La Moldavia al bivio tra Unione Europea e Russia
Oggi, con le elezioni ed il referendum per l’adesione all’ Unione Europea, la Moldavia si trova ad un crocevia che non è solo politico, ma soprattutto spirituale. Il voto non sarà la scelta banale tra due contendenti, non si tratta solo di eleggere chi governerà per i prossimi anni, ma di decidere soprattutto a quale destino affidare l’anima di una nazione attratta da due mondi sempre più contrapposti. Da una parte, c’è l’Occidente e tutta l’Unione Europea, con la solita retorica condita di promesse sul benessere, di libertà e democrazia, dall’altra, la Russia, che le offre qualche cosa di più antico e radicato: un legame che affonda le sue radici non solo nella storia, ma nello stesso spirito di questo popolo. Non si può comprendere fino in fondo cosa significhi questo voto senza conoscere la storia di questa terra. La Moldavia, è stata per secoli parte dell’Impero Russo ed in seguito alla Rivoluzione, della grande famiglia delle repubbliche sovietiche. Poi c’è la Fede quella Cristiana Ortodossa, legata indissolubilmente al Patriarcato di Mosca. Qui, la religione non è solo una questione personale, ma una trama che attraversa le generazioni, che parla di appartenenza e di identità. La Moldavia ortodossa, oggi si sente minacciata da un Occidente, che promette molto, ma sembra ignorare queste radici, anzi, sembra volerle estirpare. In questo contesto è forte il richiamo di Mosca, perché rappresenta una continuità, una stabilità che l’Europa sembra non poter garantire e che l’Occidente, con la sua visione utilitaristica dipinge come una minaccia. Maia Sandu fervente sostenitrice del sogno europeo sembra incapace di vedere ciò che rende unica questa terra. Il suo entusiasmo per l’Occidente pare cieco di fronte alla realtà della Moldavia, che è quella di un Paese fragile, impoverito, con una classe politica afflitta dalla corruzione ed una popolazione che, per quanto desiderosa di cambiamento, sente ancora forte il legame con Mosca. Per le strade si parla di cambiamento, ma anche di paura. Cambiare significa sfidare non solo la Russia, ma anche la propria storia. E qui la storia non è mai stata clemente con chi ha tentato di spezzare i propri legami. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Moldavia, ha cercato di intraprendere un cammino verso l’autonomia, ma il percorso si è rivelato pieno di ostacoli. Segnato da una povertà a livelli inimmaginabili ed aggravati da una corruzione che non si è mai riusciti a sradicare, un Paese estremamente fertile, è diventato con gli anni uno dei più poveri di tutto il continente. E poi c’è la Transnistria, quella lunga striscia di terra russofona, che fin dal 1990 con l’appoggio militare di Mosca, ha dichiarato la propria indipendenza . Ma la presenza russa in Transnistria, non è solo militare, non è solo una questione di soldati o di carri armati, ma una vera e propria dichiarazione di intenti e la Russia non permetterà che la Moldavia, scivoli nelle mani dell’Occidente senza reagire con il rischio, concreto, di un nuovo conflitto armato. L’Occidente, invece, con le sue pressioni, i suoi aiuti economici, le sue promesse di sviluppo, può essere davvero quel futuro di prosperità che la Moldavia si aspetta ? Guardando all’Ucraina, sembra proprio di no. Ed è su questo che tutto il popolo moldavo, dovrebbe riflettere: in Ucraina, hanno ricevuto le stesse promesse, che hanno a loro volta, alimentato le stesse speranze ma il risultato è stato solo quello di accendere un fuoco nascosto sotto le ceneri della storia, con un Paese, che oggi è devastato da una guerra senza fine e che ha pagato a caro prezzo la scelta di voltarsi verso Occidente e di zittire con la forza le proprie province orientali. E si, la Moldavia, rischia quello stesso tragico destino e l’Occidente non offre al momento grandi speranze di un miglioramento immediato. La prospettiva di un’integrazione con l’Unione Europea, sembra più un’illusione ed una mossa geopolitica per infastidire Mosca piuttosto che una via concreta, a favore del popolo Moldavo. Il referendum sull’adesione all’UE potrebbe sembrare un passo avanti, ma le tensioni sociali, le campagne di disinformazione e la polarizzazione politica, stanno già minando la stabilità del Paese. E la Russia con la Transnistria, come pedina, è pronta a rispondere. È difficile non vedere in questo, il preludio ad un nuovo Donbass con la Moldavia, che rischia di essere trascinata in un conflitto. La Moldavia, è dunque chiamata ad una decisione cruciale, che va oltre la politica. Abbracciare l’Occidente e molto probabilmente la NATO, potrebbe apparire una via verso quel benessere tanto decantato con la stessa retorica da Guerra Fredda, ma a quale prezzo? Sacrificare le proprie radici e rischiare di essere trascinati in un conflitto armato spezzando i legami con la propria storia millenaria, non è solo una questione di futuro, ma di identità. Ed in gioco c’è qualche cosa di più profondo: l’anima stessa del paese. In attesa del risultato elettorale, nel video seguente vediamo la situazione vicino ai seggi elettorali a Mosca, con i cittadini della Moldavia, che cantano “Katyusha” mentre aspettano il loro turno per recarsi a votare, il che la dice lunga sul loro sentimento e forse proprio per questo, le autorità della Moldavia, hanno messo a disposizione dei loro cittadini in Russia solo due seggi per 600.000 residenti ed entrambi a Mosca, per limitare il più possibile un voto contrario alle loro aspettative.
Grigorij Andreevic Iandolo
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