Gli scontri di Amsterdam sono effetti collaterali della guerra in Palestina o antisemitismo vero?
Gli scontri di Amsterdam, dove tifosi del Maccabi Tel Aviv e sostenitori pro-Palestina, si sono affrontati con violenza, hanno scatenato un dibattito che va ben oltre il campo da gioco. Prima dell’incontro, alcuni tifosi israeliani, hanno strappato bandiere palestinesi esposte alle finestre di Amsterdam, un gesto provocatorio che ha inasprito un clima già molto teso. Durante la partita, poi, i tifosi israeliani, hanno ignorato il minuto di silenzio dedicato alle vittime dell’alluvione in Spagna, un gesto che appare come una mancanza di empatia legata ad un contesto molto più ampio. Alla fine della partita, violenti scontri hanno visto coinvolti sostenitori pro-Palestina, con almeno cinque tifosi israeliani feriti e sessantadue arresti. Questi episodi, per quanto gravi, sono stati definiti da Benjamin Netanyahu come una “notte dei cristalli” per gli israeliani in Europa. Un paragone non solo inappropriato, ma profondamente offensivo per chi conosce il peso storico di quel terribile avvenimento. Equiparare atti di violenza, pur esecrabili, ad un evento simbolo dell’Olocausto, svilisce la memoria storica e la strumentalizza per fini politici, ignorando perfino le dichiarazioni del capo della polizia olandese, Peter Holla, che ha sottolineato come le violenze abbiano coinvolto entrambe le parti. Questo è il vero dramma dell’Europa, che vive costantemente in una narrazione che distorce i fatti. Invece di ricorrere a simili analogie, Israele, dovrebbe guardare a figure come Primo Levi e Hannah Arendt, che con il loro pensiero hanno insegnato il valore dell’autocritica, della memoria e della responsabilità. Valori che i leader attuali di Israele, sembrano dimenticare. L’Europa, oggi vive un problema di intolleranza, alimentato da politiche unilaterali e narrazioni a senso unico. La posizione filo-israeliana, sostenuta da gran parte dell’Occidente, non fa altro che approfondire le divisioni.
Lo abbiamo già visto con la demonizzazione dei russi, identificati come “nemici ed antidemocratici ” da una propaganda di parte, e lo vediamo quotidianamente con i palestinesi, ridotti ad “invisibili” nel dibattito pubblico. La mia esperienza personale conferma quanto sia radicata questa ipocrisia: mio figlio ha subito discriminazioni solo per il mio nome russo, un dettaglio che basta a dividere il mondo in “buoni” e “cattivi”. È una logica manichea che dimentica che la Shoah, non fu solo il risultato dell’odio diretto, ma anche dell’indifferenza e del silenzio. Oggi, allo stesso modo, il dramma di Gaza, viene osservato con apatia, simile a quella che caratterizzò gran parte del popolo olandese durante l’occupazione nazista, quando molti voltarono lo sguardo di fronte alla persecuzione degli ebrei.
E questa indifferenza non resterà senza conseguenze. L’estremismo islamico sfrutterà questa cecità per alimentare il proprio consenso. L’Occidente, si illude di poter ignorare il dolore di una parte del mondo senza pagarne il prezzo, ma la storia insegna che ogni omissione ha sempre avuto un costo, e quel conto più o meno salato che sia, prima o poi, sarà inevitabilmente presentato. Siamo stanchi di vivere in un mondo che si erge a paladino dei diritti umani solo quando è conveniente, scegliendo chi merita solidarietà e chi deve essere condannato al silenzio. Ma la verità non si piega: continuerà a bussare, anche quando non vorremo ascoltarla. La cecità dell’Europa, non è solo un difetto di visione ma è un tradimento della memoria e di quei valori che tanto le piace sbandierare. E un giorno, il tradimento di quei valori presenterà, come detto, il suo conto.
Grigorji Andreevic Iandolo
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