Peste suina: lo spettro di un nuovo “lockdown dei boschi” ma Comitati e Regioni sono contrari
Era il Gennaio 2022 quando proprio qui su Fiorenza Oggi, abbiamo lanciato l’allarme che le “misure di contenimento della peste suina” disposte in oltre cento Comuni dell’alessandrino e del genovese, potessero potenzialmente portare l’Italia, a una sorta di nuovo lockdown di fatto, disponendo la totale interdizione di frequentare boschi e sentieri nelle cosiddette “zone rosse” che nel frattempo si sono estese non solo ad altri Comuni delle provincie di Alessandria e Genova, ma anche ad altre provincie del Piemonte, a due comuni del piacentino e all’Italia centrale (per ora, le “zone rosse” si trovano nelle provincie di Terni, Rieti, Roma e Perugia). Nella foto di copertina ed a corredo dell’articolo. abbiamo la tabella dei casi di peste suina, aggiornati al 18 agosto 2022. Dopo la nomina del Commissario Vincenzo Caputo da parte del nuovo Governo, si è ricominciato a parlare di “misure inefficaci” in particolare la recinzione che avrebbe dovuto fermare la migrazione dei cinghiali verso il pavese e il piacentino, e della possibilità di reintrodurre un “lockdown dei boschi” nelle cosiddette zone rosse nel frattempo sempre più estese. Considerato che il DL emanato dai ministri del governo Draghi, Speranza e Patuanelli a Gennaio 2022, convertito in legge a Marzo, demandava alle Regioni l’applicazione delle linee-guida e la possibilità di disporre deroghe che garantissero la libera circolazione delle persone e le attività ludiche e lavorative in outdoor con il rispetto di alcune precauzioni, ci sembra che il commissario Caputo, per impedire alle Regioni di confermare le deroghe, dovrebbe emanare un nuovo DL nel quale avoca a sé ogni competenza esautorando di fatto le Regioni. Sia il Piemonte che la Liguria, alle porte dell’estate e con la ripresa del turismo dopo tre anni di chiusure, sono infatti fermamente contrarie a nuovi “lockdown dei boschi”. Una norma del genere comporterebbe oltre a nuove pesanti limitazioni delle libertà personali il collasso economico delle numerose attività legate al turismo delle valli dell’Appennino ligure-piemontese e della zona del Monferrato. Quella della provincia di Alessandria, è una zona sottoposta a numerose “servitù” dalla costruzione della linea ferroviaria del Terzo Valico Genova-Milano, alla scelta della stessa area come potenziale deposito nazionale delle scorie nucleari; la giunta comunale di Genova, ha progettato una nuova funivia per raggiungere i forti che circondano la città e rilanciarli turisticamente (progetto tra l’altro contrastato per il suo forte impatto su zone densamente abitate) e potrebbe trovarsi nel paradosso che nell’area collinare dove si trovano i forti, in futuro ci possano essere limitazioni alla circolazione delle persone. Se il “lockdown dei boschi” fosse esteso all’Umbria e alla provincia di Rieti, che rientrano nelle terre dei Cammini Francescani, le conseguenze sul turismo e sulla vita della comunità locale sarebbero forse ancora più devastanti. Per ora si è mosso il Comitato Ligure Boschi Per Tutti – Coordinamento Popolare, del quale riportiamo il comunicato stampa: “Apprendiamo oggi dalla stampa che è attesa nel giro di qualche ora la decisione del neocommissario Caputo che, dopo le sibilline dichiarazioni delle scorse settimane, potrebbe ora revocare la proroga alle disposizioni del suo predecessore Costa e firmare una nuova ordinanza che imporrebbe un nuovo lockdown dei boschi dopo quello dello scorso anno, questa volta coinvolgendo ben centocinquantatré Comuni. Ed eccoci così arrivati all’oggi, dopo un mese di campagna mediatica sulla stampa di Piemonte e Liguria, che ha ripreso ad informarci quotidianamente dei ritrovamenti di carcasse, con l’annuncio di un possibile nuovo lockdown. Non solo quindi non sono stati quindi sufficienti i lockdown dello scorso anno, i protocolli sanitari, gli abbattimenti, la caccia urbana, le costose recinzioni: a distanza di un anno abbiamo la conferma che si sia trattato di misure inutilmente restrittive, nonché di un vergognoso spreco di denaro pubblico. Dopo un anno di prese in giro, vogliamo che la nostra posizione come Comitato sia chiara: non abbiamo intenzione di tollerare alcuna restrizione alle nostre libertà e ai nostri diritti. La peste suina non è un problema della collettività, ma è un problema di una lobby economica, che deve necessariamente trovare il modo di risolverlo senza più ledere i diritti di tutti i Cittadini. Lo Stato, non può anteporre gli interessi di questa lobby ai diritti di tutti comprimendo ancora una volta il diritto di muoversi e di fruire della natura, fondamentale per la salute umana. Ci rivolgiamo in particolare al Comune di Genova – Genoa Municipality, alla Regione Liguria e a tutte le forze politiche del territorio dalle quali, come Cittadini, ci aspettiamo di essere tutelati. Alla società civile tutta, alle associazioni, alle imprese locali e naturalmente a tutti i Comuni interessati dalle restrizioni, rivolgiamo l’invito ad unirsi a noi: siamo pronti a mettere in campo qualunque azione legale utile a scongiurare l’ipotesi di un nuovo lockdown dei boschi” Si tratta di un comunicato che segna un cambio di approccio rispetto a quello portato avanti in particolare dalle Associazioni e dalle Pro Loco piemontesi nel 2022: non si tratta di criticare solo l’inefficacia delle “misure” e di proporre come Cittadini forme più efficaci di contrasto e eradicazione delle peste suina, accettando soluzioni che limitano la libertà personale come il “protocollo” firmato nel 2022 e tuttora in vigore che dispone per esempio l’obbligo di disinfezione di scarpe e ruote delle auto, ma di ribadire che la peste suina è un problema di un solo settore economico, quello dell’allevamento intensivo di suini che deve attrezzarsi per risolverlo e che non può, e non deve ricadere, su Cittadini già stremati da tre anni di chiusure e restrizioni.
Andrea Macciò
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