La situazione in Mozambico dopo le controverse elezioni di un mese fa
Le elezioni presidenziali che si sono tenute il 9 ottobre 2024 in Mozambico, hanno rappresentato l’ennesimo momento drammatico nella lunga e turbolenta storia di quel Paese, alimentando quell’instabilità politica, che potrebbe sfociare in una vera e propria guerra civile. Il clima, in cui si sono svolte le consultazioni politiche, già teso ed avvelenato a causa di accuse reciproche di brogli, intimidazioni e manipolazioni, ha solo peggiorato la situazione di una popolazione sospesa in una pericolosa incertezza. Il FRELIMO ( Frente de Libertação de Moçambique), il partito al potere che governa ininterrottamente dal 1975 ha annunciato la vittoria di Daniel Chapo. Tuttavia, il candidato indipendente Venâncio Mondlane e numerosi osservatori ne hanno contestato l’esito, denunciando le pesanti irregolarità, che hanno caratterizzato il voto. Il partito di governo, nato come un movimento di liberazione con profonde radici militari di stampo socialista, ha nel suo bagaglio una storia ricca di contraddizioni. Dopo aver contribuito in modo significativo a portare il Mozambico, verso l’indipendenza dal Portogallo con l’Accordo di Lusaka del 1975 e la promessa di avviare un processo di democratizzazione del Paese, il partito ha, invece, instaurato con il tempo un governo sempre più centralizzato ed autoritario, che ha dato poco spazio ad un autentico dialogo politico. Questo tipo di approccio ha portato ad uno scontro con la RENAMO (Resistenza Nazionale Mozambicana), un movimento di resistenza nato proprio in opposizione alle politiche del FRELIMO che ha trascinato il paese in una devastante guerra civile durata ben sedici anni. Solo nel 1992, con gli Accordi di Roma, mediati dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’ambasciata italiana, si è riusciti a porre fine a quel conflitto e ad immaginare per quel Paese africano, un futuro di pace e democrazia. Ma la realtà è spesso ben diversa dalle speranze. Il Mozambico, notoriamente ricco di risorse naturali, come sempre succede in questa parte del mondo, ha, infatti, attirato gli interessi di molti attori internazionali. Il gas nella regione di Cabo Delgado, ad esempio, è gestito da ENI (Italia), mentre Total (Francia), dopo aver acquisito Anadarko (Stati Uniti), è diventata un’altra forza dominante, nelle dinamiche energetiche del paese. Aziende come Saipem e Bonatti (Italia), ExxonMobil (Stati Uniti) e Sasol (Sudafrica) contribuiscono ad un panorama economico da cui, il popolo mozambicano, secondo molti riceve ben poco in cambio. In questa stessa regione, la presenza di gruppi jihadisti, rappresenta poi una minaccia costante, rendendo il territorio ancora più instabile ed il futuro più incerto. Le insurrezioni hanno devastato intere comunità e la parte nord del Paese è diventato un “campo di battaglia” dove si scontrano gli interessi degli Stati Uniti, che hanno investito centinaia di milioni di dollari, in programmi di cooperazione economica e militare per cercare di stabilizzare quell’area e quelli della Cina, che ha massicciamente investito nelle infrastrutture in cambio di risorse energetiche. La capacità di mantenere l’equilibrio nelle relazioni con i diversi attori internazionali ha garantito al FRELIMO una certa indipendenza e spesso, il favore dei Paesi interessati. Tuttavia, questa capacità di bilanciare le varie parti ha avuto anche i suoi lati oscuri, alimentando ancora di più quelle tensioni che investono il Paese. Filipe Nyusi, il presidente uscente, è una figura controversa, con il suo nome legato allo scandalo delle “dividas ocultas” ed un sistema giudiziario quantomeno discutibile, che molti considerano subordinato al suo partito, ha portato alla carcerazione all’estero di alcuni membri del suo entourage e con queste prospettive, Nyusi, sembra determinato a mantenere il controllo del partito, probabilmente anche per timore di essere processato negli Stati Uniti. Dall’altra parte, Venâncio Mondlane, ha catturato l’immaginazione della gente con un messaggio di giustizia e trasparenza, ma ha trovato la sua strada piena di ostacoli. Tra il ritiro forzato dei partiti che lo sostenevano e la misteriosa morte del suo avvocato Elvino Dias, infatti, la sua campagna ha subito colpi durissimi. Eppure, Mondlane, ha cercato di vigilare sul processo elettorale, anche mentre si moltiplicavano le accuse di presunte manipolazioni quali: schede riempite in anticipo, voti spariti, e polizia intervenuta nei seggi. I risultati ufficiali, con Chapo, dichiarato vincitore, non hanno convinto molti, soprattutto fra i sostenitori di Mondlane, che sottolineano incongruenze nei dati, alcuni dei quali riportiamo qui sotto, divisi per provincia:
• Niassa: Chapo 52%, Mondlane 35%
• Zambezia: Chapo 35%, Mondlane 60%
• Sofala: Chapo 37%, Mondlane 58%
• Manica: Chapo 34%, Mondlane 62%
• Inhambane: Chapo 51%, Mondlane 32%
• Gaza: Chapo 57%, Mondlane 35%
• Cabo Delgado: Chapo 42%, Mondlane 51%
• Nampula: Chapo 40%, Mondlane 54%
• Tete: Chapo 43%, Mondlane 48%
• Città di Maputo: Chapo 24%, Mondlane 71%
• Provincia di Maputo: Chapo 36%, Mondlane 58%
L’entusiasmo che Mondlane, ha suscitato nelle province centrali ed a Maputo, sembra essersi scontrato con un muro di presunti brogli e la tensione è davvero, tuttora, alle stelle. Nel contesto di questa crisi, la geopolitica gioca, come sempre, un ruolo cruciale e sembra che, per l’Occidente pacificare il Paese e mettere d’accordo i due partiti, sia l’ultimo dei pensieri. La Francia e l’Italia, infatti, con i loro grandi interessi energetici, mantengono stretti legami con il FRELIMO. Il “Piano Mattei” dell’Italia punta a nuove forme di cooperazione con l’Africa, mentre la Francia, ha sostenuto l’intervento militare ruandese nel nord del Mozambico. Ma queste manovre sono viste da alcuni come complicazioni ulteriori, piuttosto che soluzioni. Infine, c’è il tema della coerenza internazionale. L’Occidente, infatti, non esita a criticare quei presunti regimi lontani dai suoi principi democratici, ma quando si tratta di difendere interessi economici strategici, è disposto a chiudere un occhio. E così, la situazione in Mozambico, resta per l’Occidente, una situazione accettabile, secondo quella doppia morale che solleva sempre di più l’interrogativo sul significato reale di quei tanto proclamati valori democratici, valori che, sempre più spesso, sembrano essere solo parole vuote. Riportiamo poi nel video seguente, l’appello per la pace e la riconciliazione in Mozambico, fatto dalla Dottoressa Sandra Cumaio, rappresentante della diaspora dei Cittadini di quel Paese, all’estero.
Grigorji Andreevic Iandolo
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