parole, a caldo di uno dei due: “Imbrattare una statua è scandaloso? Io dico che il vero scandalo è l’assoluta indifferenza del Governo verso le nostre vite.” Scandalo o no, sinceramente questi attacchi all’arte, iniziano a preoccupare non tanto per i danni, sempre comunque relativamente lievi, almeno finora, ma per il costo degli interventi di ripulitura e restauro delle opere colpite, che a nostro avviso, andrebbero addebitati a chi li procura e non ai Cittadini contribuenti. Crediamo, infatti, vista la continua recidiva, che non siano né le denunce, né i Daspo urbani, la soluzione a questo problema, quanto, appunto, andare a “danneggiare” il portafoglio degli autori di questi gesti, che dimostrano un assoluto disinteresse verso la cultura artistica, che solo per questo portato di ignoranza coatta andrebbe punito, perché cancellare la cultura in nome dell’ambientalismo, non è, a nostro avviso ammissibile potendo generare emuli ovunque. Non c’è differenza, infatti fra chi urina sul sagrato di una chiesa storica durante la movida notturna e questi attivisti, rientrando entrambe le tipologie di comportamenti nel campo della stupidità e dell’ignoranza e se, come si dice in termini giuridici “la legge non ammette ignoranza” ecco, forse è giunto il momento che la stessa legge combatta e punisca l’ignoranza, facendo pagare di tasca loro i protagonisti di questi gesti e non chi, invece, l’arte la apprezza e la rispetta, indipendentemente dal soggetto della stessa.
Luca Monti
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Sono d’accordo di far pagare i danni ai colpevoli. Invece solo una ramanzina. D’altronde da noi non esiste la pena neanche per i reati più gravi